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 2026  marzo 30 Lunedì calendario

Umberto Orsini parla della fine della sua carriera

Il 2 aprile compie 92 anni. Che effetto le fa? È un traguardo?
«Mi fa piacere condividere lo stesso anno di nascita, dunque il compleanno, con grandi attrici e amiche come Sophia Loren, Giulia Lazzarini, Anna Maria Guarnieri – risponde Umberto Orsini —. Mi sento protetto dalle donne, che sono di solito più longeve di noi uomini. Faccio a gara con loro, mi sento in buona compagnia».

Ed è in compagnia anche del pubblico dato che, dall’estate scorsa quando ha debuttato al Festival di Spoleto, è in tournée con «Prima del temporale», per la regia di Massimo Popolizio.
«Finora sono state standing ovation ovunque, con spettatori che si alzano in piedi e applaudono: un riconoscimento che non capita tanto spesso».
Dominare la scena alla sua età è faticoso oppure una sana ginnastica fisica e mentale?
«Soprattutto ginnastica mentale: ricordare tante parole a memoria in maniera precisa per un’ora e mezzo è sempre una bella conquista, finora non ne ho sbagliata una! Una bella sfida... Credo, però, che questo sarà il mio ultimo spettacolo e non lo dico scaramanticamente...».
Perché l’ultimo?
«Non ho più tanta voglia di interpretare personaggi, mettermi parrucche, inventarmi una voce, assumere una postura... alla mia età preferisco essere libero ogni sera di essere me stesso. Nello spettacolo attuale, lo sono, non mi sforzo di essere un altro diverso da me. Non è un addio alle scene catastrofico o pessimista, ma sento che questo spettacolo me lo porterò dietro fino a quando ce la farò. Mi sento un sopravvissuto...».
Un sopravvissuto?
«Sì, rispetto a tante persone che avevano la mia stessa età, ma sono già scomparse. Questo spettacolo è anche un viaggio con i fantasmi».
Recitare allunga la vita?
«Sì. Ogni sera, prima di entrare in scena, avverto vari malanni, non cammino traballante, ma sento il disagio del movimento. Poi, improvvisamente, mi sorprendo: ritrovo la forza nelle gambe, la potenza della voce e recito senza microfono, oggigiorno una vera rarità: mi sentono anche alle ultime file».
Vuoti di memoria?
«Mai capitato, tranne una volta. All’epoca ero giovane e recitavo con Tino Carraro. Lui, anziano come me adesso, usava l’auricolare, per avere l’aiuto del suggeritore e mi permisi di dirgli: Tino levati l’auricolare, ti sentirai più libero nella recitazione. Ma in una delle repliche capita proprio a me un vuoto: non mi veniva in mente la parola che dovevo pronunciare! Ebbene, fu lui a suggerirmela in scena... una sua rivincita...».
Come giudica i giovani attori di oggi? I «grandi vecchi» come lei sono fondamentali per la loro crescita?
«Siamo di sicuro dei punti di riferimento, come lo sono stati per me gli Stoppa, le Morelli, le Sarah Ferrati... Il problema è che molti giovani vogliono arrivare subito alla notorietà, magari interpretando una fiction e non hanno tanto rispetto per la tradizione».
Lei, da giovane, è stato famoso anche come latin lover. Tra i suoi amori più famosi, Ellen Kessler e Rossella Falk. Ha amato più le donne o il palcoscenico?
«Le ho amate senza sacrificare nulla. Quando fai l’attore è inevitabile che ti innamori delle attrici con cui lavori. Solo una volta mi innamorai di una donna magistrato, poi capii che non faceva per me: non sapeva nulla di teatro e l’ho lasciata»
.
Non ha avuto figli. Non le è mai successo che qualcuno reclamasse la sua paternità? È capitato anche al suo amico Adriano Celentano.
«Sì – ride – ho letto sui giornali la vicenda. A me, grazie a Dio, non è mai capitato».
Il suo rapporto con il pubblico è vincente. Ma un grande nemico dell’attore è l’uso del cellulare in platea.
«Non guardo mai in platea e, siccome sono diventato un po’ sordo, non sento se ne squilla qualcuno».
Come festeggerà i novantadue anni?
«Con molta sobrietà. Una piccola torta con una sola candela, sperando di avere il fiato per soffiarci sopra».