Avvenire, 27 marzo 2026
Sudan, le Rsf avanzano a sud. Cade anche la città di Kurmuk
Allo scoccare del terzo anniversario, il conflitto in Sudan tra paramilitari delle Rsf ed esercito rischia di allargarsi all’Etiopia. Le Forze di supporto rapido (Rsf) stanno avanzando nel sud-est del Paese, ieri i paramilitari hanno rivendicato di aver preso il controllo della città strategica di Kurmuk, nello Stato del Nilo Azzurro, al termine di «violenti combattimenti». Kurmuk è situata nei pressi del confine etiope e rappresenta un nodo strategico per il commercio e per le infrastrutture chiave come la diga di al-Roseires. Il governatore della provincia ha accusato Addis Abeba di aver sostenuto l’offensiva dei paramilitari.
Non è la prima volta che le autorità sudanesi puntano il dito contro l’Etiopia perché darebbe le basi ai suoi nemici, accusa smentita da Addis Abeba. «Le forze che hanno attaccato Kurmuk sono partite dall’interno del territorio etiope e sono sostenute dall’Etiopia», ha affermato il governatore al telefono da Damazin, la capitale dello Stato del Nilo Azzurro, precisando che la popolazione ha iniziato a fuggire dalla città. All’inizio di marzo, il governatore aveva già segnalato attacchi di droni «provenienti dal territorio etiope». Tali accuse riportano alle dichiarazioni dell’Egitto al Consiglio di sicurezza dell’Onu quando il rappresentante del Cairo parlò di «rapporti documentati da cui risulta che uno dei vicini immediati del Sudan ha istituito campi» per addestrare e armare i paramilitari. Rsf ed Etiopia sono sostenuti dagli Emirati Arabi mentre Arabia Saudita ed Egitto sostengono l’esercito sudanese.
Ieri, intanto, il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha condannato con fermezza l’uccisione di oltre 60 persone, tra cui bambini e operatori sanitari, in un attacco con droni che ha colpito venerdì l’ospedale universitario di El-Daein, nel Darfur orientale. Dall’inizio del conflitto, nell’aprile 2023, l’Organizzazione mondiale della sanità ha verificato oltre 200 attacchi contro strutture sanitarie in Sudan, che hanno causato più di 2mila morti. «E almeno 600 operatori sanitari sono stati uccisi o feriti in Sudan dallo scoppio della guerra», ha dichiarato martedì il sindacato dei medici sudanesi per il quale, durante il conflitto, sono stati distrutti più di 2mila ospedali e centri sanitari. La distruzione ha provocato il collasso del settore sanitario lasciando milioni di persone senza accesso alle cure mediche di base. Se sette milioni di bambini non vanno a scuola, un altro dramma colpisce le vittime più innocenti del conflitto. «Almeno 42mila minori non accompagnati e separati sono stati infatti registrati in Sudan e nei Paesi confinanti a causa degli scontri», ha dichiarato martedì l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. I bambini sudanesi hanno subito gravi violazioni, tra cui uccisioni, mutilazioni e violenze sessuali, oltre a essere privati dell’accesso all’istruzione e alle cure mediche. L’Unhcr ha dichiarato di aver identificato 42mila bambini separati dalle loro famiglie. Di questi, 5mila si trovano in Sudan, mentre i restanti fanno parte delle popolazioni di rifugiati negli Stati confinanti. Il rapporto ha inoltre avvertito che i bambini sfollati corrono un rischio maggiore di separazione dalla famiglia, reclutamento da parte di gruppi armati, lavoro minorile e matrimoni forzati. Il Segretario generale dell’Onu Guterres ha chiesto nuovamente a tutte le parti in conflitto di rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario, che tutela personale e strutture sanitarie e vieta attacchi contro obiettivi civili e popolazione.