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 2026  marzo 29 Domenica calendario

Salvini vorrebbe dedicare il ponte sullo stretto alla Pace

Il Ponte s’ha da fare per Matteo Salvini che, un po’ defilato al referendum, avvistato a Budapest per le relazioni con Orbán, ricompare nella città dello Stretto. Davanti al municipio. Per dire che è «L’ora del Ponte», come si legge a caratteri cubitali sul palco con i traghetti a vista, fra i sorrisi di Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina, e quelli meno scontati di Vincenzo Franza, proprio il patron dei ferryboat, e di Enzo Bianco, l’ex ministro dell’Interno, oggi presidente dei «Liberal-Pd».
Un fronte variegato dove compare il presidente della Regione siciliana Renato Schifani: «Un sogno al quale non intendiamo rinunciare. Salvini ha in me un alleato di ferro». Assente per altri impegni il suo omologo forzista in Calabria, Roberto Occhiuto, che ha però sullo Stretto anche il cuore, la compagna, Matilde Siracusano, sottosegretaria azzurra, è di Messina. Loro vogliono il Ponte come i rappresentanti di Cisl, altri sindacati, artigiani, Confindustria, tutti certi che, nonostante guerre, cicloni finanziari e cicloni atmosferici l’opera resti «strategica per il rilancio occupazionale e produttivo del Mezzogiorno e del Paese».
Come spiega Salvini definendo il Ponte «un messaggio d’amore e di speranza per milioni di giovani in tutto il mondo». Pronto a chiamarlo «Ponte della pace». Senza ignorare i sospetti del fronte opposto, anzi rilanciando: «Sarà la più grande operazione contro mafia e ‘ndrangheta che prosperano dove non c’è lavoro». Non a caso la definisce «la più grande operazione di re-immigrazione positiva in Sicilia: non barchini e barconi a Lampedusa, ma migliaia di giovani che vogliono costruirsi qui un futuro e una famiglia».
Non basta però la presenza di Salvini per il pienone di una piazza dove si contano meno di duemila persone, mentre il grande assente, il battagliero ex sindaco di Messina Cateno De Luca, alla stessa ora raccoglie cinquemila sostenitori al chiuso del PalaRescifina dove si entra staccando biglietti da 10 a 50 euro. È giornata di campagna elettorale per il nuovo sindaco. De Luca rilancia il suo uomo, l’uscente Filippo Basile, anch’egli lontano da Salvini. A riprova di un atteggiamento temporeggiatore sul Ponte, divisivo pure a Messina. Tema in serata riproposto dai sostenitori del No proprio dove dovrebbe sorgere il pilone siciliano del Ponte, a Torrefaro, ma solo con un appuntamento in un «Chiosco Bar».
Ciucci controbatte: «Cantieri pronti, con 25 mila candidature arrivate da chi spera di lavorare al Ponte». E Bianco anticipa di lavorare per ottenere un sì da Pd e progressisti: «Sono per il Ponte da quando stavo nel governo Amato II. Adesso all’opposizione non cambio parere». Sarà faticoso fare breccia fra tanti suoi amici di partito convinti che sia meglio riparare strade e ferrovie, ma Bianco ci proverà. Accanto a Salvini e a chi crede nel «sogno».