La Stampa, 26 marzo 2026
Imperia, una grande moschea per la comunità islamica
na grande moschea a Imperia. Questo l’ambizioso progetto della comunità islamica che venerdì scorso, in occasione della festa di fine Ramadan, alla Rabina di Oneglia, ha trovato la calorosa accoglienza del sindaco Claudio Scajola. «Siamo contenti che il sindaco abbia dato questo importante segnale di apertura – dichiara a La Stampa Gabriele Piccardo, presidente della comunità islamica di via Santa Lucia e membro del direttivo nazionale dell’Ucoii, l’unione delle comunità islamiche in Italia – Un segnale di accoglienza verso la nostra comunità, sempre più numerosa (oltre 2 mila fedeli, ndr) composta da cittadini italiani e non, di religione islamica. Con il sindaco, che ha dimostrato grande sensibilità anche con le cerimonie di conferimento della cittadinanza in Comune, abbiamo un ottimo dialogo. Lo stesso con i suoi predecessori, che ci hanno sempre concesso lo spazio per le nostre feste annuali alla Rabina».
Ad oggi le moschee a Imperia sono cinque, tutte però a capienza ridotta: in via Littardi e via Colombera, in uso alla comunità turca, in via Verdi, comunità arabofona, in via Alfieri, comunità bangladese, e in via Santa Lucia, la più longeva, attiva dal 1992, di respiro multiculturale (albanese, arabofona, italiana, bangladese, pakistana). «Nel mese del ramadan, appena terminato – prosegue Piccardo – le mosche erano stracolme per le preghiere serali. Da tempo cerchiamo un luogo non troppo decentrato per la creazione di un centro culturale islamico che non sia soltanto un luogo di preghiera, ma un vero e proprio punto di riferimento, anche aggregativo, per l’intera comunità islamica. Un centro polivalente che possa unire le attività spirituali a quelle culturali e ludiche. Ad esempio abbiamo in progetto di allestire a Imperia la più grande biblioteca di letteratura islamica d’Italia. Con centinaia di volumi di carattere religioso per attirare non solo fedeli, ma anche studiosi, ricercatori, studenti. Attualmente abbiamo individuato due aree, vediamo se troveremo un accordo».
Ma qual è la funzione di una moschea? «Principalmente è un luogo di culto, dove si prega – spiega Piccardo – Cinque volte al giorno, all’alba, a mezzogiorno, al pomeriggio, verso le 15.30, poi all’ora del tramonto e infine alla sera, l’ultima preghiera, intorno alle 21.15. Ovviamente si può pregare anche a casa o al lavoro, per terra, basta che sia pulito. Durante il weekend ci sono moschee che offrono la scuola per i bambini, per imparare l’arabo e il corano. Poi c’è la funzione prettamente sociale. Chi ha bisogno chiede aiuto all’imam, ad esempio per sedare le controversie familiari e coniugali». La religione musulmana con il passare degli anni sta suscitando grande curiosità, ma come si diventa un fedele dell’islam? «Ci si avvicina all’islam in vari modi – precisa Piccardo – C’è chi sentendo la preghiera in arabo si emoziona e si converte e chi invece fa un percorso di studi. Per convertirsi serve un’attestazione di fede, alla presenza di almeno due testimoni. Per il musulmano esiste un solo Dio e Maometto è l’ultimo dei suoi inviati. I pilastri dell’islam sono cinque: l’attestazione di fede, la preghiera, il ramadan, il pellegrinaggio alla Mecca, almeno una volta nella vita, se hai la possibilità, e l’elemosina ai poveri (almeno il 2,5% del patrimonio immobile, ndr)». Se da una parte suscita grande interesse, dall’altra l’islam viene associato alla paura del terrorismo. «Reagiamo alle paure della gente dando il buon esempio – conclude Piccardo – Chi mi conosce non pensa io sia musulmano, quando lo scopre magari si spaventa per via delle campagne islamofobe da parte di politici e giornali di centrodestra. Siamo 3 milioni di musulmani in Italia e viviamo in maniera pacifica. Siamo i vicini di casa, i compagni di scuola, i braccianti, i medici. Siamo soprattutto brave persone».