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 2026  marzo 30 Lunedì calendario

Imprese, dopo i tagli il governo apre il tavolo

Non solo Confindustria. Si allarga il fronte delle associazioni d’impresa che contestano il taglio ai fondi di Transizione 5.0. Parliamo di risorse per incentivare gli investimenti delle imprese attraverso il credito d’imposta.
Venerdì erano uscite allo scoperto anche Confartigianato e Confapi. Oggi si aggiungono Cna, Legacoop, Confimi. E anche Confcommercio. Dice il segretario generale Marco Barbieri: «Fondamentale è conservare intatto il rapporto di fiducia con il governo. Per questo gli impegni presi con le imprese lo scorso 20 novembre vanno mantenuti». Tra gli associati di Confcommercio sono toccati dai tagli i settori delle forniture ospedaliere, dei servizi digitali e l’alberghiero che contava sui fondi per operazioni di ammodernamento.
Un passaggio chiave sarà l’incontro convocato dal governo per dopodomani, primo aprile. In attesa di questo appuntamento, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini non aggiunge nulla a quanto già detto. Ma in viale dell’Astronomia ci si aspetta che il tavolo di mercoledì porti un rimedio concreto ai tagli introdotti con il Consiglio dei ministri di giovedì scorso.
Arrivare a una soluzione non sarà facile. Prima di tutto perché la linea del ministro Giorgetti non si allontana di un millimetro dal solco del rigore sui conti: se si vuole spendere per continuare ad abbassare le accise sui carburanti bisogna trovare i soldi tagliando da qualche altra parte. Inoltre, secondo il Mef nessun patto con le imprese è stato violato perché era tutto chiaro già dallo scorso 20 novembre. In quella riunione, in cui insieme con Giorgetti erano presenti i ministri Foti (Affari europei) e Urso (Made in Italy), si promise alle associazioni delle imprese che anche chi avesse fatto domanda dopo la chiusura dei termini del 7 novembre, ma entro il 27 dello stesso mese, avrebbe avuto il credito d’imposta. Ma la sua riduzione sarebbe stata già nei patti, tanto che venne scritta nero su bianco in legge di Bilancio, e in particolare al comma 770. L’aliquota infatti non era fissata sulla base della disciplina del 5.0, quindi al 45%, ma applicando per l’ultima ondata di domande i criteri di Transizione 4.0 sul 2026, con credito d’imposta al 20%.
Resta un fatto, però: lo stanziamento da 1,3 miliardi in legge di Bilancio è stato tagliato oggi a 537 milioni.
Se davvero si trattasse di un’enorme incomprensione tra associazioni delle imprese e governo, di certo sarebbe stata favorita dal fatto che la normativa sugli incentivi ha cambiato versione un’enormità di volte. Prima c’era Transizione 4.0; poi è stata introdotta la Transizione 5.0 finanziata con 6,3 miliardi del Pnrr. Poi sembrava che le domande della aziende fossero troppo poche e il 7 novembre il rubinetto dei fondi è stato chiuso a 2,5 miliardi. Il cambio di passo repentino avrebbe però penalizzato le aziende che avevano già fatto gli investimenti ma non ancora depositato le domande. E allora in via eccezionale si è «riaperto lo sportello» dal 7 al 27 novembre promettendo che anche questa nuova ondata di richieste sarebbe stata coperta. È sull’entità di questa copertura che ora si discute.
Non solo su quello, per la verità. Perché nel frattempo è stata varata una nuova Transizione 5.0 per il 2026, questa volta sostituendo il credito d’imposta con l’iperammortamento. Le piccole imprese (Confapi, Confcommercio) preferivano il primo, Confindustria il secondo. Per lo Stato meglio il secondo: le risorse dell’iperammortamento peseranno sul bilancio 2027. Da notare, infine, che rendere comunicanti i vasi della Transizione 5.0 2025 e 2026 non sarebbe una via d’uscita facile proprio perché sono ormai misure diverse. Come se non bastasse, ad alimentare l’attrito governo-imprese è anche il fatto che il decreto attuativo della nuova Transizione 5.0 per il 2026 non ha ancora visto la luce.
Dal fronte tecnico a quello politico, la situazione non è meno complicata. Tra Mef e Mimit tira forte il vento del reciproco scarico di responsabilità. Le voci di un passaggio del ministro Urso dalle Imprese al Turismo non aiuta. Forza Italia con le parole del responsabile dell’Economia Maurizio Casasco «comprende il grido di dolore del mondo industriale» ed è pronta a lavorare con il governo per trovare soluzioni. Silenzio da FdI e Lega. Mentre, come è ovvio, l’opposizione incalza. Antonio Misiani (Pd): «Questo è un grave voltafaccia del governo alle imprese».