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 2026  marzo 27 Venerdì calendario

L’Ocse: meno Pil e più inflazione

Meno crescita e più inflazione. La guerra in Medio Oriente avrà un impatto molto forte sull’economia mondiale, europea e italiana. Il nostro Paese, particolarmente esposto sul fronte degli approvvigionamenti energetici, del commercio internazionale e per di più gravato da un elevato debito pubblico, deve fronteggiare un cambio di scenario gravido di conseguenze. Nessuna sorpresa, quindi, che l’Ocse, l’organizzazione dei Paesi a economia di mercato più sviluppati, abbia rivisto al ribasso le stime di crescita e al rialzo quelle dell’inflazione. Per l’Italia, il Pil 2026 è dato in aumento di un misero 0,4%, due decimi in meno rispetto alla previsione di dicembre, e dello 0,6% nel 2027 (un decimo in meno) mentre l’andamento dei prezzi per quest’anno è visto in crescita del 2,4%, contro l’1,7% di dicembre e quello del 2027 è confermato all’1,8%.
Dati che si inseriscono in una congiuntura mondiale sfavorevole. L’economia globale, dice l’Outlook dell’Ocse, nel 2026, rallenterà al 2,9% rispetto al +3,3% segnato l’anno scorso, mentre l’eurozona crescerà solo dello 0,8%. Sempre quest’anno, l’inflazione, nei Paesi del G20 salirà al 4%, 1,2 punti in più di quanto previsto a dicembre, con gli Usa che dovrebbero vedere un aumento dei prezzi di ben il 4%. Tensioni che si ripercuoteranno sulle scelte della banche centrali, col rischio di un aumento dei tassi da parte della Bce: «un’opzione», secondo Joachim Nagel, membro del comitato di politica monetaria della banca. Uno scenario infausto per l’Italia, che oltre all’aumento dei prezzi, la diminuzione del potere d’acquisto, le ripercussioni sulle esportazioni, dovrebbe affrontare anche un aumento degli oneri sul debito pubblico, in un quadro di finanza pubblica già complicato da un deficit per ora pari al 3,1% del Pil che impedirebbe l’uscita anticipata dalla procedura d’infrazione Ue, restringendo i margini di manovra del governo per spingere la crescita e sostenere famiglie e imprese alle prese col caro-bollette e carburanti. In questo quadro, una piccola nota positiva viene dalla riprogrammazione dei fondi Ue di coesione che, sottolinea la premier Giorgia Meloni, ha consentito all’Italia di spostare 7 miliardi su interventi a favore delle imprese, delle risorse idriche e della transizione energetica e dell’edilizia sociale. Di converso, va registrato, il brusco calo dell’indicatore della fiducia dei consumatori, sceso a marzo da 97,4 a 92,6 mentre resta stabile quello delle imprese.