Corriere della Sera, 29 marzo 2026
«Io Donna» compie 30 anni
«Avete provato a restare bloccati in ascensore? Allora sapete cosa vuol dire vivere in Italia. Abbiamo lasciato il piano di sotto, ma non siamo arrivati al piano di sopra. Siamo fermi in una zona di mezzo, in cui si odono rumori e si capisce, più o meno, cosa sta succedendo».
Se riconoscete questa sensazione, preoccupatevi. Perché queste parole aprivano la mia rubrica su «Io Donna», neonato settimanale femminile del Corriere, sabato 23 marzo 1996. Trent’anni fa. Ero arrivato in via Solferino da sei mesi, c’è addirittura una mia fotografia coi capelli neri. Dividevo la pagina con Lucia Annunziata, alla quale sono seguite Lilli Gruber e Milena Gabanelli. Bello lavorare con colleghe di carattere. Anzi, sotto. Perché il loro pezzo stava in alto e il mio in basso.
Il 1996 è stato un anno strano per l’Italia (come ogni altro, a pensarci bene). Romano Prodi, anche grazie a Umberto Bossi, vinceva le elezioni, iniziava la scalata dell’euro, la Juventus di Luca Vialli vinceva la Coppa dei Campioni, Eros Ramazzotti cantava «Più bella cosa». La mia rubrica – «L’uomo del sabato» – è andata avanti per undici anni. L’ho chiusa nel 2007, in rima («Io, donna, non sono diventato. / Ma ho molto scritto, visto ed imparato / Alle lettrici cui ho voluto bene / ricordo i sabati e le ore serene / Insieme, sorridendo, abbiamo vinto. / A tutte mando un bacio assai convinto. /E se il marito non sarà d’accordo / stavolta farò finta d’esser sordo»).
Perché questi ricordi? Per augurare buon compleanno a «Io Donna», certo: l’ho vista neonata, ora è una giovane donna. E per esprimere la mia ammirazione. Il mare del giornalismo italiano, da allora, s’è agitato. La rete, nel 1996, interessava i pescatori, solo 250 mila persone avevano un indirizzo mail. I social erano là da venire. Facebook è arrivato in Italia il 14 marzo 2008, Twitter (ora X) l’11 dicembre 2009.
Non è facile navigare, ogni settimana, in queste condizioni. Ma le colleghe e i colleghi di «Io Donna» ci riescono; e l’imbarcazione su cui ci accolgono resta veloce e brillante. Non c’è più, invece, un altro settimanale del Corriere, «TV Sette», dove la mia rubrica s’intitolava «Delitti e castighi». Il vicino di pagina, il giorno dell’esordio (12 novembre 1995), sapete chi era? Ignazio La Russa. Stava alla mia destra, ovviamente.