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 2026  marzo 30 Lunedì calendario

Israele impedisce a Pizzaballa di entrare al Santo Sepolcro

Era arrivato da una via laterale per non attirare l’attenzione, ne aveva chiesto il permesso alla chiesa Greco Ortodossa per rispettare le regole che sono in vigore dal 1852. Non pensava di dover affrontare norme molto più recenti e applicate con zelo cocciuto dai poliziotti davanti al portone. Al cardinale Pierbattista Pizzaballa ieri non è stato permesso entrare nella chiesa del Santo Sepolcro per celebrare la messa nella Domenica della Palme. Consapevole che le proibizioni del comando per il Fronte Interno vietano gli assembramenti superiori alle 50 persone, si era messo in cammino solo con padre Francesco Ielpo, il custode di Terra Santa, e due altre persone: sono stati fermati lungo il percorso anche se – come spiega il comunicato del Patriarcato – «procedevano senza alcuna caratteristica di processione».
È la prima volta in centinaia d’anni che la messa per la Domenica delle Palme non viene celebrata o che al Patriarca viene bloccato l’ingresso. «È un grave precedente che non rispetta le sensibilità dei miliardi di persone che in questa settimana guardano a Gerusalemme».
La polizia ha chiuso l’accesso a tutte le chiese, moschee o sinagoghe nella Città Vecchia. Non è permesso andare al Muro del Pianto o alla Spianata. I comandanti spiegano che i vicoli sono troppo stretti e in caso della caduta di un missile o una bomba a grappolo sarebbe troppo complicato raggiungere e portare via le vittime in tempi brevi. I partiti arabi d’opposizione accusano invece il governo di Benjamin Netanyahu di «sfruttare la guerra per imporre una nuova realtà nella parte orientale di Gerusalemme». Critiche non solo dal presidente francese Emmanuel Macron, ma perfino da Mike Huckabee, l’ambasciatore americano di solito più che benevolo con il premier israeliano, che questa volta ha tirato fuori il suo ruolo di pastore battista: «Una decisione esagerata e infelice».
Da quando Itamar Ben-Gvir, ministro per la Sicurezza Interna e leader estremista dei coloni, coordina le forze di sicurezza ha invocato interventi più duri nelle aree arabe della Città Vecchia. Lui stesso ha più volte violato lo status quo, in vigore dal 1967, salendo scortato sulla Spianata delle Moschee e lasciando che i fanatici ebrei pregassero su quelle pietre: gli accordi prevedono che possano visitare l’area senza svolgervi riti religiosi.
«Ci sono stati dei fraintendimenti – ha spiegato qualche ora dopo il cardinale Pizzaballa in un’intervista al Tg2000 – e non voglio forzare la mano. Vogliamo usare questo episodio per chiarire meglio nei prossimi giorni cosa fare nel rispetto della sicurezza di tutti ma anche nel rispetto del diritto alla preghiera». Il premier Netanyahu chiarisce che «non c’è stata alcuna intenzione malevola, volevano proteggerlo» e promette: «Vista la sacralità della settimana che precede la Pasqua per i cristiani in tutto il mondo, la polizia sta elaborando un piano per consentire ai leader religiosi di celebrare le funzioni». Poi in serata annuncia su X: «Ho dato istruzioni alle autorità competenti affinché al Cardinale Pizzaballa sia concesso pieno e immediato accesso alla Chiesa del Santo Sepolcro». Netanyahu ricorda che: «Nelle ultime settimane l’Iran ha preso di mira i luoghi sacri di tutte e tre le religioni, un frammento è caduto vicino al Santo Sepolcro». Prima erano arrivate le scuse del presidente Isaac Herzog.
Mercoledì scorso Pizzaballa aveva celebrato il Giorno dell’Annunciazione, per un numero ridotto di fedeli, nella basilica a Nazareth, durante la predica era risuonato l’allarme per i missili: «Dobbiamo essere operatori di pace – aveva detto nella predica – non con dichiarazioni astratte, ma con la concretezza quotidiana di chi, come Maria, accetta di portare il mondo nel proprio grembo – con tutte le sue contraddizioni, i suoi dolori e le sue bellezze – e di soffrirlo, per trasformarlo dall’interno con la sola forza dell’amore».