ilgiornale.it, 27 marzo 2026
Caso Signorini, il tribunale ordina a Corona la rimozione dei video.
I contenuti diffusi da Fabrizio Corona risultano “lesivi dell’onore, della reputazione e della riservatezza” e non sono “giustificati dal diritto di cronaca o di critica, in assenza dei requisiti di verità, pertinenza e continenza”. Sono questi i motivi, comunicano gli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello con una nota, per i quali il tribunale di Milano, con ordinanza collegiale del 19 marzo 2026, ha confermato – pur con limitate modifiche tecniche – la piena fondatezza delle ragioni del giornalista Alfonso Signorini. Il tribunale ha ordinato a Fabrizio Corona di rimuovere dagli hosting provider e dai social media i messaggi audio e video da lui pubblicati durante la sua trasmissione Falsissimo. Dovrà poi pagare 750 euro per ciascuna violazione delle misure sopra indicate e per ciascun giorno di ritardo nell’esecuzione.
Secondo i legali, “di particolare rilievo è il passaggio in cui il Tribunale afferma che non vi è alcun elemento concreto che consenta di ritenere sussistente l’ipotesi di “estorsioni sessuali” attribuite a Signorini, rilevando come tali accuse siano state diffuse come fatti certi senza adeguata verifica e senza riscontri oggettivi”. I legali sottolineano che il tribunale ha “evidenziato che i contenuti e i materiali richiamati non consentono di ritenere fondate tali gravissime accuse, che avrebbero dovuto essere rappresentate”.
Ancora: “Ne deriva un quadro che integra una grave condotta diffamatoria, aggravata dalla modalità di diffusione e dalla rappresentazione di fatti non verificati come verità. È stato pertanto confermato l’ordine di rimozione dei contenuti diffamatori e delle immagini illecitamente diffuse, nonché il divieto di ulteriore pubblicazione di contenuti analoghi, assistito da sanzione economica per ogni violazione”. Concludono poi: “La decisione afferma con chiarezza che la libertà di espressione non può essere utilizzata per attribuire fatti gravissimi in assenza di qualsiasi riscontro, specie quando tali affermazioni incidono profondamente sulla dignità e sulla reputazione della persona.
Alfonso Signorini esprime soddisfazione per un provvedimento che riconosce la gravità della campagna diffamatoria subita e ristabilisce un corretto equilibrio tra informazione e tutela della persona”.