la Repubblica, 29 marzo 2026
Giorgia parla del suo momento di rilancio
«Non perdere la fiducia che la musica possa cambiare i cuori è un sogno grande in un tempo così difficile, soprattutto se non hai vent’anni. Ma io lo mantengo sempre». Tra successi e speranze, Giorgia sta vivendo una seconda giovinezza artistica. Un Sanremo trionfale nel 2025 con La cura per te (più di 173 milioni di stream globali, 250 milioni per l’album G), un ruolo centrale a X Factor, il cinema, adesso il tour: quello nei Palasport che si chiude lunedì 30 marzo a Padova con un filotto di sold out e poi il prossimo G Summer, 11 date in tutta Italia. Appendice in autunno, con il G-Last Call: Jesolo, poi il Palazzo dello Sport di Roma il 24 settembre e il gran finale all’Unipol Arena di Milano il 3 ottobre con tanti ospiti sul palco: Irama, Eros Ramazzotti, Emma, Annalisa, Blanco, Marracash e Luchè, tutti compagni di viaggio nelle ultime stagioni.
Giorgia, ogni concerto c’è una standing ovation: ci si abitua o è sempre un momento speciale?
«No no, io non mi abituerò mai è sempre come fosse la prima volta, riscoprire quella connessione, quell’emozione che, direi inspiegabilmente, ci unisce. Sono momenti sempre unici».
Ha detto: “Sono fiera di essere l’esempio di come si fa a ricominciare 50 anni”. Come si fa?
«Diciamo che sono rinata tante volte e quando fai un lavoro creativo è normale, deve essere così. Farlo dopo trent’anni di momenti sempre pieni, densi, in un tempo così diverso da quando ho iniziato, è veramente merito delle persone con cui lavoro: mi hanno risvegliata da un momento in cui, più che di errori, si parlava di cosa fare e se ancora farlo, cioè non sapevo che direzione prendere e se realmente ci fosse ancora un posto per me nella musica. C’era».
Durante lo show c’è una specie di pellegrinaggio dei fan: vengono a mostrarle magliette, cartelli, tatuaggi con i testi dellecanzoni. Come si fa a creare una comunità che non oltrepassi i limiti?
«Credo che col tempo, quando sanno chi sei, lo scambio diventa profondo. Non nascondo che mi imbarazzano i tanti regali che mi portano perché per loro è un’altra spesa. Però mi trovo spesso a pensare, quando torno a casa e li apro, al fatto tenerissimo di essere andato apposta a comprarmi qualcosa tipo fiori, cioccolatini, ciondoli, bracciali, cose scritte o fatte da loro, come si fa con un’amica».
È molto presente sui social, dove spesso mostra anche momenti di vita privata.
«Cerco sempre di andare di spontaneità, quando mi sento di condividere un momento “di casa” lo faccio più che altro per generare un sorriso. Mio figlio però non compare mai: da quando era piccolo non ha mai voluto. Una scelta che ammiro».
A proposito di suo figlio, ora apprezza di più quello che fa sua mamma?
«Si disinteressa abbastanza di quello che faccio. O meglio, ne parliamo per organizzarci per quando non ci sono, ma a volte riusciamo anche a confrontarci sui compiti, a distanza. Però quando viene a sentirmi, e accade raramente, mi dice tante cose carine e questo mi commuove molto. Non so se le pensi veramente. I complimenti per la cucina me li fa sempre».
Lei è sempre stata attiva sul fronte dei diritti civili e non solo. Ha votato al referendum?
«Non ho potuto votare perché ero fuori e mi sono sentita molto in colpa. Avrei votato no, ma più che per una presa di posizione politica perché, come ha detto Fiorella Mannoia, non me la sarei sentita di prendermi la responsabilità di cambiare una legge così importante e non avrei voluto che ne godesse né chi c’è adesso né quelli che potrebbero esserci più avanti».
Nella scaletta c’è anche Il cielo in una stanza di Gino Paoli.
«È la versione che c’è nel disco del 1999 Girasole che ho inciso proprio qualche tempo dopo aver incontrato Gino Paoli. Il caso ha voluto che proprio in questi giorni Gino sia scomparso, è stato commovente vedere tutto il pubblico in piedi per salutarlo».
Nel concerto c’è anche molto Pino Daniele.
«Pino è stato uno degli amici più cari che abbia mai potuto avere, un maestro e un amico con cui parlare di tutto. Mi fa ancora ridere pensare a quando era improvvisamente ispirato e io prendevo al volo carta e penna per appuntare frasi. Cominciavo a scrivere e poi a ridere perché gli dicevo che sembravamo Totò e Peppino: lui lanciava frasi e io cercavo di stargli dietro. E a quel punto, regolarmente, partiva la citazione di Totò, “i fratelli Capone che siamo noi medesimi di persona”».
Rifarà X Factor?
«È stata un’esperienza bellissima. Ne stiamo parlando, vedremo».
Racconta di non avere ancora sconfitto l’ansia, dopo tanti anni.
«Ho sempre paura di non essere all’altezza. Ma ce l’ho anche quando vado a fare la spesa».