repubblica.it, 26 marzo 2026
Overtourism, un villaggio slovacco chiede di uscire dal patrimonio Unesco
C’è un piccolo villaggio tra i monti della Slovacchia centrale, sopra Ruzomberok, che sembra uscito da una fiaba. Case in legno dipinte di blu, rosa e giallo, tetti spioventi, una chiesetta bianca e prati che salgono verso il bosco. Si chiama Vlkolínec ed è uno dei borghi contadini meglio conservati dell’Europa centrale. Dal 1993 è iscritto nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco come esempio eccezionalmente integro di architettura tradizionale carpatico-slava: un insediamento agricolo rimasto intatto, senza trasformazioni moderne invasive.
Dieci abitanti per 100mila turisti
Ed è proprio qui che si consuma un paradosso: il riconoscimento che doveva proteggere il villaggio rischia oggi di metterne in crisi la vita quotidiana. Secondo quanto riportato da media slovacchi a Vlkolínec vivono stabilmente poco più di una decina di abitanti, mentre i visitatori superano ogni anno quota 100.000. Un numero enorme, se rapportato alle dimensioni del luogo: una sola strada, una manciata di case, nessuna vera infrastruttura turistica.
Le testimonianze raccolte dalla stampa locale parlano di una pressione crescente: turisti che entrano nei cortili, fotografano l’interno delle abitazioni, si affacciano alle finestre oltre a bancarelle di souvenir e a camioncini di street food che contrastano con il contesto storico.
Alcuni residenti hanno reagito con cartelli, recinzioni improvvisate, inviti a rispettare la privacy. In più, le regole imposte dalla tutela Unesco – necessarie a preservare l’integrità del sito – limitano modifiche, ristrutturazioni e perfino alcune attività quotidiane, rendendo più complesso abitare stabilmente il villaggio.
Il risultato è una tensione sempre più esplicita: c’è chi, tra gli abitanti, arriva a dire che la cancellazione dalla lista Unesco migliorerebbe la qualità della vita. Una posizione che la stampa slovacca tratta con cautela, sottolineando come una parte della comunità riconosca invece i benefici del riconoscimento, dai restauri finanziati alla visibilità internazionale.
Raro esempio di villaggio in legno intatto
Per capire il senso di questo conflitto bisogna tornare alle ragioni dell’iscrizione. Vlkolínec è stato dichiarato patrimonio dell’umanità perché rappresenta un raro esempio di villaggio montano dell’Europa centrale sopravvissuto quasi intatto: oltre quaranta edifici in legno del XVIII e XIX secolo, disposti lungo un asse lineare, con fienili, orti e spazi agricoli ancora leggibili. Non è un museo ricostruito, ma un insediamento autentico, nato e cresciuto in relazione al paesaggio.
Ed è proprio questa autenticità a renderlo fragile. Visitandolo oggi si attraversa un luogo di grande bellezza: la chiesa della Visitazione della Vergine Maria (costruita nel 1875), il piccolo campanile settecentesco in legno, il museo etnografico allestito in una casa tradizionale, i dettagli delle facciate decorate. Ma ciò che colpisce davvero è il silenzio – interrotto però, sempre più spesso, dal flusso continuo dei visitatori.
Vlkolínec diventa così un caso emblematico di overtourism in scala minima: non una grande città travolta dal turismo globale, ma un microcosmo rurale dove il rapporto tra abitanti e visitatori si è rovesciato. Un luogo pensato per essere vissuto che rischia di trasformarsi in scenografia.
La domanda che emerge è semplice: si può salvare un patrimonio senza svuotarlo della sua comunità? A Vlkolínec la risposta resta incerta. Ed è proprio questa incertezza a trasformare il piccolo villaggio slovacco in uno dei casi più interessanti del dibattito sul turismo contemporaneo.