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 2026  marzo 30 Lunedì calendario

La Casa Bianca ha fatto la sua app. Un incubo per la sicurezza

«Ci sono stati numerosi lanci nell’ultimo periodo», dice una voce fuori campo in un video pubblicato su X dall’account del governo statunitense. Si strizza l’occhio agli attacchi missilistici contro l’Iran, come si intuisce facilmente dalle clip che si susseguono sullo schermo. Ma in realtà il riferimento è alla nuova app ufficiale della Casa Bianca che è stata presentata venerdì con slogan altisonanti: «Dirette streaming. Aggiornamenti minuto per minuto. Direttamente dalla fonte, senza filtri». Anche lo staff rilancia il messaggio. «Troverete numerose sorprese sparse in giro», ha scritto (sempre su X) il direttore della comunicazione Steven Cheung. In effetti non sono mancate le sorprese scovate negli anfratti nascosti dell’app. Per esempio, il fatto che tracci la posizione dell’utente senza che questo ne sappia nulla. Un comportamento a dir poco insolito per un’applicazione pensata solo per diffondere notizie e aggiornamenti ufficiali dalla Casa Bianca. 
Alcuni utenti su X hanno infatti sottolineato che l’app, nella sua versione 47.0.0 (non è un caso, visto che Donald Trump è il 47esimo presidente degli Usa), chiede al dispositivo in cui è installato una lunga lista di permessi (e quindi di informazioni). Per esempio, la possibilità di modificare e cancellare contenuti dall’archivio condiviso, di leggere le anteprime delle notifiche oppure di usare dati biometrici come l’impronta digitale (quella che utilizziamo anche per sbloccare il telefono). Un comportamento a dir poco insolito per un’applicazione che sembra fatta solo per rilanciare le notizie e i post social favorevoli al governo. 
Già così è l’incubo degli utenti ossessionati con la privacy. Ma i dubbi legati all’app della Casa Bianca e alle informazioni che raccoglie non si fermano qui. Un altro utente, uno sviluppatore web, ha analizzato il codice sorgente e ha scoperto che quasi ogni cinque minuti l’app “chiede"al Gps dello smartphone la posizione esatta dell’utente (se l’app è aperta, altrimenti ogni 10 se sta funzionando in background), per poi passarli a un server di OneSignal, un’azienda privata che realizza servizi per notifiche push. 

OneSignal non è l’unico servizio di terze parti con cui l’app ufficiale del governo americano si interfaccia. Anzi, si può dire che si appoggia pesantemente a infrastrutture esterne per gestire per esempio la condivisione dei video da YouTube sull’app o i post dagli altri social pubblicati sul “feed ufficiale” della Casa Bianca. Il problema? Ognuno di questi servizi rappresenta una vulnerabilità informatica per l’app ufficiale di un governo. Se i fornitori vengono compromessi o decidessero di usare i propri servizi in modo illegale, avrebbero le “porte” degli smartphone su cui è installata l’app a dir poco spalancate. 
«Tutto questo è illegale? Probabilmente no. È quello che ci si aspetterebbe da un’app ufficiale del governo? Probabilmente no, neanche questo», così l’utente che ha analizzato il codice sorgente riassume il problema di un’app che il governo americano sta pubblicizzando.