Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  marzo 26 Giovedì calendario

Il Cio blocca le atlete transgeder: test obbligatori

Svolta per il Cio: a due anni dalle Olimpiadi di Los Angeles, e dopo le fervide polemiche per le Olimpiadi di Parigi, il Comitato olimpico internazionale ha introdotto nuove regole sull’idoneità alle gare della categoria femminile. Ciò significa che potranno iscriversi alle gare femminili solamente le atlete verificate attraverso un test genetico sul gene Sry (Sex-determining Region Y). Si tratta di un’analisi del Dna volta a individuare la presenza o l’assenza di questo specifico frammento genetico, situato normalmente sul braccio corto del cromosoma Y. Questo gene è considerato l’interruttore principale per lo sviluppo embrionale in senso maschile.
Le atlete che risulteranno negative al test Sry saranno considerate permanentemente idonee a competere nella categoria femminile, ciò significa che non dovranno mai più sottoporsi ad alcun genere di test per competere nelle gare femminili. Al contrario, le atlete che risulteranno positive a questo test potranno partecipare ad altre categorie per cui risultano idonei, come quella maschile, le competizioni miste (nei posti riservati agli uomini), le categorie open o gli sport senza distinzione di sesso. Si tratta di una decisione che va a spegnere in modo definitivo le polemiche legate alle ovvie diseguaglianze negli sport femminili in cui le atlete transgender e gli individui XY con differenze nello sviluppo sessuale sensibili agli androgeni ottengono indubbi vantaggi di tipo fisico.
“Come ex atleta, credo profondamente nei diritti di tutti gli olimpionici a partecipare a una competizione equa. La politica che abbiamo annunciato si basa sulla scienza ed è stata guidata da esperti medici”, ha dichiarato la presidente del Cio Kirsty Coventry. “Ai Giochi olimpici anche i margini più piccoli possono fare la differenza tra vittoria e sconfitta. È assolutamente chiaro che non sarebbe giusto che i maschi biologici competessero nella categoria femminile. Inoltre, in alcuni sport semplicemente non sarebbe sicuro”, ha aggiunto Coventry.
Ci sono già polemiche da parte di chi non considera giusta la decisione del Cio, perché si accusa il Comitato Olimpico di essersi schiacciato sulle direttive imposte da Trump ma la discussione interna al Cio è datata ed è esplosa con forza alle Olimpiadi di Parigi nel 2024, a seguito di alcuni episodi che hanno costretto il Comitato a guardare la realtà e abbandonare l’ideologia gender e woke dell’inclusione a tutti costi.