Corriere della Sera, 27 marzo 2026
Zelensky: vogliono che ceda il Donbass
Atterra a Riad il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e annuncia «accordi importanti» per la vendita di droni e per gli intercettori che Trump continua a snobbare, nonostante servano per abbattere i velivoli kamikaze di Mosca e Teheran. Ma la matassa per Kiev si annoda sempre più stretta.
È il Washington Post a portare a galla il nodo più grosso, quello degli aiuti. Secondo il quotidiano statunitense, il Pentagono starebbe valutando se dirottare in Medio Oriente le armi destinate originariamente all’Ucraina e ordinate tramite il programma Purl (Prioritized Ukraine Requirements List), che consente ad altri membri della Nato di finanziare l’acquisto di armi statunitensi per l’Ucraina, intercettori aerei compresi. E se una decisione ancora non è stata presa, il solo valutare un’ipotesi simile mette in evidenza come nell’agenda statunitense Kiev sia sempre più in basso tra le priorità. A minimizzare il rischio che la guerra in Iran distolga forze dal fronte ucraino è lo stesso Trump che, pur ammettendo come gli Usa reindirizzino spesso le armi sui diversi fronti, torna a ribadire che quella in Ucraina «non è la nostra guerra» ma «se la potessi risolvere sarebbe un grande onore», e poi anche il segretario della Nato Mark Rutte che rassicura come il sostegno fornito dagli Stati Uniti a Kiev finanziato dagli alleati, attraverso il Purl, continui ad aumentare e come gli Usa continuino a condividere informazioni di intelligence con Kiev.
Che il quadro però si complichi sempre di più per gli ucraini, alle prese anche con il blocco dei 90 miliardi di aiuti europei a causa del veto ungherese, si evince dalle dichiarazioni di Zelensky che, in un’intervista alla Reuters, ha spiegato come gli Stati Uniti stiano subordinando le loro offerte di garanzie di sicurezza per un accordo di pace in Ucraina alla cessione da parte di Kiev dell’intera regione orientale del Donbass alla Russia. Il tutto mentre il segretario di Stato Marco Rubio, in partenza per il G7 degli Esteri in Francia, minimizza il ruolo di Mosca nel supporto a Teheran e afferma che la Russia «si sta concentrando principalmente sulla guerra con l’Ucraina piuttosto che sul sostegno all’Iran». Anche perché, evidenzia la Reuters, il 40% della capacità di esportazione di petrolio moscovite è bloccata per gli attacchi ucraini. E, secondo il sito The Bell, Putin avrebbe chiesto a diversi oligarchi di sostenere lo sforzo bellico.
In Europa prova a tenere il punto l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas: «Queste guerre sono strettamente interconnesse. Se gli Stati Uniti vogliono che la guerra in Medio Oriente finisca e che l’Iran smetta di attaccarli, dovrebbero esercitare pressioni anche sulla Russia, in modo che non possa più fornire loro questo tipo di aiuto». Per il momento, le intenzioni della Casa Bianca non lasciano senz’altro intendere un cambio di passo con Mosca. Anzi.