Sette, 29 marzo 2026
Giorgio Gherarducci e Marco Santin parlano della loro carriera
Hanno una carriera lunga 40 anni, eppure i primi che non ci avrebbero scommesso sono loro. Non solo perché – come nelle storie più belle – tutto è nato spontaneamente, ma anche per il fatto di aver dato vita a un mestiere che, semplicemente, prima non esisteva: un po’ autori, un po’ comici, un po’ radiocronisti, un po’ spalle, un po’ conduttori. «Un po’ siamo anche il pubblico, a tratti», ammettono Giorgio Gherarducci e Marco Santin, loro che, assieme a Carlo Taranto, nel 1985 hanno unito tutti questi tasselli, dando vita alla Gialappa’s Band. Il 30 marzo torna in prima serata su Tv8 e Sky la loro ultima, fortunatissima, creatura, il GialappaShow, oasi televisiva in cui ci si diverte, si ride e si ascolta anche buona musica. Non a caso, i co-conduttori fanno a gara per essere su quel piccolo palco, al fianco del Mago Forest, come non succede nemmeno con Sanremo.
Ad inaugurare questa stagione ci sarà Jovanotti.
Gherarducci: «E si è addirittura offerto lui. Obiettivamente siamo molto contenti. Eravamo fiduciosi ma non certi che saremmo andati avanti così a lungo con questo show».
Prima di lui sono passati in tantissimi, da Pausini a Valentino Rossi.
Santin: «Vero. Valentino in effetti non va da nessuna parte, solitamente. Mi aveva scritto lui per dirmi che il programma gli piaceva moltissimo, che lo seguiva con i suoi amici. E allora gli abbiamo chiesto di co-condurlo».
Gherarducci: «Tra i prossimi ci sarà anche Luca Argentero».
Come vivete la viglia del debutto di una nuova edizione del programma?
Gherarducci: «C’è sempre un po’ di tensione, ma siamo felici. Il cast è più o meno lo stesso, con l’aggiunta di Maccio Capatonda che prenderà in giro il mondo del crime».
Santin: «Abbiamo un bel gruppo, sia come comici che autorale. È fondamentale. Siamo contenti, l’unica cosa è che stiamo lavorando di più adesso di quando avevamo trent’anni, non so se vada bene...».
Sembra di capire che non ci avreste scommesso, giusto?
Santin: «Che tutto questo sarebbe durato così a lungo, no, anche perché è stato tutto abbastanza casuale. Ci siamo conosciuti alla radio (Popolare, ndr.), poi è arrivata la tv».
Gherarducci: «Io ho iniziato a partecipare a Bar Sport, la trasmissione radio dove tutto è nato, perché ero fan del programma. Carlo era arrivato da due puntate, ma condividevamo quel tipo di ironia, l’idiozia che albergava in quel programma».
I primi che devono farsi ridere a vicenda siete voi, giusto?
Santin: «Si, dobbiamo divertirci. Di Giorgio apprezzo che a volte sia più cinico anche di me, ma in generale siamo molto in sintonia».
Gherarducci: «Spesso ridiamo delle stesse cose e ci piacciono gli stessi comici. Da subito si è creato un affiatamento parlando di comicità, anche quando non pensavamo di farne una professione. Non significa che abbiamo sempre la stessa visione: per noi ha sempre valso la regola del tre».
In che senso?
Gherarducci: «Abbiamo sempre lavorato in tre, così che se due fossero stati in disaccordo, la terza persona sarebbe stata l’ago della bilancia».
Santin: «Quando Carlo si è allontanato dalla Gialappa’s ci siamo fatti affiancare da un autore, Lucio Wilson, con cui vale lo stesso principio».
Come avete affrontato la rottura del trio, la separazione di Carlo?
Santin: «Si capiva da tempo che per lui le cose stavano cambiando. Una decina di anni fa aveva iniziato a non aver più voglia di fare quello che stavamo facendo, motivo per cui abbiamo detto alcuni no: molti erano sacrosanti, ma altri erano perché lui non voleva saperne proprio. Per questo la sua uscita, dopo un po’, era diventata quasi scontata».
Gherarducci: «Sì, non è stata una dipartita di punto e in bianco, semplicemente aveva sempre meno voglia, quindi quando ha detto basta, non ci ha colti alla sprovvista: aveva maturato tutto molto lucidamente».
Come sono i vostri rapporti oggi?
Gherarducci: «Ottimi, ci sentiamo sempre, ci segue, ci scrive. E ogni volta gli diciamo che se vuole unirsi a noi le porte sono aperte, ma lui risponde che si trova benissimo a guardaci da casa».
Santin: «Segue tutte le puntate. Dopo l’ultima della prima serie del GialappaShow, appena finita la trasmissione, ha scritto un messaggio lunghissimo con una serie di complimenti: sembrava fosse quasi una apertura e così immediatamente gli ho risposto, dicendo che se ci avesse ripensato noi eravamo lì. Tempo due secondi e ha risposto con un: “Nonononono, per carità, sto bene così, mi piace vedervi da casa e divertimi senza sapere cosa succede”. Ma abbiamo altri progetti, anche con lui... ora è presto per parlarne, si vedrà».
La vostra carriera sarebbe stata la stessa se aveste scelto di apparire in video?
Santin: «Avremmo rotto le balle molto prima. La nostra longevità è anche legata alla scelta di non apparire, non mostrare i nostri faccioni in tv dal 1988».
Gherarducci: «Se fossimo apparsi sarebbe stato peggio. Inoltre sono una persona riservata: avrei sofferto il genere di attenzioni che hanno i volti noti, lo vedo quando, ad esempio, sono in giro con Forest».
È mai successo che qualcuno associasse la voce a chi siete, solo dopo avervi conosciuti?
Gherarducci: «Sì, e quando succede leggi quasi sempre la delusione nel volto di chi ci guarda, ora più per l’età», scherza. «La cosa bella è che quando ci riconoscono ci dicono quasi tutti la stessa cosa: grazie».
Santin: «Sì, oggi ci capita più spesso di andare in video, ma in passato c’è stato chi ci ha messo un po’ per capire chi fossimo. È vero che poi, quasi tutti, ci ringraziano, dicono che sono cresciuti con noi. Fa piacere».
Non solo avete divertito diverse generazioni, ma avete segnato il loro gusto in termini di comicità, con il vostro stile.
Santin: «Speriamo che ora se ne ricordino anche al referendum – scherza —. Il nostro è sempre stato un gruppo divertente, quindi le persone che scegliamo devono divertirci e, aggiungo, anche essere affini a noi, umanamente. Altrimenti sarebbe complicato lavorarci in questo modo».
Gherarducci: «Il nostro pensiero principale però è sempre stato uno: i comici che scegliamo devono farci ridere. Ci siamo sempre fidati del nostro gusto, non pensando ad altro, non facendo ragionamenti e non procedendo per altri criteri».
C’è mai stato qualcuno che vi ha stupito? Che magari avevate sottostimato?
Gherarducci: «Se ci crediamo lo facciamo dal primo minuto, poi a volte è successo che esplodessero dei fenomeni, come Aldo Giovanni e Giacomo: sapevamo che facevano ridere, ma mai avremmo ipotizzato la carriera che poi hanno fatto».
Santin: «Sì, all’inizio abbiamo addirittura faticato con loro, anche perché erano tre, come noi, non era facile. Non a caso i loro personaggi che hanno spaccato erano sempre “singoli” con gli altri due che gli facevano da spalle, da Nico a Tafazzi».
Forest?
Gherarducci: «Con lui è stata una folgorazione. Lo avevamo visto a Zelig Off e sembrava molto bravo a improvvisare».
Santin: «Ancora oggi è uno dei comici che mi fa ridere di più».
Se doveste fare altri nomi?
Santin: «Con Caccamo non riuscivo a non ridere, mi faceva impazzire. Ma anche Micio di Bisio o l’ingegner Cane di De Luigi, per me erano irresistibili. Tra quelli contemporanei cito la Brunetta dei Ricchi e Poveri di Brenda Lodigiani e il De Laurentiis di Max Giusti».
Gherarducci: «De Luigi è un bravissimo ragazzo, l’unica cosa è che parte sempre negativo, qualsiasi cosa faccia pensa sia uno schifo, bisogna tirarlo su di morale».
Avete lanciato quasi tutti, ma non Checco Zalone...
Gherarducci: «È uno dei nostri rimpianti non aver scoperto Zalone. Appena lo abbiamo visto abbiamo riconosciuto il fenomeno, ma era già a Zelig».
Santin: «Però lo abbiamo sfiorato: lo chiamammo per fare un nostro programma estivo, ci parlai al telefono due o tre volte divertendomi moltissimo... poco dopo uscì il suo film... e diciamo che le trattative si sono arenate».
Avete portato fortuna anche a tanti conduttori, nel corso degli anni...
Gherarducci: «Claudio Lippi passava di lì per caso, Simona Ventura aveva iniziato quasi come valletta di Pericoli. Ellen Hidding la scovammo a un provino e ci conquistò perché sembrava non gliene fregasse nulla, abbiamo amato la sua totale mancanza di ambizione. Alessia era già un’amica».
Santin: «Costanzo per anni ci ha chiesto di andare al Costanzo Show. Ci faceva chiamare da chiunque, anche da vecchi parenti che non sentivi da anni e alla fine della telefonata ti dicevano: “Ma non è che andresti al “Costanzo Show”?”. Non lo abbiamo fatto ma alla fine venne lui a co- condurre una puntata, un grande orgoglio».
Dopo tanti anni a Mediaset, poi si è rotto il feeling?
Gherarducci: «Più che altro lo avevano perso loro. Pier Silvio si è sentito tradito da noi ma la verità è che non ci offrivano più niente, solo tre puntate di un Mai dire gol con vecchi comici: noi volevamo fare un programma nuovo».
Santin: «È un po’ come nelle squadre di calcio: spesso non punti su giocatori anche forti ma della tua Primavera. Preferisci comprarne da fuori. Noi volevamo continuare a sperimentare, quello che a Sky ci hanno permesso di fare, magari all’inizio rischiando».
Gherarducci: «E dire che per vent’anni abbiamo lavorato tranquillamente, ed erano gli anni in cui Berlusconi era attivo politicamente, eppure non abbiamo mai avuto problemi. Forse, come nei matrimoni, ci siamo dati per scontati e l’amore è finito».
Gira voce che non abbiate rapporti idilliaci anche con diversi bersagli delle vostre parodie...
Gherarducci: «Cremonini ci mette like, Achille Lauro ci ha detto che ha apprezzato... sì, Monica Setta è avvelenata. È vero che la sua è una parodia cattivella, ma se l’è presa più per come l’abbiamo caricaturizzata nell’aspetto che per il nostro vero obiettivo, che era la sua trasmissione....».
De Martino?
Gherarducci: «Eh, ci sono versioni discordanti, ufficialmente non sappiamo niente... Magari potremmo chiedergli di fare il co-conduttore di una puntata».
Santin: «Sarebbe bello, anche se con chi ha un impegno quotidiano in Rai non è semplice».
Ma quindi, se doveste definirla voi, cosa è la «Gialappa’s»?
Gherarducci: «Siamo dei semi conduttori? Come il silicio... In realtà abbiamo un ruolo quadruplice, quindi è davvero difficile definirsi».
Santin: «Siamo un ibrido strano, non a caso il nostro è un format che, anche all’estero, non è mai stato replicato».
Gherarducci: «In effetti no, nel mondo non esistono altre Gialappa’s».