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 2026  marzo 29 Domenica calendario

Intervista a Pierre Gasly

Caratteristiche di un gentleman in versione attuale. Francese, una community di 6 milioni di followers, look trendy, un cane di nome Simba, si muove a oltre 300 all’ora, parla italiano e ha scelto di vivere a Milano e non è difficile incontrarlo al parco Sempione mentre fa footing. A interpretarlo è Pierre Gasly, 30 anni, pilota di F1 anche in questa stagione con l’Alpine, e volto della fragranza di Givenchy Gentleman Society Eau de Parfum Sport. «Un bel giorno – racconta – mi è arrivata la proposta di fare da ambassador. Ho voluto conoscere da vicino il brand. Ha alle spalle una storia, è famoso. Ma volevo vedere se condividiamo il messaggio da trasmettere. Quando ho capito che ci uniscono gli stessi valori come rispetto, positività, umiltà e unicità non ho avuto nessun dubbio. E come atleta ho il desiderio di sorpassarmi, usiamo questo termine che mi piace. Trovare nuovi stimoli ed emozioni».
Si sente un gentleman?
«Ci provo. Tra le mie priorità rientrano le attenzioni per gli altri, dare spazio a certi valori e tradizioni. Una certa educazione».
Che differenza c’è tra stare dietro una telecamera e correre a oltre 300 all’ora?
«È un po’ meno pericoloso! Ma la mia vita è impostata sulla velocità: da anni viaggio a 350 all’ora e non potrei farne a meno. La carriera di un pilota non è lunga. Mi auguro di poter scendere in pista ancora per una decina d’anni».
Quando ha deciso di diventare pilota?
«Ero un bambino, seguivo i miei quattro fratelli maggiori impegnati nel karting. A sei anni ho fatto il primo giro e ho capito che era il mio futuro. In famiglia siamo tutti contagiati dalla velocità. A cominciare dal nonno. Mio padre ha corso anche nei rally ed endurance. E persino mia nonna: è stata campionessa regionale di kart in Normandia, molto brava…un po’ pazza».
Prima però c’è stata una parentesi nel calcio?
«Da bambino. Come molti avevo in testa il pallone. Mi divertiva il ruolo di attaccante. Sono tifoso del Paris St. Germain e ho delle quote in una società di Versailles che milita in terza divisione».
Cosa le piace della fragranza?
«È fresca e persistente. Sono un appassionato di profumi, mi affascina anche l’odore dei box, quel misto di ferro e benzina. Da piccolo vedevo mio padre che non andava mai a dormire senza indossarlo e ho preso pure questa abitudine».
Ha contribuito alla realizzazione della campagna?
«Dando indicazioni per rendere più reale l’ambiente del circuito».
Contento della sua carriera?
«Non ho ancora avuto l’opportunità di dimostrare il mio potenziale. Penso spesso a come potrebbe essere la vittoria di un campionato del mondo. E, non lo nascondo, è il mio obiettivo. Con il team abbiamo lavorato molto per impostare questa stagione. È una macchina tecnologica con il motore al 50 per cento elettrico e l’altro 50 termico. Sarà diverso rispetto al passato ma io spero di avere al più presto la mia seconda vittoria in F1».
Come si prepara per un Gran Premio?
«C’è un programma di allenamento che inizia a gennaio e finisce con l’ultimo giro della stagione. Una preparazione fisica molto dettagliata. Poi c’è la domenica della gara con il solito schema: dormire otto ore e mezzo, solito breakfast, meeting con il team e sempre venti minuti di relax, chiudo gli occhi e cerco di svuotare la testa. Infilo il casco, dico una preghiera».
Non ha mai paura?
«Sono consapevole dei rischi ma quando sono dentro macchina non ci penso. Ho perso degli amici e quando è successo mi sono fermato a riflettere. Poi prevale la voglia di misurarmi con me stesso».
Come guida su strada normale?
«Mi annoio da morire».
Qual è il suo circuito preferito?
«Monaco, correre lì scatena un’adrenalina incredibile».
Cosa vuol dire andare oltre i propri limiti?
«Provare a fare sempre qualcosa in più».