Corriere della Sera, 27 marzo 2026
Trump dà dieci giorni in più all’Iran
Il presidente Trump ha stabilito ieri sera una nuova scadenza per i negoziati con l’Iran, rimandandola di 10 giorni: il 6 aprile alle 20.00 (orario della Costa Est degli Stati Uniti, in Italia le 2.00 del 7 aprile). Fino ad allora – ha scritto sul suo social Truth – le infrastrutture energetiche iraniane non verranno distrutte. Ha motivato la decisione dicendo che «nonostante le erronee dichiarazioni in senso opposto dei fake media e di altri» i negoziati «vanno molto bene». Di prima mattina il presidente aveva invece ammonito i leader dell’Iran a pensare «sul serio e presto» a negoziare, «prima che sia troppo tardi». «I negoziatori iraniani sono molto diversi e strani. Ci supplicano di fare un accordo. E dovrebbero, visto che sono stati militarmente annientati... Eppure pubblicamente dicono solo che stanno esaminando la nostra proposta. SBAGLIATO!!!».
Alla Casa Bianca si è tenuto ieri il primo incontro di governo dall’inizio del conflitto in Iran: tutti – dal vicepresidente JD Vance al segretario del Tesoro Scott Bessent – hanno detto a turno che questa guerra era necessaria. Il presidente ha affermato che «non gli interessa» se gli iraniani fanno o no l’accordo e ha ribadito che è l’Iran a volerlo perché «gli abbiamo spaccato il c...o». L’Iran ha respinto le iniziali richieste americane, che includono che rinunci all’arricchimento dell’uranio, ponga fine al supporto alle milizie alleate nella regione e riduca il programma missilistico, ma non ha chiuso la porta al negoziato. Un funzionario iraniano ha detto ieri alla Reuters che quelle richieste sono «unilaterali e ingiuste»; secondo il Wall Street Journal l’Iran chiede che vengano ridimensionate e vuole garanzie che non verrà attaccato di nuovo, prima di accettare un incontro faccia a faccia per discutere un cessate il fuoco.
Trump ha replicato ieri di non essere sicuro «di voler fare un accordo con loro per porre fine alla guerra. Hanno la possibilità di abbandonare in modo permanente le loro ambizioni nucleari e unirsi a un nuovo cammino. Vediamo se vogliono farlo. Altrimenti saremo il loro peggior incubo. Nel frattempo, continueremo a bombardarli». Ma il presidente ha accompagnato alle accuse (ha definito i leader iraniani «pazzi» e «malati» per i loro attacchi contro i Paesi Golfo) delle aperture: ha rivelato che il «regalo» fatto dall’Iran agli americani per dimostrare di voler negoziare è consistito nel passaggio di dieci petroliere, incluse alcune battenti bandiera pachistana, attraverso lo Stretto di Hormuz. Alla domanda se gli Stati Uniti pensino di prendere il controllo del petrolio iraniano, Trump ha replicato «Non ne parlerei ma è un’opzione».
Sia Steve Witkoff (che ha confermato di aver inviato agli iraniani il piano in 15 punti) che il segretario di Stato Marco Rubio, in partenza per la Francia per il summit dei ministri degli Esteri del G7, hanno dichiarato che «sono stati fatti progressi» verso il negoziato e che ci sono «buoni segnali», ma Rubio ha aggiunto che è ancora tutto molto «fluido». Dei Paesi del G7 ha detto che «è nel loro interesse aiutare, ricevono più carburante di noi» dallo Stretto. Trump ha criticato nuovamente la Nato per non aver aiutato in Iran: «Non lo dimenticheremo mai». Oltre che del premier britannico Starmer si è detto deluso dal cancelliere tedesco Merz: «Il leader della Germania ha detto: “Questa non è la nostra guerra”, una dichiarazione molto inappropriata».
Trump ha anche confermato che gli Usa potrebbero inviare in Medio Oriente armi e sistemi di difesa aerea destinati all’Ucraina: «Lo facciamo continuamente. Ne abbiamo enormi quantità in Germania e in Europa, siamo pieni... e a volte li prendiamo da una parte e li usiamo da un’altra». Secondo Reuters, Israele avrebbe rimosso il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf (possibili negoziatori) dalla lista degli obiettivi, su richiesta del Pakistan a Trump.