Corriere della Sera, 29 marzo 2026
FdI in calo, crescono Pd, 5 Stelle e FI
Ci eravamo lasciati pochi giorni fa, analizzando i risultati della consultazione referendaria, con la sottolineatura di alcuni punti di difficoltà per l’esecutivo, che ha subito una netta sconfitta, e con esso la presidente Meloni che nelle ultime settimane di campagna era entrata apertamente in partita. Ricordiamo che oltre a questo risultato, altri punti problematici sono quelli del posizionamento internazionale sempre più complesso, dell’andamento dell’economia e dei conti pubblici, della crisi energetica. Le reazioni ai risultati del referendum sono state nette e forti, diverse teste sono cadute.
L’impatto delle urne
Per alcuni commentatori e analisti questo dimostrerebbe un eccessivo nervosismo, in particolare da parte della presidente del Consiglio, e sarebbero tutto sommato un segnale di debolezza, poiché le ragioni delle dimissioni erano preesistenti alla recente consultazione e i provvedimenti avrebbero dovuto essere presi prima. Per altri invece si tratta di una scelta utile a non lasciare ombre e a rafforzare un governo che oggi ha qualche difficoltà in più da affrontare.
Cerchiamo dunque di capire quali siano le conseguenze della consultazione referendaria nella percezione degli elettori e nei loro orientamenti di voto. Qui i contraccolpi sono tutto sommato contenuti. Fratelli d’Italia, più degli altri esposto nella campagna, perde poco più dell’1%, passando dal 28,0% di febbraio al 26,7% attuale. Forza Italia invece vede un incremento quasi analogo, di poco più di un punto: oggi è infatti stimata al 9,5%, contro l’8,4% del mese scorso. È possibile che ci siano diversi elementi in questo risultato, tra cui probabilmente la presenza piuttosto visibile negli ultimi tempi di Marina Berlusconi che sembra indicare un percorso di rinnovamento per questa formazione. La Lega infine rimane sostanzialmente stabile (6,3%) così come Noi Moderati (1%). Futuro nazionale di Vannacci perde lo 0,6% e si colloca al 3%.
Nell’opposizione guadagnano i due principali vincitori della consultazione: il Partito democratico cresce dell’1,3%, collocandosi al 22% e tornando ai dati di circa un anno fa, il Movimento 5 Stelle cresce dello 0,8% e si colloca al 14,2%. In controtendenza Avs che perde lo 0,7% arrivando al 6,1%. Per quanto parte della coalizione vincente, la visibilità mediatica dell’ultima fase di campagna ha indubbiamente premiato i due partiti maggiori. Pochi decimali di scarto invece per i restanti tre partiti, Italia Viva, Azione e +Europa, per i quali non vi sono cambiamenti significativi.
I consensi
Prima della consultazione era stato avviato il dibattito per la revisione della legge elettorale che potrebbe adesso subire un’accelerazione. La proposta di legge prevede un sistema proporzionale con un premio di maggioranza (o di stabilità, dato che la legge è stata soprannominata Stabilicum) per la coalizione che ottiene almeno il 40% dei voti. Basandoci sulla proposta di legge elettorale avanzata dal centrodestra si possono delineare due diverse possibili composizioni della Camera dei deputati. Nel caso in cui Futuro nazionale di Vannacci sia alleato con il centrodestra questa coalizione otterrebbe il premio di governabilità, arrivando a 229 seggi contro i 157 del centrosinistra. Nel caso in cui Futuro nazionale non fosse coalizzato con il centrodestra, e ammesso che superi la soglia di sbarramento del 3% accadrebbe il contrario: il premio andrebbe al centrosinistra (227 seggi) contro i 149 del centrodestra. In entrambi gli scenari Azione è considerata fuori dalle coalizioni e si stima che superi la soglia. Si precisa che in entrambi i casi non sono considerati i voti degli italiani residenti all’estero.
Nella percezione degli elettori l’impatto su esecutivo e presidente del Consiglio è un po’ più marcato rispetto alle ricadute sulle intenzioni di voto. Il governo arretra, nell’indice di apprezzamento (la percentuale di valutazioni positive su chi si esprime, esclusi i non sa), di tre punti, passando dal 43 al 40. Un dato simile per la presidente del Consiglio che passa dal 44 al 40.
I leader
Qualche cambiamento anche riguardo l’apprezzamento dei leader. Oggi Giuseppe Conte strappa la primazia ad Antonio Tajani: il leader pentastellato cresce di due punti, mentre il segretario di Forza Italia ne perde tre. Sembra insomma che la palma di vincitore della competizione spetti a Conte, mentre su Tajani ricadano responsabilità per il risultato, pur di fronte a ricadute positive per il partito. Elly Schlein, altra vincitrice, si colloca al 26, crescendo di un punto. Salvini infine, perde due punti e si colloca al 21. Stabili gli altri leader.
Dopo il voto si aprono i percorsi che porteranno alle prossime elezioni: per il centrodestra occorrerà serrare i ranghi, rendere più incisiva l’attività di governo, sostenere il posizionamento oggi intaccato di Giorgia Meloni e definire l’arco di alleanze, includendo o meno Futuro nazionale di Vannacci. Per l’opposizione si tratterà di avviare concretamente l’alleanza del campo largo, di darsi un solido programma di governo e di definire la leadership, forse attraverso primarie che potrebbero riservare sorprese. Il tutto però in un quadro che, come abbiamo visto, non sembra delineare sconvolgimenti profondi. È come se gli italiani chiedessero alla politica di evitare eccessi, di mantenere calma e stabilità.