il Fatto Quotidiano, 29 marzo 2026
Riparte la Flotilla
Oggi sono a Civitavecchia. “Daremo il benvenuto e il buon vento a una della barche della Flotilla che si prepara a salpare per Gaza dove gli uomini, le donne e i bambini continuano a morire non solo per le bombe e i proiettili ma anche per la mancanza di cibo, di acqua, di medicine”, fanno sapere Global Sumud Flotilla e Global Movement to Gaza-Italia. Ci saranno la portavoce Maria Elena Delia e le associazioni locali, poi un corteo, il pranzo, la musica e interventi dal palco. Quindi la barca – Snap, una di quelle costrette a fermarsi a Creta l’estate scorsa, dopo l’attacco con i droni e le bombe assordanti – prenderà il mare verso la Sicilia: da lì la Flotilla tra meno di un mese dovrebbe ripartire verso Gaza. Hanno già fatto iniziative simili a Livorno e ad Ancona, ne faranno anche a Bari e altrove.
“Partenze confermate: il 12 aprile da Barcellona, tra il 20 e il 25 aprile dall’Italia”, dice Delia. “Ci sono già una settantina di barche pronte tra Barcellona, Sicilia e Grecia, arriveremo a cento”, racconta chi ci sta lavorando. Lavoro duro, come l’estate scorsa quando lo fecero in due mesi. Comprare le barche, attrezzarle, sistemarle, formare gli equipaggi (domani 30 marzo si chiudono le candidature, sono migliaia), raccogliere soldi (sono a 358 mila euro, l’anno scorso raccolsero 3,2 milioni in meno tempo). “Cerchiamo ancora capitani, persone con esperienza nautica, medici ed educatori”, dice Delia.
La Flotilla si è allargata, la storica Freedom Florilla e le Thousand Madleens l’anno scorso partirono per conto loro e stavolta con la Sumud. Comprano ancora barche “a perdere” perché tutti si aspettano che le forze israeliane le intercettino in mare come il 1° ottobre dell’anno scorso, anche se dopo il cessate il fuoco – con tutti i suoi limiti e le indecenze del Board of Peace di Donald Trump – si giustifica ancora meno il blocco navale che stringe anche dal mare la Striscia di Gaza. “È in corso una ricostruzione, dovranno farci passare”, ripeteva nei mesi scorsi Delia. Ora però la guerra israelo-statunitense all’Iran ha reso il Mediterraneo meno frequentabile di prima. “Stiamo analizzando gli scenari – spiega la portavoce italiana – e studiamo eventuali piani b, c e d nel caso ci sia una situazione internazionale impraticabile. Ci preoccupa l’area del Mediterraneo a ferro e fuoco. Ma siamo determinati. Tutto quello che riguarda la Palestina è oscurato, è quasi più difficile dell’anno scorso intercettare sostegno e supporto: i media dicono che in Palestina va tutto bene e così tanti non capiscono perché partire”.
È confermato anche il convoglio di terra nel Maghreb, riedizione della Global march che fallì tra Libia ed Egitto lo scorso giugno. “Partenza il 20 aprile dalla Mauritania, per chi non è di lì l’indicazione è quella di aggregarsi in Libia. Resta il grande punto interrogativo sulla Tunisia”. Lì ai primi di marzo hanno arrestato Wael Nouar altri sei attivisti tunisini della Global Sumud, dopo l’annullamento degli incontri pubblici con Thiago Avila, Greta Thunberg e gli altri leader mondiali: non solo un voltafaccia del presidente Kais Saied, ma anche lo slittamento ulteriore di un altro pezzo di mondo sunnita.
L’obiettivo è molto ambizioso, non solo per le 100 barche (l’anno scorso ne arrivarono 42) e gli oltre 1000 partecipanti (462 arrestati nel 2025) da oltre 50 Paesi (44 la scorsa edizione). Vogliono portare a Gaza aiuti, farmaci e attrezzature che mancano negli ospedali, ma anche operatori sanitari, ingegneri e tecnici, altre figure professionali per documentare le violazioni dei diritti umani. Servono anche giornalisti e ce ne saranno. Gaza è tuttora vietata ai media internazionali, quel che sappiamo lo sappiamo dai colleghi palestinesi che hanno pagato un prezzo altissimo: la guerra iniziata dopo i sanguinosi attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 ha fatto il record di operatori sanitari e dell’informazione uccisi in rapporto alla popolazione generale, non lo dice Topolino né Hamas, ma uno studio pubblicato sull’European Journal of Public Health.