repubblica.it, 30 marzo 2026
Thiel investe sui collari intelligenti per mucche
Non appena la mucca si allontana il collare emette un suono e l’animale capisce che deve rientrare nel ranch virtuale. È l’ultima innovazione di una startup. Si chiama Halter, azienda neozelandese fondata dall’ingegnere Craig Piggott e specializzata nella produzione di collari smart per gli allevamenti di bestiame in grado di monitorarne posizione e parametri vitali.
Questo dispositivo alimentato da un piccolo pannello fotovoltaico utilizza il GPS per tenere traccia della posizione di ogni singolo capo della mandria, permettendo di delimitare i pascoli senza recinzioni fisiche. Inoltre, è in grado di indicare la quantità di cibo ottimale necessaria per ciascun bovino, assicurandone la corretta nutrizione.
La startup agritech – secondo indiscrezioni della stampa americana – avrebbe raccolto un mega finanziamento di 315 milioni di dollari guidato dalla società di venture capital Founders Fund del miliardario Peter Thiel, noto per aver fondato startup unicorno come PayPal, Airbnb, Palantir. E ultimamente per essersi dedicato alla divulgazione di conferenze globali per “salvare la civiltà occidentale dalla decadenza, o meglio dall’Apocalisse”, in cui riferimenti tra teologia e tecnologia si intrecciano con le strategie finanziarie per domare un mercato volatile segnato da guerre e progresso sfrenato dettato dall’uso di una dilagante intelligenza artificiale (toccando anche città come Roma).
Ma facciamo un passo indietro. Halter è stata fondata in Nuova Zelanda nel 2016 da Craig Piggott, ingegnere cresciuto nella fattoria di famiglia nei pressi di Matamata (cittadina nota per le riprese del Signore degli Anelli). Piggott comprende ben presto stress e pressioni a cui sono sottoposti gli agricoltori. “I suoi genitori – racconta in una delle sue interviste – iniziavano la giornata alle 4 del mattino, lavorando più di 100 ore a settimana. Oltre alla stanchezza fisica, gli agricoltori devono affrontare sfide che incidono sulla redditività, dalla persistente carenza di manodopera agli elevati costi dei materiali e degli adempimenti normativi”. Così, dopo essersi laureato in ingegneria meccanica all’Università di Auckland, decide di fondare la sua startup. “Col senno di poi, l’agricoltura si è rivelata un’ottima palestra per gestire una startup – precisa l’imprenditore – Si lavora sette giorni su sette, e non si ha sempre il controllo della situazione, per esempio se il tempo è brutto o se una mucca si ammala... Penso che questo insegni un certo livello di resilienza e di tenacia. Tipico di chi fonda una startup”. Oggi, i collari di Halter sono utilizzati da migliaia di allevamenti in Nuova Zelanda, Australia e Stati Uniti.
La tecnologia di Halter è progettata per creare una recinzione virtuale per il bestiame e consentire agli allevatori di monitorare la posizione degli animali e gli indicatori di salute attraverso un’app. I suoi collari, alimentati a energia solare, si connettono ai cellulari dei cowboy per permettere loro di gestire i pascoli da remoto h24. L’allevatore disegna su una mappa satellitare il perimetro del pascolo: in pochi secondi, il confine viene trasmesso via GPS ai collari indossati dagli animali. Ogni dispositivo monitora la posizione della mucca. Quando un animale si avvicina al confine di pascolo, il collare emette un segnale acustico direzionale che lo induce a cambiare traiettoria. Il sistema si basa su un addestramento comportamentale: al suono corrisponde la correzione del movimento, senza bisogno dell’intervento dell’uomo.
Non solo. L’intelligenza artificiale entra in gioco anche nella gestione dinamica della mandria. Con un semplice comando, l’allevatore può radunare gli animali: il sistema calcola la posizione di ciascun capo, definisce i percorsi più efficienti e coordina i movimenti inviando impulsi differenziati. In pochi minuti, l’intero gruppo raggiunge la destinazione, dalla stalla al pascolo. Oltre a monitorare gli spostamenti, i collari smart raccolgono costantemente i dati sulla salute delle mucche, come le misurazioni della temperatura e le abitudini di masticazione, che vengono poi elaborati dagli algoritmi proprietari dell’azienda, denominati “cowgorithms”, per prevedere le malattie e conoscere i periodi di massima fertilità.
Tenendo sotto controllo i valori di ogni animale è possibile non solo intervenire tempestivamente in caso di anomalie, ma anche lavorare per ridurre l’emissione di gas serra (attualmente il settore zootecnico produce circa il 15% di questi gas, contribuendo in maniera significativa al riscaldamento globale) aumentando al contempo la produzione.
Gli agricoltori sono la spina dorsale delle comunità rurali e svolgono un ruolo chiave nella costruzione di sistemi alimentari sostenibili. In un mercato in cui le startup agritech si fanno strada con soluzioni innovative sempre più performanti, non stupisce che il miliardario tech Peter Thiel abbiamo messo gli occhi su Halter, oggi una delle aziende a più rapida crescita nel nascente mercato delle recinzioni virtuali.