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 2026  marzo 27 Venerdì calendario

Emanuela Orlandi, il reo confesso Marco Accetti interrogato in commissione parlamentare.

Quattro ore sotto torchio a Palazzo San Macuto, per un prima ricognizione dei fatti, seguite da altre tre, con un secondo avvocato: per un totale di 7 ore. Una vera e propria maratona. Con un imperativo: tenersi lontano dai taccuini e dalle luci delle telecamere, in modo da smentire la fama di «mitomane» che tanti gli hanno attribuito. A quasi due anni dall’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Orlandi-Gregori, è stata acquisita la testimonianza di Marco Accetti, il fotografo romano a lungo indagato per il doppio sequestro, che l’ex procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo non ha escluso possa essere stato «un serial killer». 
Cronisti evitati
Il controverso personaggio si è presentato alla chetichella alle 13 di giovedì 26 marzo, entrando da un passaggio laterale, e ha tenuto alla larga fotografi e cronisti, appostati in via del Seminario, che avevano appena ricevuto la notizia della morte in Libia, in un incidente stradale, dell’ex Nar Vittorio Baioni, coinvolto nel caso Orlandi nell’ambito della cosiddetta «pista inglese». Il militante di estrema destra, condannato per detenzione di armi e poi assolto in Cassazione, nell’ottobre scorso aveva categoricamente smentito davanti alla Bicamerale la sua presenza nel caso Orlandi nelle vesti di «carceriere» (fino al 1997) della ragazza a Londra. 
L’audizione di Marco Accetti
Ma nella giornata l’evento-clou è stato un altro: l’audizione a Palazzo San Macuto di Marco Accetti, figlio di massone, che nel 2013 si autodenunciò a Piazzale Clodio sostenendo di essere stato il telefonista e l’adescatore di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, dopo aver consegnato un flauto riconosciuto dai familiari come quello della loro congiunta. Dopo i rinvii dei mesi scorsi, l’attesa era alta: l’interrogatorio dei 40 deputati e senatori dell’«uomo nero» dei misteri targati anni ’80 è iniziato alla 13:30 e ha impegnato l’intero pomeriggio di giovedì 26 marzo e parte della serata. La fine seduta disposta dal presidente Andrea De Priamo è arrivata poco prima delle 21, tra parlamentari visibilmente affaticati e commessi esausti che commentavano: «Questa è l’audizione più lunga delle 80 fin qui tenute. Ma ’sto tipo che c’aveva da di’?». 
La gestione del doppio rapimento
Top secret i contenuti, dal momento che il testimone, che nel 1983 aveva 27 anni, è stato sentito (su sua richiesta) in modalità segreta. In ogni caso, qualche indiscrezione è filtrata. Al setaccio, in particolare, sarebbero passati depistaggi, bugie e possibili complici, di sesso femminile, nella «gestione mediatica» del rapimento (comunicati e telefonate). Le dichiarazioni verbalizzate negli anni scorsi da Accetti, la corrispondenza della sua voce con quella del telefonista detto «l’Americano» e il flauto fatto ritrovare in un ex stabilimento cinematografico sulla Pontina hanno alimentato le domande dei commissari, assieme ad approfondimenti sulle persone allora a lui vicine, a cominciare dalla giovane moglie Eleonora e da Patrizia, ex fidanzata spesso presente (qui un articolo sul «cerchio magico» di Accetti).
L’avvocato: «Somiglianze con il caso Ustica»
Rimasto inizialmente fuori da Palazzo San Macuto, mentre l’audito veniva assistito dal collega Paolo Grillo, è stato l’avvocato Giancarlo Germani a fornire alcune chiavi di lettura ai giornalisti. «Accetti non vuole passare per mitomane: ha detto delle cose riscontrate e riscontrabili, ma poi è la magistratura che deve indagare – la premessa -. Il mio assistito ha presentato un memoriale che fornisce uno spaccato e degli spunti. Sta dando la possibilità di ricostruirli», a condizione, ha aggiunto, che sia stato convocato «nell’ottica di approfondire e non per una definizione tombale di certe situazioni». Questa vicenda, ha concluso Germani, «sembra simile al caso Ustica: verità che si intuiscono, ma non si possono dire. Sono 42 anni di depistaggi e ricatti incrociati, una situazione sicuramente dolorosa. Credo anche che Accetti sia mosso da intenti positivi, nel senso di voler dare un contributo».
Il memoriale-bis
Il fotografo prosciolto nel 2015 e tuttora in libertà ha consegnato a Palazzo San Macuto un memoriale (il secondo, dopo quello del 2013) dal titolo «Memoria a fini di giustizia», per raccontare la sua versione alla stessa Commissione, alla Procura di Roma e alla magistratura vaticana. Nel corso dell’audizione odierna, avrebbe integrato «con aggiornamenti» il documento di 15 pagine, già depositato. La Bicamerale si è decisa ad ascoltare Accetti (nonostante la contrarietà di alcuni, in primis il senatore Maurizio Gasparri) in seguito al lavoro istruttorio svolto su tutte le vicende che lo hanno riguardato (morte di Josè Garramon e furto della bara di Katy Skerl compresi) e dopo uno studio del profilo dell’«uomo del flauto» da parte dei consulenti.
«Ha risposto a tutte le domande»
All’uscita, poco dopo le 18, prima di darsi il cambio con l’avvocato Germani, il legale che aveva seguito fino a quel momento l’audizione ha dichiarato: «Accetti non si è sottratto – ha detto Paolo Grillo – ha risposto a tutte le domande e parla ininterrottamente dall’inizio dell’audizione. Ha riferito su tanti fatti ma non posso dire su cosa», ha precisato, ricordando che contenuto e argomenti della seduta non possono essere divulgati. Alla domanda se pensava che Accetti fosse stato soddisfatto dell’audizione, ha replicato: «Sta rispondendo, era sua intenzione rispondere e quindi ritengo lo sia». Poi, dopo una breve pausa, dalle 18:30 in poi, è stato Giancarlo Germani ad affiancare l’audito nelle due ore e mezzo finali, incalzato dalle domande dei commissari di maggioranza e di opposizione.
Le anticipazioni del «Corriere»
Il Corriere aveva anticipato sia la parte di memoriale relativa al coinvolgimento di Accetti nel rapimento di Emanuela Orlandi (39 punti in tutto, divisi in due puntate, qui la prima uscita il 27 febbraio 2026, e qui la seconda, pubblicata il 3 marzo), sia quella dedicata alla sparizione di Mirella Gregori (disponibile qui). È principalmente su questi contenuti che si sarebbe incentrato l’interrogatorio. Dopo una prima convocazione fissata per il 29 gennaio 2026, l’audizione era slittata in quanto il testimone aveva chiesto di verificare l’esistenza di indagini a suo carico, circostanza poi confermata, in relazione all’omicidio Skerl (gennaio 1984), a seguito di una denuncia presentata contro di lui dalla cugina della vittima, Laura Mattei. Una seconda convocazione per il 5 marzo, invece, era stata rinviata per concomitanti lavori d’Aula, legati alla guerra all’Iran dichiarata dagli Stati Uniti.
La querelle con Pietro Orlandi
Tornando all’estremista nero che ha perso la vita in Libia, nel settembre 2024 era stato il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, a citare Baioni in un’intervista televisiva, chiedendo di approfondire la pista di Londra, perché era stato contattato via Internet da una persona che si era qualificata con quel nome, dandogli particolari sul caso di Emanuela, collegati all’Inghilterra, per poi sparire e chiudere ogni contatto: «Siccome nessuno lo cerca, faccio io il nome – disse a Verissimo Orlandi – La pista di Londra è la più importante, ma non se ne vuole occupare nessuno», e a quel punto aveva citato «un ex Nar che si chiama Vittorio Baioni». Peccato però che l’informatore misterioso non fosse lui, come poi chiarito dallo stesso Baioni davanti alla Bicamerale (qui l’articolo del Corriere), precisando di non aver mai avuto a che fare con la ragazza sparita e aggiungendo di aver querelato Pietro Orlandi: «Quando ho sentito di essere stato tirato in ballo come carceriere, a Londra, sono caduto dalle nuvole».