Corriere della Sera, 27 marzo 2026
La spinta di Marina: bene il rinnovamento dei dirigenti
In principio fu il «colpetto» di Pier Silvio Berlusconi. Nel luglio scorso, alla presentazione dei palinsesti Mediaset, fu più che freddino nei confronti dello Ius scholae su cui puntava Forza Italia: «Non mi sembra una priorità per gli italiani». Poi temperò: «Mi spiace per Tajani, così so di dargli un colpetto».
Va detto subito: Antonio Tajani resta saldamente al suo posto. Certo, Pier Silvio anche nello scorso dicembre aveva rilanciato sul rinnovamento di Forza Italia: «Ritengo che siano inevitabilmente necessarie facce nuove, idee nuove e un programma rinnovato». Cosa che la sorella Marina condivide. Ma la raccolta di firme guidata da Claudio Lotito che ha portato alle dimissioni di Maurizio Gasparri da capogruppo al Senato non è da considerare il primo passo per arrivare alla caduta del segretario. Nel pomeriggio, filtra sulle agenzie anche «l’immutata stima» di Marina Berlusconi nei confronti di Tajani. Ma anche il sostegno a «una sempre maggior apertura della classe dirigente di Forza Italia».
È vero, però, che la primogenita del fondatore – che comunque preferisce non intervenire sulle scelte del partito – nei giorni scorsi ha sentito al telefono i ministri Maria Elisabetta Casellati e Paolo Zangrillo: entrambi, poi, la richiesta di dimissioni l’hanno firmata. Così come il vicinissimo alla famiglia Francesco Paolo Sisto. Certamente, il No al referendum sulla Giustizia ha deluso i fratelli Berlusconi e ha fatto accelerare le cose. Ma a peggiorarle, già prima, era stata anche la strada dei congressi di partito, cara a Tajani. Ma non esattamente nella tradizione azzurra: «Da noi non è mai stato così» sbuffa un deputato. Che quindi ironizza: «Se poi Martusciello porta uno sproposito di tessere, Forza Italia diventa lui?». Ma per la vicenda del capogruppo al Senato probabilmente è stato significativo un fatto precedente di pochi giorni al voto. Maurizio Gasparri, molto presente in televisione, avrebbe infatti chiesto a Mediaset di oscurare il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo. L’interessato non l’aveva presa bene, il litigio era detonato. La famiglia Berlusconi pare non abbia apprezzato.
Mentre la designazione di Stefania Craxi, di cui Marina ha «grande stima», è idealmente in continuità con il rapporto tra Berlusconi e Bettino Craxi. Un’amicizia nata nei profondi anni ‘80 – vacanze assieme incluse – tra due uomini che si consideravano «del fare». Nel 1984, con il famoso «decreto Berlusconi», Craxi premier diede via libera alle trasmissioni delle reti Mediaset bloccate dalle ordinanze pretorili. Nel 1990, Anna e Bettino Craxi furono i testimoni del matrimonio di Berlusconi con Veronica Lario. Poi, i destini presero strade opposte: nel 1994, Craxi dovette prendere la via dell’esilio a Hammamet per la «pioggia di avvisi di garanzia». Berlusconi fondò Forza Italia e divenne premier. La distanza successiva fu fonte di amarezza per il leader socialista. Anche se Berlusconi fu ai funerali di Craxi nel 2000 e più tardi non mancò di rendergli omaggio, anche come vittima di persecuzione giudiziaria.
Certo, a Milano nessuno vuole terremoti. Del resto, la guida di Tajani è espressione indiscussa della volontà di Silvio Berlusconi: «Lui lo scelse come segretario di Forza Italia, lui lo volle vicepremier» fa notare un azzurro. Il sostegno della famiglia a Forza Italia, dice il forzista di peso, «resta ma non era scontata. Avrebbero anche potuto scegliere un rapporto non intermediato con la premier Meloni». È probabilmente vero, però, che le differenze con Fratelli d’Italia non sono destinate a stingere sullo sfondo. Il tema dei valori liberali e dei diritti civili, tante volte sottolineati da Marina, resta centrale nella fisionomia del partito creato dal padre. In Forza Italia molti già a suo tempo avevano espresso riserve su iniziative come la partecipazione al «Board of peace» trumpiano da parte di Tajani. Da Marina non una parola, consapevole che ogni mossa delle sue sopracciglia è annotata. Detto questo, l’agitazione sul capogruppo alla Camera Paolo Barelli pare figlia dei nervosismi che attraversano il partito. «Tra l’altro – osserva un deputato – Barelli è consuocero di Tajani. Un colpo a lui sarebbe un colpo anche al segretario». Resta vero, però, che molti sottolineano l’autorevolezza, dentro e fuori il partito, di Giorgio Mulè