Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  marzo 30 Lunedì calendario

L’appello dei preti sposati al Papa: vorrebbero dire messa

Petizione per il ritorno al ministero attivo dei “riservisti della fede”. Dal post-Concilio le loro richieste sono una costante in ogni pontificato. All’inizio degli anni Duemila le clamorose nozze dell’arcivescovo zambiano Emmanuel Milingo con l’adepta di una setta coreana obbligarono la Curia di Giovanni Paolo II a riprendere in mano la questione per scongiurare il minacciato scisma di settori della Chiesa africana. Ora il Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati, coordinato da don Giuseppe Serrone, torna a chiedere che questi preti possano riprendere il loro ministero, a partire dalle celebrazioni delle messe, considerata anche la crisi delle vocazioni che interessa tutta la Chiesa. Di qui l’appello a Leone XIV.
Il Movimento chiarisce che “la priorità non è la contestazione del celibato, ma la riammissione al ministero attivo di quei sacerdoti che, avendo ottenuto la regolare dispensa e contratto matrimonio religioso, desiderano rimettersi a servizio del Popolo di Dio”. Non una frattura con la tradizione, sostengono, ma il ritorno al sacerdozio uxorato che è stato prassi nel primo millennio della storia ecclesiastica. “Non cerchiamo lo scontro con i vescovi, ai quali chiediamo invece di farsi portavoce presso il Santo Padre di questa istanza di riconciliazione”, precisa don Giuseppe Serrone. “Citiamo il modello di Raimon Panikkar, riammesso alla celebrazione pubblica dal vescovo di Vic con il tacito assenso di Roma”.
Don Giuseppe Serrone intende richiedere formalmente una concessione speciale a Leone XIV per poter riprendere personalmente a celebrare la messa. Dodici anni fa papa Francesco intervenne sul tema ricordando che “ci sono già dei preti sposati”, riferendosi alle Chiese cattoliche di rito orientale e ribadendo che “il celibato non è un dogma di fede”. Una “regola di vita che io apprezzo tanto e credo che sia un dono per la Chiesa. Non essendo un dogma di fede, c’è sempre la porta aperta”.
Un gruppo spesso costituito da sacerdoti che hanno abbandonato il ministero attivo (dimissionari) per mettere su famiglia. Essi non esercitano più il ministero ufficialmente, ma continuano a vivere la loro vocazione, chiedendo riforme sulla questione del celibato. Il numero di 5 mila preti sposati riguarda i sacerdoti che hanno ottenuto la dispensa o vivono con le proprie famiglie dopo aver lasciato il clero attivo, che ammonta a oltre 280.000 unità in Italia (diocesani).
Il celibato dei sacerdoti è una tradizione che nel cattolicesimo e in alcune delle Chiese cattoliche orientali riguarda tutti i livelli della gerarchia, compresi i presbiteri e quei diaconi che intendono accedere al presbiterato. Una norma ecclesiastica che non proviene dalla Parola di Dio. San Paolo ammetteva al sacerdozio le persone purché lo fossero state “una sola volta” e avessero dato buona prova nell’educazione dei figli. Poi con il Concilio di Cartagine del 390 si stabilì che quelli che sono al servizio dei divini misteri siano “perfettamente continenti”. In quanto prassi, cioè consuetudine ecclesiastica e non precetto divino, la Chiesa potrebbe in qualsiasi momento cambiare strada e tornare al sacerdozio uxorato. L’Associazione dei Preti Sposati in Italia rappresenta una parte di questi sacerdoti. Esistono anche casi di preti cattolici di rito greco-ortodosso (ad esempio in Calabria, Sicilia e anche a Roma) che possono essere sposati, costituendo un’eccezione alla regola del celibato latino. La questione è dibattuta da tempo, con richieste di apertura al sacerdozio uxorato per far fronte anche alla carenza di vocazioni.