Corriere della Sera, 27 marzo 2026
Israele costruisce 32 avamposti all’interno della Striscia
I blocchi di cemento che servivano a segnalare la Linea Gialla sono diventati in questi mesi di tregua 32 avamposti con trincee e una barriera di 16 chilometri. A Gaza gli ingegneri dell’esercito – rivela Haaretz dopo aver analizzato immagini satellitari – stanno trasformando in una frontiera permanente la separazione tra la metà della Striscia sotto il controllo delle truppe e il resto dominato da Hamas. Anche se il «piano di pace» delineato da Donald Trump prevede il ritiro totale degli israeliani. «Quando e se Hamas sarà disarmato», specifica il premier Benjamin Netanyahu. Convinto com’è che la forza internazionale, ancora da formare e dispiegare nella Striscia, non sarà in grado di smilitarizzare il territorio.
Gli inviati della Casa Bianca hanno presentato ai jihadisti una proposta per deporre le armi da qui a sei mesi. Hamas la considera «irrealistica» e in ogni caso i capi dell’organizzazione non hanno intenzione di rispondere fino a quando dura la guerra contro l’Iran. Il governo a Gerusalemme considera capacità offensive anche i tunnel scavati sotto la sabbia, ne restano almeno 150 chilometri da smantellare. Qualche mese fa Eyal Zamir, il capo di stato maggiore, aveva definito la Linea Gialla «il nuovo confine: difensivo e da dove i soldati possono attaccare». I generali sono certi – e con loro Netanyahu – che prima o poi sarà necessario riprendere le operazioni militari ordinate dopo il massacro di 1.200 persone nel Sud di Israele perpetrato dai terroristi di Hamas. In due anni di guerra sono stati uccisi oltre 70 mila palestinesi.
Nella metà dei 363 chilometri quadrati restano ammassati oltre due milioni di palestinesi, accampati nelle tende o nei ruderi delle case, Gaza è un cumulo di macerie. Il conflitto con Teheran ha distolto l’attenzione dai progetti internazionali per la ricostruzione e dalla necessità di aumentare l’ingresso degli aiuti umanitari.