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 2026  marzo 29 Domenica calendario

Putin batte cassa dai suoi paperoni

Sarà anche il grande beneficiario della guerra di Trump e Netanyahu contro l’Iran, ma Vladimir Putin torna a battere cassa dagli oligarchi russi. Sebbene l’esplosione dei prezzi dell’energia gli stia garantendo una manna inattesa e abbondante – che odora di gas, petrolio e fertilizzanti —, il capo del Cremlino ha chiesto ai multimiliardari del suo Paese di fare donazioni al bilancio federale, per poter continuare il conflitto in Ucraina e alzare la pressione militare su Kiev.
È successo giovedì scorso, durante l’incontro a porte chiuse con un numeroso gruppo di imprenditori, ai quali Putin ha detto chiaro e tondo che intende proseguire la guerra fino alla vittoria, a dispetto delle crescenti difficoltà nel finanziarla. Svelata dal sito indipendente russo The Bell e dal Financial Times, la notizia è stata solo in parte smentita dal portavoce del Cremlino, secondo il quale non è stato Putin a chiedere, ma sono stati gli oligarchi a farsi avanti. Detto altrimenti, se non è zuppa è pan bagnato.
Secondo le tre fonti anonime citate dal quotidiano britannico, lo Zar ha detto che l’Armata russa combatterà fin quando non avrà conquistato l’intera regione del Donbass, che oggi controlla solo in parte e che gli ucraini si rifiutano di cedere. L’ipotesi del ritiro, secondo Putin, sarebbe stata parte di un compromesso proposto dai mediatori americani, con la creazione di una zona demilitarizzata o di un’area economica speciale gestita dagli Usa, che il presidente russo era pronto ad accettare e che Zelensky ha invece respinto.
Non è la prima volta che Putin cerca di spremere i paperoni russi. Ma è la prima in cui si rivolge a loro personalmente e direttamente per sollecitarne contributi volontari. In gennaio, il Cremlino aveva aumentato l’Iva dal 20 al 22% sulle piccole e medie imprese, nella prospettiva di raccogliere 600 miliardi di rubli (circa 7,4 miliardi di dollari) in tre anni. Inoltre, nel 2023, un balzello una tantum del 10% sugli extraprofitti delle grandi aziende aveva assicurato all’erario russo un gettito di quasi 4 miliardi di dollari. Di più, se il rublo continuerà a indebolirsi, il ministro dell’Economia, Maxim Reshetnikov, appare intenzionato a imporre quest’anno una nuova tassa dello stesso tipo.
Ma il costo della guerra è ormai fuori controllo. In oltre 4 anni, la cosiddetta «operazione speciale» ha divorato in spese dirette più 500 miliardi di dollari, mentre attualmente il suo costo giornaliero è di oltre 500 milioni di dollari. Nel bilancio di previsione per il 2026, la Russia ha destinato 217 miliardi di dollari alla difesa, pari al 38% della spesa pubblica totale. Le assunzioni del documento finanziario si basavano su un prezzo del petrolio pari a 59 dollari al barile. Fino all’attacco di Usa e Israele contro l’Iran, con il costo del greggio intorno ai 40 dollari, il governo di Mosca aveva messo in conto tagli alla spesa sociale, alle pensioni e nuove tasse. In soli due mesi, gennaio e febbraio, il deficit di bilancio era salito al 90% di quello programmato per tutto l’anno. Ma ora con il Medio Oriente in fiamme, lo scenario è mutato radicalmente e l’aumento dei prezzi dell’energia (con il barile di greggio schizzato fino a 120 dollari e ora comunque poco sotto i 100) porta al Cremlino un bonus di quasi 200 milioni di dollari al giorno.
La grande incertezza che circonda il corso del conflitto nella regione mediorientale spinge tuttavia Putin alla cautela. Il bonus energetico rischia infatti di non durare a lungo, o comunque non abbastanza da risolvere i problemi finanziari della Russia, che sono endemici e strutturali. Per questo, nello stile padrinesco che è la sua cifra, Putin fa agli oligarchi una proposta che difficilmente potranno rifiutare. Secondo le fonti, almeno due di loro si sono detti subito disponibili a fare contributi volontari. Un altro, Suleiman Kerimov, avrebbe offerto di donare 1 miliardo di dollari. Anche il magnate dei metalli Oleg Deripaska si sarebbe detto pronto a mettere mano al portafoglio per la causa.
Il portavoce del Cremlino, Dmitrji Peskov, ha negato che Putin abbia fatto la richiesta, anche se ha ammesso che durante l’incontro si è discusso di donazioni di «grosse somme». Ma beninteso su iniziativa dei businessmen. Non sia mai che lo Zar appaia come un mendicante.