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 2026  marzo 26 Giovedì calendario

Intervista a Barbara Bouchet

Ha abbandonato i B-movie all’italiana, che pure l’avevano resa un’icona, a neanche quarant’anni. Come del resto aveva detto addio a Hollywood e a fidanzati famosi, da Omar Sharif a Steve McQueen. A 82 anni Barbara Bouchet torna protagonista sul grande schermo con il ruolo cercato da una vita. In Finale: allegro di Emanuela Piovano, passato al Bf&st e in sala dal 9 aprile è un’anziana pianista che vede la propria routine incrinarsi con l’arrivo di una giovane domestica e di un amore inatteso. E allora decide che si può rimettere in discussione tutto, anche nella parte più in là della vita. Tratto dal romanzo L’età ridicola di Margherita Giacobino, il film attraversa temi forti: l’amore in età avanzata, l’omosessualità femminile, il diritto di scegliere sul proprio destino, mantenendo una leggerezza gentile.
 
Cosa rappresenta per lei questo film, dal punto di vista umano e artistico?
«Quello che cercavo da tanti anni: interpretare questo tipo di personaggio, di femminile. Sono sempre stata sempre ingabbiata nel mio mondo, il cinema sexy, a un certo punto non ce la facevo più. A 39 anni me ne sono andata e ho cercato altri ruoli, volevo incarnare donne della mia età. È da dieci anni che lo dico: fatemi vecchia, fatemi brutta, ma datemi un ruolo dove posso mettere i denti, essere anche apprezzata come attrice. Sono cresciuta, anche come attrice, penso anche migliorata. Ci ho messo tanto tempo, però quando ho letto questo copione ho detto: ecco, è arrivato. Il ruolo perfetto, quello che cercavo. Un ruolo drammatico, tante cose da vivere, da capire, dall’eutanasia all’omosessualità, all’amore tra anziani.... Sono stata felicissima».
Il film tocca anche un tema forte come l’eutanasia: che rapporto ha lei con l’idea della fine della vita?
«Ci ho riflettuto, penso che nel caso di una malattia grave non vorrei accanimento su di me, specialmente alla mia età. Medicine che mi permettono di vivere un anno o due di più? Non sono d’accordo. Decido io se voglio andarmene o no. Ho vissuto una vita lunga, bella, interessante, movimentata. Potrei anche accettare di andarmene. Solo che in Italia non si può. Vabbè, si va da altre parti».
Una storia che racconta l’amore tra persone anziane.
«La vita con gli anziani, tra di loro, tra di noi, è importante. Ho tanti coetanei intorno, le mie amiche, e ho capito che quel che conta è nella testa, nell’anima, nella condivisione della vita che abbiamo vissuto. È bello, ma in tanti non lo considerano importante. Pensi, invece, ai giovani: prima di internet, con chi parlavano per capire qualcosa? Con i genitori, con i fratelli, con i nonni, con le persone adulte, di esperienza. Oggi digitano su Google e non si confrontano con nessuno. Il vissuto di una persona anziana è tutta un’altra cosa. Ma a questo i giovani non sono interessati».
In questo personaggio che cosa ha ritrovato di sé?
«È una donna della mia età che in passato è stata una grande insegnante e una grande artista. Ho ritrovato anche il rapporto con la mia amica, anche se qui si parla di un amore che dura da tanti anni, spezzato dal desiderio non condiviso di un figlio che tuttavia non ha cancellato il sentimento. Ma, nel film, lei pian piano se ne va con la mente e mi lascia sola. Ed è questo il momento in cui, credo abbia pensato: basta non ho più alcuna voglia di andare avanti».
Lei ha avuto un’infanzia difficile, in fuga e nella povertà: che cosa ricorda oggi?
«Sono molto brava a rimuovere e credo che questa capacità mi abbia salvata, cancello ciò che non voglio ricordare e vado avanti. Non le porto dentro di me, non mi faccio rodere, tengo lontano il dolore. Anzi, ogni problema mi rafforza».
Che rapporto ha oggi con i ricordi?
«Qualche volta, anche se tendo a rimuovere, la mia testa parte da sola, soprattutto la sera, quando vado al letto, e va indietro, va avanti, a destra, a sinistra... Vorrei che nulla disturbasse questa fase della mia vita, quindi cerco di fare spazio nella mia testa e ospitare nuove cose da fare, interessi, qualcosa che mi dia gioia, piacere».
Ci sarà un ricordo bello che ha voluto conservare.
«Sono cose personali, soprattutto legate ai figli. E alla mia famiglia: Eravamo sei fratelli, ora siamo rimasti in cinque ma siamo molto legati. Io sono la più grande, ho fatto un po’ da mamma a tutti. Se la sorella che vive a San Francisco mi chiama e io non rispondo, telefona subito a mio fratello che vive a Roma, quello si veste e viene da me anche in piena notte. “Mi hanno detto che devo controllare che stai bene”. Questo per me è il valore più grande: la mia famiglia, il mio clan».
Da dove nasce la sua forza?
«Credo sia innata, ho lasciato casa a 15 anni e da lì ho fatto tutto da sola, ho viaggiato, ho ricominciato da capo, ho imparato lingue. È la mia natura».
Quando è andata a Hollywood, ha sempre avuto chiaro cosa voleva e cosa non voleva?
«Certo. So cosa voglio ma so anche quello che non voglio. In qualche caso ho lasciato persone che volevano da me quello che volevano loro, anzi, proprio per un caso del genere ho lasciato Hollywood. Un uomo potente e prepotente mi disse “io ti distruggo”, e aveva le armi per poterlo fare. Ho fatto la valigia e sono andata a New York».
Anche nelle relazioni è stata sempre così libera?
“Quando capivo che non era quello che volevo dalla vita andavo via, anche se si trattava di Steve McQueen o Omar Sharif. Non basavo la mia vita su chi avevo accanto. Se non condividevo quella visione della vita, facevo la valigia e me ne andavo. E non ho mai rimpianto nessuna di queste scelte».
Si è anche divertita: è vero che a una festa sfoggiò Warren Beatty ammanettato?
«È vero. L’ho incontrato a una festa, c’erano delle manette, gliele ho messe sul polso e ho detto “sei mio”. Ma sono cose che si fanno quando si è ragazzi… Io non sono mai stata attaccata a una persona solo perché famosa, altrimenti magari oggi stavo lì a cucinare… Steve McQueen mi chiedeva di fare i pranzi per i suoi amici motociclisti… ma va’».

Nel 1972 ha girato ben undici film: che periodo è stato?
«Undici film… ma mi sembravano tutti lo stesso film».
Si è sentita imprigionata in certi ruoli?
«Sì, ingabbiata, perché non riuscivo ad avere ruoli diversi. Ho sempre percepito che i registi pensavano che non sapessi recitare. A loro bastava il corpo, la bellezza».
Quali attori ricorda con più affetto?
«Renzo Montagnani, Johnny Dorelli… erano partner molto piacevoli».
Ci racconta il set de “L’anatra all’arancia”?
«Era perfetto. E c’era sempre un attrito tra Ugo Tognazzi e Monica Vitti. Ugo mi diceva: aggiungi questo, questo, questo. Io dicevo: ma lei va fuori. E lui: non ti preoccupare. Io lo facevo. Monica capiva che non ero io a decidere e allora anche lei mi diceva di aggiungere cose. Io stavo in mezzo tra loro due e così il mio ruolo cresceva sempre di più. Alla fine ne sono uscita vincente».
Un ricordo di Mastroianni? Condivideste il set di “Per le antiche scale” di Mauro Bolognini...
«Era in crisi, perché era innamorato di Catherine Deneuve e lei lo aveva lasciato. Arrivava al trucco tutte le mattine e metteva Bella senz’anima, sempre quella. Eravamo preoccupati. Però ha trovato un altro amore, ed è andato avanti».

Quali sono i film per cui i fan la fermano di più?
«L’anatra all’arancia, Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci, Spaghetti a mezzanotte, Milano calibro 9».
Ce n’è uno che le fa ancora piacere rivedere?
«Spaghetti a mezzanotte mi diverte ancora».
Parliamo di Quentin Tarantino.
«Lo ringrazio perché ha sdoganato quei film e mi ha fatto diventare un’icona».
Cosa direbbe oggi alla Barbara ventenne?
«Forse le direi che ha esagerato ad accettare tutti quei film. Noi attori aspettiamo sempre che squilli il telefono e non sappiamo mai se al film che stiamo facendo ne seguirà un altro. Forse dovevo fare un po’ di meno e cercare qualcosa di più vicino a quello che volevo fare. Qualche volta, per fare un film che mi piaceva, un produttore mi diceva: se vuoi questo, devi fare anche questo. E alcuni film… meglio non nominarli neanche più».
Cosa c’è nel suo futuro?
«Con questo film spero che si aprano possibilità per altri lavori del genere».
Che cos’è la bellezza?
«Quella che hai dentro, che non sfiorisce e che non ti possono portare via».