il Giornale, 26 marzo 2026
La vita avventurosa di Julius Evola, pensatore senza etichette
La vicenda di Julius Evola può risultare poco coinvolgente se l’attenzione si limita a singoli scritti o momenti particolari della sua vita, e quindi se si resta vincolati a etichette già consolidate: sostenitore del regime, “antifascista” per l’Ovra, esoterista, razzista, dadaista, “cattivo maestro” per i giovani missini nella seconda metà del Novecento, cultore di magia.
Etichette diventate veri e propri schemi interpretativi, capaci di influenzare le analisi e consolidare visioni parziali, rendendo estremamente difficile affrontare lo studio senza alcuna forma di partigianeria.
Un approccio efficace è quello adottato da Andrea Scarabelli, che ha aggiornato e ampliato la propria monografia originariamente pubblicata nel 2024 (Vita avventurosa di Julius Evola. Una biografia, Bietti edizioni), arricchendola anche di curiosità e dettagli. Il volume, di quasi mille pagine, offre una ricostruzione estremamente precisa e completa, superiore a qualsiasi altro studio, pur già accurato e sofisticato.
Grazie alla lunga esperienza alla guida della Fondazione Evola, Scarabelli combina interesse personale e accesso privilegiato a un archivio in continua crescita, attivo sin dalla sua istituzione nel maggio 1974 con il consenso dell’interessato. Integra articoli, lettere, aneddoti e rapporti di polizia, chiarendo le tesi evoliane e ricostruendo un mosaico biografico e intellettuale dettagliato, dove la cronologia non è solo cornice narrativa, ma mostra come scelte personali, filosofiche e artistiche si intreccino con la realtà concreta di ogni fase storica, colmando lacune rispetto a quanto già raccontato nell’autobiografia Il cammino del cinabro (1963), in cui Evola privilegia un approccio impersonale e spurio da ogni dato privato. La determinazione di Evola a evitare la soggettività e i dettagli della vita privata, privilegiando un approccio impersonale e un pensiero distaccato dal contingente, diventa infatti uno dei tratti distintivi anzi, il tratto distintivo, peraltro già avviato negli anni Venti con Teoria e fenomenologia dell’Individuo assoluto.
Non mancano apparenti minuzie, a partire dalla nascita circondata da un’aura araldica fittizia che gli permise di farsi chiamare “Barone”, titolo che inizialmente gli garantì prestigio negli ambienti nobiliari austro-tedeschi e poi consolidò quell’aplomb fluttuante tra snobismo e contegno elitario, coerente con l’immagine di distacco e superiorità che cercò di coltivare per tutta la vita. Tutto ciò si intreccia con la realtà del tempo: Evola fu ufficiale di complemento nella Prima Guerra Mondiale, poi futurista e dadaista. Passò dalle esplorazioni esoteriche giovanili all’incontro-scontro con Arturo Reghini, che lo avviò alla “prospettiva alternativa” di René Guénon, fino all’impegno giornalistico ne Il Mondo di Giovanni Amendola e alla critica dell’idealismo gentiliano, oltre a relazioni sentimentali come quella con Sibilla Aleramo. Lo scontro con Reghini, ad esempio, nacque dal progetto della rivista Ur, concepita insieme a Reghini e Giulio Parise, dove Evola esaltava l’imperialismo pagano mediterraneo come alternativa al cristianesimo; l’accusa di plagio segnò l’inizio della frattura della loro collaborazione e fu il primo di numerosi contrasti personali e intellettuali che Evola avrebbe avuto nel corso della vita.
Nel 1931, grazie all’intercessione di Benedetto Croce, pubblica La tradizione ermetica; nel 1934 esce Rivolta contro il mondo moderno. Nel frattempo viaggia per l’Europa come inviato di diversi giornali e frequenta locali notturni, ristoranti raffinati e cinema.
Vale, dunque, l’analisi di Alain de Benoist, che nella Prefazione ricorda come Evola, a differenza di René Guénon e Frithjof Schuon, non si sia mai tirato indietro dalle esposizioni politiche. Eppure, la sua opera, che ha influenzato generazioni di militanti, tradotta in tutta Europa e negli Stati Uniti, resta fondamentalmente “impolitica”.
Le passioni umane, più che quelle intellettuali, mostrano un pensatore che attraversa il proprio tempo mantenendo un apparente distacco dalla quotidianità. Da queste contraddizioni nasce il futuro “individuo differenziato”, simbolo della sua autorevolezza come guida spirituale e politica, ma sottolinea come la varietà dei suoi interessi vada sempre letta senza omissioni.