la Repubblica, 27 marzo 2026
Maduro in tribunale: “Sono povero, mi paghino le spese legali”
Non c’era niente di ordinario nell’ex presidente del Venezuela, che si considera erede di Simón Bolívar, seduto in una corte federale, con indosso la tuta khaki da carcerato e le cuffie per la traduzione. Nicolás Maduro e la moglie, Cilia Flores, sono tornati in un’aula di tribunale, Lower Manhattan, dopo l’arresto avvenuto il 3 gennaio, quando militari americani con un raid violento a Caracas avevano sequestrato la coppia e portato i due negli Stati Uniti.
Fuori dal tribunale decine di manifestanti hanno scandito slogan, suonato clacson e campanacci. Su un cartello c’era scritto: «Maduro marcisca in prigione». Su un altro, dall’altra parte della strada, ce n’era uno di segno opposto: «il popolo è con Maduro». Nelle stesse ore, a Caracas, in centinaia si sono radunati per sostenere l’ex presidente. «Speriamo che si tenga un processo legale che porti alla loro libertà, perché questo rapimento ha violato i principi giuridici internazionali», ha commentato un pensionato, Eduardo Cubillan.
Maduro, 63 anni, e Flores, 69, continuano a godere di un certo sostegno in Venezuela, anche perché nel frattempo la vita per la gente non sembra migliorata. L’udienza, durata un’ora e mezza, si è subito impantanata su una questione di spese legali, che però rappresenta il cuore della battaglia legale. Gli avvocati di Maduro e l’accusa si sono scontrati sul fatto se la difesa del caudillo dovesse essere finanziata con i fondi federali americani, dunque dei contribuenti, o del governo venezuelano. Maduro, che ha dichiarato di essere povero, sostiene che i soldi debba metterli il Venezuela. Il suo avvocato, Barry Pollack, ha detto che una difesa d’ufficio toglierebbe risorse ad americani che non possono permetterselo, e ciò non avrebbe senso «in un caso in cui c’è qualcuno diverso dal contribuente americano pronto, disposto e in grado di finanziare quella difesa». Il procuratore Kyle Wirshba è, invece, contrario all’uso di fondi venezuelani. «È un caso unico che non si è mai presentato prima», ha ammesso.
Il giudice Alvin Hellerstein, 92 anni, non ha escluso la possibilità che i venezuelani paghino la difesa. In caso contrario, Donald Trump, che ha definito Maduro una «minaccia nazionale», si troverebbe nella situazione poco popolare nella base Maga di doverne pagare la difesa con i soldi dei contribuenti.
Intanto il giudice ha respinto la richiesta della difesa di archiviare il caso. Il caudillo e la moglie sono stati descritti dalla procura come spietati capi dei cartelli della droga. Nelle 25 pagine dell’accusa vengono indicati come mandanti di sequestri, pestaggi e omicidi di persone che dovevano dare loro denaro legato alla droga. Secondo i procuratori, i due sarebbero dietro l’uccisione di un narcotrafficante a Caracas. Se condannati, rischiano l’ergastolo.