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 2026  marzo 27 Venerdì calendario

Santanchè, il giorno dopo l’addio

Una cena con il suo binomio preferito (pesce & bollicine), assieme a suo figlio e al compagno Dimitri Kunz d’Asburgo. Poi, di mattina, una lunga passeggiata per smaltire una grande amarezza nel parco della Versiliana, dove è immersa la sua villa. È il menù scelto da Daniela Santanchè, il giorno dopo le sue dimissioni dal ministero del Turismo, imposte dalla premier Giorgia Meloni, che ha innescato un «repulisti» nel partito dopo il crollo al referendum. Privacy, persone a cavallo e le Apuane, imbiancate dalla neve, affacciate su una pineta sterminata: da sempre è questo il suo buen retiro. Ed è qui che l’ex ministra si è voluta subito rifugiare dopo il suo drammatico addio al governo. Ha resistito fino all’ultimo – sperando di poterla sfangare anche stavolta, forte del legame di amicizia sanguigna con un peso massimo come Ignazio La Russa – ma alla fine ha dovuto cedere, perché anche il presidente del Senato ha potuto solo prendere atto della richiesta scritta di Meloni.
«Non ho niente da dire – risponde la senatrice al Corriere, fuori dalla sua abitazione —. Tutto quello che penso è scritto della lettera aperta» che ha inviato ieri alla presidente del Consiglio e leader del suo partito: Fratelli d’Italia. Il tono dell’ex ministra è gentile, ma risoluto. Al suo fianco, a farle da scudo, ci sono due uomini della scorta e un’assistente. Lei, «La Dani», è elegantissima come sempre, con l’immancabile borsa Kelly al braccio.
A poche centinaia di metri da qui c’è il Twiga, meta del jet set e simbolo degli anni scintillanti di quando la «Santa» era plenipotenziaria al fianco di Flavio Briatore. Ma adesso, complici i debiti da pagare delle sue aziende private, anche il Twiga non c’è più: alla fine del 2024 è stato venduto a Leonardo Maria Del Vecchio, patron di Luxottica. Ma anche quell’era è finita.
Da Firenze, dove sta gestendo la riapertura estiva di due importanti locali, risponde il suo compagno Dimitri: «Daniela è serena: abbiamo cenato assieme ed è sorridente – racconta —. Ha accettato le indicazioni della presidente Meloni. E presto ripartirà più forte di prima, ne sono certo: vedrete!». «Ci ha detto che “chiusa una porta si apre un portone”. È forte e determinata», raccontano dal suo staff ministeriale.
In un primo momento, nella testa di Santanchè era scattata anche una sorta di caccia al colpevole, convinta che qualcuno avesse sobillato l’«amica Giorgia» a scegliere la ramazza per fare pulizia dopo la batosta. Ma poi ha capito che era tutta farina del sacco della premier, che non a caso si era sfogata in privato: «Adesso basta, non proteggo più nessuno». La «Santa» è la seconda ministra che salta da inizio legislatura. Il precedente è quello dell’ex collega della Cultura Gennaro Sangiuliano, che ieri l’ha messa così: «Non entro nel merito, le dimissioni sono sempre un fatto soggettivo. Ritengo però che era doveroso ottemperare alla richiesta di Meloni».
Decisamente più taglienti le parole di Giovanni Donzelli, capo dell’organizzazione di FdI: «Credo che ci fosse comunque la necessità di dare un segnale, un cambio di passo non tanto sulle materie tematiche del turismo – commenta —, ma forse su alcuni messaggi che Meloni voleva dare molto chiari e che forse erano stati ricevuti anche da parte del voto degli elettori» sul referendum sulla giustizia.