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 2026  marzo 29 Domenica calendario

Giorgetti rassicura ma poi evoca la sospensione dei vincoli Ue

Giancarlo Giorgetti non pensa che le tensioni su petrolio e gas giustifichino, per ora, scostamenti di bilancio. Al contrario, il ministro dell’Economia resta determinato a reagire a sostegno di famiglie e imprese con «prudenza e responsabilità», ma capisce che la situazione potrebbe cambiare: se la crisi a Hormuz dovesse protrarsi, pensa, si dovrà ripensare alla clausola sulle «circostanze eccezionali» che permette di sospendere i vincoli europei di bilancio. Anche perché l’alternativa sarebbero dei conflitti distributivi all’interno di ogni Paese: come quello che sta deflagrando in Italia per gli 1,3 miliardi in origine destinati agli sgravi di Transizione 5.0 e ora per due terzi congelati dal governo, nell’ipotesi di concedere nuovi sussidi a imprese e famiglie consumatrici di energia.
Giancarlo Giorgetti ieri al Forum Teha di Cernobbio ha discusso il rischio di una nuova crisi sulle bollette e i carburanti, senza minimizzare. «Avevamo una traiettoria (economico-finanziaria, ndr) e poi è arrivato uno choc esterno paragonabile alla crisi ucraina – ha detto –. Ciò induce a fare riflessioni sul da farsi nel prossimo futuro tenendo conto dei vincoli di bilancio». La chiusura di Hormuz può farsi sentire in Europa e in Italia in due tempi: subito rincari di gas, greggio e carburanti, in futuro una potenziale scarsità di prodotti petroliferi in arrivo in volumi sempre più ridotti dalle raffinerie turche e asiatiche. «Ad oggi non abbiamo un problema di carenza – ha osservato Giorgetti – ma il mercato è globale e le tensioni su domanda e offerta in Asia contagiano l’Europa e l’Italia e rischiano di creare problemi».
Se il blocco di Hormuz si protrae, la prima linea di difesa per famiglie e imprese naturalmente è il bilancio pubblico. Il ministro dell’Economia ieri ha rivendicato che la sua prudenza di questi anni mette il Paese più al riparo. «Affrontiamo la sfida da posizione di relativa solidità, con numeri non eccezionali ma positivi – ha sottolineato —. Quindi siamo in grado di assorbire questo choc: non oso immaginare se fossimo in una situazione diversa». Quanto fatto sulle accise fin qui, tuttavia, alla lunga rischia di non bastare. Giorgetti parla di un «principio di prudenza e responsabilità», in base al quale «bisogna attuare ciò che va attuato. In Europa consapevolezza c’è ma siamo ancora in una fase di riflessione che non potrà durare moltissimo», ha aggiunto.
Il senso è che per ora i sussidi saranno concessi confermando il piano di risanamento concordato dall’Italia a Bruxelles. Ma se la crisi si protrae, pensa Giorgetti, diventa necessario discutere in Europa una sospensione dei vincoli sul deficit. Nelle parole del ministro: «La durata della crisi è l’aspetto cruciale sia per valutare le determinanti inflazione, sia la politica monetaria e le circostanze eccezionali».
Non è un’espressione scelta a caso: «Circostanze eccezionali» – da Trattato europeo – sono quelle che giustificano il congelamento delle regole di bilancio per affrontare un’emergenza, se la Commissione europea lo propone e i governi dell’area approvano. Giorgetti pensa che il tema arriverà ai tavoli di Bruxelles, qualora la guerra e il blocco di Hormuz dovessero protrarsi altre quattro settimane. A maggior ragione se la Banca centrale europea dovesse reagire al rischio d’inflazione alzando i tassi d’interesse. «Se (questa crisi, ndr) dura, mi sembra di capire che la politica monetaria tornerà a essere restrittiva. E so che la mia capa della Ragioneria non sarebbe d’accordo – ha continuato Giorgetti con un riferimento a Daria Perrotta, presente in sala – ma io faccio politica nei Paesi di provincia e devo essere realista».
Ciò non significa che il ministro si prepari allo scostamento. Per ora cercherà di operare entro i margini previsti. Lo dice anche l’ultima decisione del governo: congelare per due terzi e mantenere solo il 35% della posta indicata in legge di bilancio per le aziende che avevano investito in vista degli sgravi di Transizione 5.0 e poi si sono viste tagliare i fondi del Piano di ripresa (Pnrr). Il mondo delle imprese è sul piede di guerra. Ieri Giorgetti ha fatto capire che i fondi congelati, circa 750 milioni di euro, saranno oggetto di un esame per capire dove dirigere gli aiuti a crisi di Hormuz aperta. «Entriamo in una nuova fase in cui dovremo cercare di capire se gli interventi andranno orientati all’emergenza», ha spiegato.