lastampa.it, 26 marzo 2026
Figure AI, l’azienda dietro al robot di Melania Trump
Un ospite d’eccezione alla Casa Bianca. Ieri la first lady Melania Trump ha dato il via al vertice sull’educazione infantile e su tecnologie globali dal titolo “Foresting the Future Together Global Coalition Summit” sfilando fianco a fianco con il robot umanoide Figure 3. Sviluppato negli Stati Uniti da Figure Ai, l’invitato ha camminato lentamente lungo il corridoio accanto alla moglie del presidente.
Prima di pronunciare un discorso di apertura, accompagnato da gesti e una presentazione, il robot ha ringraziato Melania, nonché dato il “Benvenuto” in undici lingue diverse. Poi, sempre in maniera autonoma, è tornato indietro. Silenzio e stupore tra i relatori presenti in sala, certo.
Ma al netto dello sfoggio dei muscoli nel settore – visto che è ormai palese lo scontro a distanza con la Cina –, il quesito che è più rimbalzato è: chi c’è dietro a questo robot? Quanto costa? Il padre di Figure AI è Brett Adcock, imprenditore nel settore tech di 39 anni con un patrimonio stimato di 19,1 miliardi di dollari.
Come analizza Cnbc, «l’attenzione mediatica della Casa Bianca forse rafforzerà Figure AI, azienda sostenuta da Nvidia, ma meno consciuta rispetto a colossi del settore come Optimus di Tesla e Boston Dynamics, sebbene parte del suo team provenga da queste aziende, così come da big tech come Apple».
La storia di Figure AI e il costo dei robot
Figure AI è nata nel 2022 e oggi vale circa 39 miliardi di dollari. Ad alimentare i robot (il cui sviluppo li dovrebbe portare a un’implementazione in abitazioni e nel settore logistico nei prossimi anni) ci pensa il sistema di intelligenza artificiale Helix, un modello vision-language-action che gli consente di apprendere attraverso l’osservazione e i comandi vocali.
Quanto basta per raccogliere oltre un miliardo di dollari nel round di finanziamento di serie C di settembre, guidato dal fondo Parkway Venture Capital con la partecipazione di altri investitori del calibro di Nvidia, Intel Capital, Qualcomm Ventures e Salesforce. Tra le collaborazioni commerciali già avviate dall’azienda c’è anche Bmw, che usa i robot in attività come la movimentazione di componenti in lamiera nei suoi impianti.
E poi c’è il costo: 24.760 dollari, secondo quanto riferisce Figure AI. Figure 3 è un diretto concorrente di Optimus, sviluppato da Tesla, e 1X di Neo, che nel corso del 2026 avvia le consegne al costo di 20 mila dollari per ogni robot.
La causa contro l’azienda
Tutto bello. Ma Figure AI ha anche qualche da risolvere. A novembre è stata citata in giudizio dal suo ex responsabile alla sicurezza dei prodotti, Robert Gruendel. Con una denuncia presso il Tribunale federale della California, questi sostiene di esser stato licenziato dopo aver avvertito il management che i robot erano così potenti da riuscire a fratturare un cranio di una persona.
Gruendel, tra l’altro, afferma che un robot aveva anche lacerato la porta di un frigorifero di acciaio, a causa di un malfunzionamento. Ricostruzioni basate su «falsità», dice l’azienda, nella cui versione riporta che l’ex dipendente sia stato licenziato per scarso rendimento sul posto di lavoro.
Ora, però, i riflettori sono finiti su Figure AI. Che potrebbe entrare a pieno regime nel circuito delle aziende osservate speciali dall’amministrazione Trump. Non proprio una novità per Adcock, già co-fondatore della società di droni, Archer Aviation, creata nel 2018. Le azioni di quest’ultima hanno visto una spinta all’insù a giugno dopo che il presidente degli Stati Uniti ha firmato un ordine esecutivo per l’istituzione di un programma per promuovere l’integrazione sicura dei taxi aerei elettrici nelle città statunitensi.