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 2026  marzo 30 Lunedì calendario

Cina, processato lo scultore Gao per «dissacrazione di Mao»

«L’Esecuzione di Cristo». È il titolo di un gruppo scultoreo che pone il Redentore di fronte a sette fucilatori, tutti con il volto di Mao Zedong, il fondatore della Repubblica popolare cinese. 
L’autore dell’opera provocatoria è Gao Zhen, 69 anni, emigrato negli Stati Uniti nel 2022, tornato a Pechino nel 2024 per una breve visita, arrestato e ora processato a porte chiuse da un tribunale nella provincia di Hebei con l’accusa di aver diffamato gli eroi del Partito-Stato. Rischia una condanna a tre anni. 
Il suo caso si basa su una legge del 2018 per combattere quello che Xi Jinping definisce il «nichilismo storico»: vale a dire ogni interpretazione degli eventi storici e politici contraria alla narrazione ufficiale del Partito comunista.
 
La vicenda non ha avuto molta pubblicità, né a Pechino né all’estero. Quando lo scultore fu arrestato nell’agosto del 2024 fu il fratello e collaboratore artistico Gao Qiang, rimasto in America, a dare l’allarme. I fratelli Gao sono noti per le loro opere irriverenti che mettono in risalto «le colpe» del Grande Timoniere. Oltre che in veste di fucilatore di Cristo, hanno ritratto Mao inginocchiato per chiedere perdono delle sue colpe, dal Grande Balzo in avanti che sprofondò la Cina nella carestia, alla Rivoluzione Culturale. E ancora, lo hanno paragonato a Pinocchio, ritraendolo con il naso lungo, e nella stessa statua gli hanno messo grossi seni per rappresentare le sue passioni amorose.
Le tre opere dissacratorie del mito sono state citate dal tribunale come prova di vilipendio. Erano state create anni prima del 2018, quando Pechino aveva introdotto la legge contro il nichilismo storico. I fratelli Gao si erano trasferiti a New York nel 2022, quando la legislazione contro la «dissacrazione degli eroi» era stata inasprita. Pensavano comunque che la legge non sarebbe stata applicata retroattivamente e così Gao Zhen nell’estate del 2024 si era avventurato in Cina con moglie e figlio. Lì lo hanno arrestato, con un’operazione condotta da una trentina di poliziotti. 
Secondo l’accusa, qualcuno lo ha denunciato sostenendo che proprio nel 2024, alla vigilia del viaggio in Cina, l’artista aveva pubblicato le sue opere sul web e una di esse era stata utilizzata come immagine di copertina su una biografia «non autorizzata» di Mao, scritta da un altro fuoriuscito cinese negli Stati Uniti.
 
La signora Gao, bloccata in Cina, ha detto al «New York Times» che lo scultore ha rifiutato di dichiararsi colpevole e che in questo anno e mezzo di detenzione preventiva non ha potuto vederlo. Ha ricevuto alcune lettere dal carcere, nelle quali Gao ha inserito ritratti familiari creati ritagliando e sagomando fogli di carta. La moglie dice di sperare in un rilascio in base al tempo già trascorso in cella, che ha raggiunto già la metà della pena massima prevista dalla legge: «Ma siccome questa è la Cina, sperando nel meglio dobbiamo prepararci per il peggio».
  
La vita di Gao Zhen è stata segnata dalla Rivoluzione Culturale: il padre in quel decennio di ferocia scatenato da Mao per aggrapparsi al potere, fu dichiarato «nemico di classe» e perseguitato, suicidandosi in detenzione. Dagli Stati Uniti, il fratello collaboratore Gao Qiang ha detto al sito «Artnet»: «Siamo esausti di dover ancora fronteggiare i fantasmi della Rivoluzione Culturale e da tempo abbiamo smesso di produrre opere ispirate a quel periodo. Eppure hanno tolto la libertà a un artista che ha quasi settant’anni in base a regole imposte decenni dopo. La situazione attuale in Cina è esattamente la stessa che avevamo criticato con le nostre opere. Spero solo che permettano a mio fratello e alla moglie di tornare a casa a New York e che l’arte possa tornare ad essere arte».