Corriere della Sera, 27 marzo 2026
La prof accoltellata lascia la terapia intensiva
Solo alla fine, dopo un’ora e mezza di interrogatorio, ha chiesto di lei. Della sua professoressa di francese che aveva accoltellato la mattina, filmando la «vendetta» annunciata su Telegram e stampata sulla maglietta bianca che indossava. «Come sta?», ha voluto sapere nella caserma dei carabinieri, pur senza dire mai «mi dispiace». Mentre a scuola, il giorno dopo, nelle classi terze medie gli incontri con le psicologhe sostituiscono le lezioni, emergono dettagli e interrogativi sul tredicenne che ha colpito al collo e all’addome la sua prof Chiara Mocchi, di 57 anni.
L’insegnante è fuori pericolo ed è stata trasferita dalla Terapia intensiva dell’ospedale Papa Giovanni XXIII al reparto. La brutalità con cui è stata accoltellata è nel video di un minuto e 48 secondi circolato nelle chat. Le scale, la prof in corridoio, i fendenti, la fuga con la lama in mano: il ragazzo ha ripreso la scena con il cellulare al collo e l’ha trasmessa in diretta Telegram. Dopodiché, in caserma è apparso lucido e determinato, raccontando che cosa aveva fatto e perché. La fotocopia di come lui stesso si descrive – almeno secondo le indagini – nel «Manifesto» del suo piano condiviso nelle chat. Ha il volto da ragazzino, ma sa già, per esempio, che sotto i 14 anni non si va in carcere. E usando termini come «responsabilità penale».
Ora è in una comunità educativa e nei prossimi giorni la Procura dei minori di Brescia valuterà le richieste da sottoporre al giudice. Scrive anche di «noiosa routine» da rompere, che è «stanco di essere un tipo banale» e si lamenta della «difficoltà di attenzione» che ha ma non gli è stata diagnosticata. Si definisce «unico» e «molto più intelligente» dei suoi coetanei. In effetti, dalle indagini si è capito quanto sia abile con l’informatica e la chimica, con una passione per gli esplosivi.
Per questo motivo, a casa in cui vive con la mamma, i carabinieri hanno sequestrato acetone, acqua ossigenata e altri componenti che, sintetizzati, possono provocare esplosioni. Ma mentre il piano di accoltellare la professoressa era chiaro e dichiarato, alle forze dell’ordine ha riferito di non avere programmi per far saltare gli ordigni. Un coltello da Rambo con la scritta «soldier», la custodia, la pistola, una scatola di munizioni magnum, uno spray al peperoncino. Oltre alle intenzioni, su Telegram circola la foto dell’armamento.
La mattina dell’aggressione, il tredicenne si era portato il coltello e la scacciacani; il primo acquistato su Internet, la seconda presa al papà. Ha ragione quando scrive: «Non posso nemmeno essere processato». Ma forse non sapeva che se sarà ritenuto socialmente pericoloso verrà sottoposto a una misura di sicurezza. Sulla base delle richieste del pm e delle decisioni del gip, anche alla luce di un’ eventuale consulenza psicologica, potrebbe essere collocato in una comunità terapeutica.
Che si vada verso degli approfondimenti se lo aspettano anche i genitori. Il loro avvocato Carlo Foglieni parla di «forte preoccupazione in merito allo stato psichico del minore al momento dei fatti», perché «nel corso dell’interrogatorio appariva come distaccato dalla realtà». Il timore è che, sui social, «possa essere stato fortemente influenzato da terzi».
I genitori apprendono «con sincero sollievo» che la professoressa sia fuori pericolo. Al tempo stesso, evidenziano che il figlio sta seguendo un percorso psicologico «attivato dalla famiglia stessa proprio a causa del rapporto scolastico problematico e conflittuale con la docente». Inoltre, a proposito del coltello, loro stessi richiamano l’attenzione su come un minorenne possa comprarlo su Internet e farselo spedire «senza adeguati controlli».