repubblica.it, 26 marzo 2026
La Consulta: “Il Parlamento legiferi sul suicidio assistito”
Sono passati ormai sette anni dalla sentenza della Corte Costituzionale sul caso dj Fabo che ha aperto al suicidio medicalmente assistito. Già allora la Consulta chiese al Parlamento di legiferare sul tema, tuttavia “è ancora inascoltato il monito per introdurre una normativa nazionale di regolamentazione al suicidio medicalmente assistito”. A dirlo è Giovanni Amoroso, il presidente della Corte Costituzionale. Le sue parole, pubblicate in occasione della riunione straordinaria del Collegio a Palazzo della Consulta, sono rese pubbliche il giorno dopo la morte di Libera, la donna toscana di 55 anni che si è tolta la vita autosomministrandosi il farmaco attraverso un dispositivo a puntatura oculare messo a punto dal Cnr. Il tutto mentre la stesura della legge, che al momento è al Senato, è praticamente ferma.
Le parole del presidente della Consulta
"Con le pronunce cosiddette monito si realizza il dialogo tra la Corte e il legislatore, il quale è sollecitato ad intervenire in una determinata materia per regolarne aspetti dove emergano criticità rilevanti come possibili violazioni dei parametri costituzionali”, afferma Amoroso: “Tuttavia non sempre il monito è seguito da una legge del Parlamento che elimini il rilevato vizio di illegittimità costituzionale”. È appunto il caso del fine vita. “Una disciplina del suicidio medicalmente assistito, attuativa delle pronunce della corte, è stata introdotta con legge della regione toscana n. 16 del 2025, oggetto di impugnativa in via principale. La corte per un verso ha ritenuto che essa, disciplinando l’attività delle aziende sanitarie locali toscane, afferisce alla materia della tutela della salute, oggetto di competenza legislativa regionale concorrente. per altro verso ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di plurime sue disposizioni, quali quella che consentiva la presentazione dell’istanza di accesso al suicidio medicalmente assistito anche a un delegato della persona interessata e quelle che prevedevano stringenti termini per la verifica dei prescritti requisiti”.
Tutto fermo al Senato
In varie occasioni la Consulta ha detto al Parlamento di fare presto, ma sempre senza successo. L’anno scorso sembrava essersi mosso qualcosa. Prima dell’estate, addirittura, il centrodestra ha lavorato a un testo, poi presentato alle commissioni Giustizia e Affari sociali. La disciplina dava una regolamentazione più restrittiva del suicidio assistito, aumentando ad esempio il numero delle condizioni necessarie per poterlo praticare. Si è parlato di cure palliative obbligatorie, di nuova definizione del dolore e così via. Si è anche prospettato un allungamento dei tempi per la comunicazione del via libera al paziente. Sono partiti una serie di emendamenti, anche dell’opposizione e poi c’è stata la pausa estiva. Alla ripresa non è successo praticamente nulla, zero passi avanti. Stessa cosa all’inizio di quest’anno, quando le Regioni guidate dalla sinistra hanno ipotizzato di adottare leggi simili a quella Toscana e quella della Sardegna, che ha nel frattempo approvato un suo testo. Però, di fatto, nelle commissioni non si va più avanti. Quello del fine vita è un tema molto delicato e a giudicare dai problemi che hanno in questo periodo il governo e la maggioranza è difficile portare avanti una legge sulla quale si è tentennato per anni proprio a causa degli aspetti delicati della vita delle persone che tocca. E così, è tutto fermo. Con buona pace della Corte Costituzionale.