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 2026  marzo 27 Venerdì calendario

Il telefono «rubato» che imbarazza Starmer.

Il curioso caso del telefonino rubato mette a soqquadro da giorni la politica britannica: perché a essere stato apparentemente sottratto è l’iPhone dell’ex capo dello staff di Keir Starmer, il già onnipotente Morgan McSweeney. Un telefono che, a quanto pare, conteneva i messaggi scambiati con Lord Mandelson, l’ex ambasciatore a Washington cacciato l’anno scorso per i suoi legami col finanziere pedofilo americano Jeffrey Epstein. Si attendeva con trepidazione la pubblicazione di questi scambi su WhatsApp, che avrebbero gettato ulteriore, pessima luce sulla nomina di Mandelson, per la quale lo stesso primo ministro è al centro di accuse e polemiche. Ma adesso tutto è come svanito in una nuvola di fumo.
Eppure le circostanze sono ben strane: quando McSweeney ha chiamato la polizia per denunciare il furto, lo scorso ottobre, non si è qualificato come il braccio destro del primo ministro, dicendo solo che si trattava di «un telefono governativo», e ha dato indicazioni vaghe e fuorvianti sul luogo dell’accaduto. Dunque Scotland Yard non si è scomodata più di tanto: e poi anche la sicurezza di Downing Street non ha fatto nulla per provare a recuperare il telefono, così come McSweeney non ha risposto a due chiamate di Scotland Yard, che intendeva condurre ulteriori accertamenti. Sentendo puzza di bruciato, la polizia ha fatto la mossa assai inusuale di pubblicare l’intera registrazione della chiamata di McSweeney. Ma intanto il telefono era stato bloccato da remoto e il suo contenuto cancellato (la policy governativa è di non fare backup sul cloud).
È un intrigo degno di «House of Cards» e l’opposizione ovviamente grida al complotto. «L’intero affare puzza di insabbiamento», dicono i conservatori, mentre Nigel Farage, il leader della destra populista, esclama: «Che comodo furto per McSweeney: a Downing Street pensano che il pubblico britannico sia fatto di completi idioti?». Ma anche dalle file laburiste c’è chi dubita della veridicità dei fatti così come sono stati riportai.
Invece il ministro della Sanità, Wes Streeting, pur ammettendo che la sparizione del telefono «non è un bel vedere» per i laburisti, ha sostenuto che in questo – come in altri casi – non si tratta di complotto ma di una semplice «cazzata». Alla fine è intervenuto pure Starmer per dire che «sfortunatamente, ci sono furti come questo», ma immaginare che tutto sia stato organizzato apposta «è un po’ tirato per i capelli».
Il problema però è che era stato proprio McSweeney, l’irlandese che era l’eminenza grigia di Starmer, a raccomandare la nomina di Mandelson ad ambasciatore a Washington: ed era stato lo stesso capo dello staff a condurre un affrettato e sommario processo di verifica, quando si sapeva benissimo che il Lord laburista era stato amico di Epstein. Quando questi legami sono emersi in tutta la loro ampiezza, lo scorso settembre, Mandelson è stato richiamato, e il mese scorso, dopo la rivelazione che l’ex ambasciatore aveva a suo tempo passato informazioni governative a Epstein, il Lord è stato addirittura arrestato e interrogato dalla polizia.
A febbraio McSweeney ha accettato di fare da capro espiatorio e si è dimesso, lasciando così Starmer indifeso: dopo che è stata passata una mozione in Parlamento, ora si attende la pubblicazione di ulteriori documenti interni sul processo di nomina di Mandelson, le cui conseguenze potrebbero investire direttamente il premier.
Appare dunque provvidenziale la scomparsa di un telefono che poteva contenere la corrispondenza fra McSweeney e l’ex ambasciatore e dunque salaci rivelazioni sulle manovre interne al governo laburista, magari anche con apprezzamenti poco lusinghieri sul premier e altri ministri (si sa che Mandelson è un serpente velenoso). La macchina del gossip a Westminster gira in queste ore a pieno regime.