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 2026  marzo 26 Giovedì calendario

Dori Ghezzi parla di Gino Paoli

Con la scomparsa di Gino Paoli, Dori Ghezzi rivive momenti mesti e racconta quel che sa del rapporto fra Gino e Fabrizio De André: «Gino ha vissuto la sua vita piena, fino in fondo. Fabrizio purtroppo se n’è andato via molto prima, è come se avesse vissuto una mezza vita. Negli ultimi anni non ci si vedeva quasi più, perché noi eravamo quasi sempre in Sardegna, ma il loro rapporto è rimasto solido e affettuoso. Quando e come si conobbero non lo so, ancora non ero arrivata nel mondo di Fabrizio. Si sono conosciuti di certo prima di diventare famosi. Ma una cosa la posso dire: se non ci fosse stato Gino, Tenco e pochi altri, non ci sarebbe stato nemmeno il cantautore Fabrizio De André. Gino gli ha aperto una strada, lo ha incoraggiato, lo ha fatto sentire appartenente a un mondo nuovo come artista di un certo livello, gli ha dato forza all’interno di una famiglia alto-borghese che aspettava una laurea di avvocato, alla quale la musica non sembrava un gran traguardo. Magari senza Gino e gli altri, Fabrizio avrebbe fatto l’avvocato davvero: è stata la grande forza della Scuola Genovese».
Raccontava, De André: «Eravamo agli inizi degli Anni 60 quando andai da Gino Paoli per fargli ascoltare le mie cose, sapevo che lui amava Brassens come me... Di lì a un po’ mi propose di cantare in uno spettacolo che lui doveva fare al Circolo della Stampa. Risposi che non me la sentivo e lui ribattè: “Basta provare, anch’io ho il terrore del pubblico”.
Il giorno fissato passò a prendermi, io non volevo saperne e lui mi afferrò per un braccio, trascinandomi in macchina e ridacchiando. Per tutto il tragitto non dicemmo una parola. Ero terrorizzato e una volta arrivati, dissi, con voce che mi sforzai di fare apparire decisa, che mai e poi mai avrei cantato. Lui prese la chitarra, mi agguantò per la collottola e mi trascinò in scena. Cantai».
È anche abbastanza stravagante che tutto questo sia avvenuto in una città e una regione che a quelli di fuori appare chiusa, poco disponibile agli scambi. Ma qui Dori non ci sta, deve aver ereditato l’orgoglio genovese di De André e ribatte con energia: «Se ci pensa, sarà avara Genova, ma inconsapevolmente ha regalato l’America agli altri. Perché Colombo da dove viene? E dopo di lui è arrivato il fiorentino Amerigo Vespucci: l’Italia ha scoperto l’America e non si è tenuta nemmeno una virgola, se ne sono impossessati tutti tranne il nostro Paese e Genova soprattutto: quindi, in fondo, i genovesi sono generosi».
E lei, quando ha conosciuto Gino Paoli? «Ci siamo incontrati per un periodo, nella mia attività di interprete, nella stessa casa discografica a Milano. Mi pare fosse la fine degli Anni 60, era generoso e cordiale e mi ci sono affezionata. Quando poi sono venuta a Genova con Fabrizio, ci siamo sempre frequentati: ho conosciuto e frequentato di Gino tutte le famiglie: la prima moglie, poi le sue compagne, poi da Ornella fino a Paola: che per tanti anni è stata brava, socievole, disponibile. Ha tenuto insieme la famiglia in modo corretto. Poi l’anno scorso la storia terribile della morte di Giovanni, il primo figlio di Gino. Non ti puoi rassegnare, quando perdi i figli. Se ti capita a una certa età, ti senti quasi in colpa. È stato un colpo duro, per lui. Capisco che non voglia ora il funerale... Vede? Sto parlando al presente, non mi va di pensarlo al passato, per noi sarà sempre qui. Non ho ancora nemmeno avuto la forza di chiamare Paola, chissà cosa sta passando, anche se è una donna forte».
Erano due artisti veri, grandissimi, Gino Paoli e Fabrizio De André. Scuola Genovese o no, per ora sembra non ne nascano più, di quella pasta. «Nel campo del cantautorato si può dire che l’Italia a livello mondiale è la più forte, come quantità prima ma soprattutto come livello, che è altissimo. All’inizio tutti scrivevano più che altro canzoni d’amore, l’argomento sociale o il politico rimanevano come sullo sfondo. Poi Fabrizio ha iniziato a dare discontinuità di contenuti e un po’ tutti hanno cominciato a guardarsi intorno e a cantare i problemi della gente. In quanto a Gino, oltre che autore era un cantante puro: come ti arrivavano le sue canzoni, come le cantava lui... era unico».
Intanto, il progetto museale della Casa dei Cantautori di Genova, che Paoli e De André avevano progettato insieme, è fermo. Che peccato, chissà se la sindaca Salis che ha fama di donna d’azione ci metterà finalmente il naso... «Peccato che nemmeno Gino abbia potuto vederla nascere davvero, questa casa. Si era dato molto da fare. In pratica non si va avanti, tutti stiamo aspettando un segno».