il Fatto Quotidiano, 30 marzo 2026
La maggioranza paga pegno e vota lo scudo a Bartolozzi
Ha lasciato il ministero della Giustizia da soli sei giorni ma Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del Guardasigilli Carlo Nordio, potrà contare ancora sul centrodestra per provare a risolvere i suoi problemi giudiziari. Mercoledì la maggioranza di governo voterà in ufficio di presidenza alla Camera per sollevare conflitto di attribuzione alla Corte Costituzionale nei confronti della procura di Roma per la vicenda Almasri, il torturatore libico arrestato in Italia e rispedito indietro con volo di Stato. Poi, a stretto giro, voterà anche l’aula di Montecitorio per provare a “scudare” l’ex braccio destro di Nordio, sostituita con Antonio Mura dopo la sconfitta referendaria.
Un’accelerazione che non era prevista. L’ufficio di presidenza della Camera si era riunito lo scorso 4 marzo ma in quella sede era stato deciso di rinviare la decisione su Bartolozzi a data da destinarsi: in quella seduta erano stati solo ascoltati i 36 deputati che il 30 gennaio avevano occupato la sala stampa della Camera per impedire la presentazione della proposta di legge sulla remigrazione con alcuni esponenti di Casa Pound.
Ora, passato il referendum e dopo le dimissioni di Bartolozzi anche per la sua uscita sui magistrati “plotone d’esecuzione” e “da togliere di mezzo”, la maggioranza ha chiesto di accelerare, convocando subito l’ufficio di presidenza per votare mercoledì. Prima si voterà sulla sospensione dall’aula dei deputati (tutti saranno sanzionati tranne Matteo Richetti ed Elena Bonetti di Azione), poi su Bartolozzi.
La vicenda Almasri era costata un’indagine nei confronti della premier Giorgia Meloni (poi archiviata) e degli esponenti di governo Nordio, Piantedosi e Mantovano che a ottobre sono stati “scudati” dal Parlamento. Ma nel frattempo la procura di Roma ha indagato Bartolozzi per false dichiarazioni ai pm (le indagini sono state chiuse poche settimane fa, ma lei vorrebbe spostare l’inchiesta a Perugia, visto che tornerà a fare la pm a Roma) e la destra si è già espressa in giunta per le autorizzazioni di Montecitorio per chiedere di estendere l’immunità anche a lei: l’ipotesi di reato – è la tesi – sarebbe “connessa” a quella già contestata a Nordio.
L’ufficio di presidenza di Montecitorio si era riunito a inizio febbraio con la presentazione della relazione del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. Secondo la relazione del deputato di Forza Italia la posizione di Bartolozzi sarebbe “teleologicamente connessa ai reati ministeriali contestati ai membri del governo” e dunque, “per vis attractiva”, in base a una legge del 1989, impone la necessità di “sottoporre al filtro parlamentare” l’indagine a suo carico, anche se Bartolozzi non è parlamentare. Questo perché, sosteneva Mulè, “tale connessione non assume solo rilievo tecnico-processuale, ma svolge una funzione di garanzia: assicurare l’unitarietà dell’accertamento giudiziale ed evitare contrasti di giudicati che potrebbero compromettere le guarentigie costituzionali previste per i reati ministeriali”.
Sarà su queste basi che la maggioranza voterà per sollevare conflitto di attribuzione alla Consulta contro la procura di Roma. Un modo per prendere qualche mese di tempo sperando poi che si superi la campagna elettorale delle elezioni politiche (Bartolozzi potrebbe candidarsi nelle file di Fratelli d’Italia). Un ipotetico processo nei confronti della ex capo di gabinetto, infatti, rischierebbe di portare a testimoniare ministri ed esponenti di governo a conoscenza dell’arresto e del rimpatrio di Almasri creando nuove tensioni all’interno dell’esecutivo. Uno scenario che ai vertici del governo si vuole evitare a ogni costo.