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 2026  marzo 26 Giovedì calendario

A Bruxelles i leghisti contro Fico

È come se nel centrodestra fossero caduti gli argini e allora, ad aggiungere benzina nel fuoco, si aprono squarci anche a Bruxelles. Leghisti contro Raffaele Fitto, forzisti contro esponenti di FdI e viceversa.
Ma andando con ordine, primo caso. Ieri il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, era in visita al Parlamento europeo. Dove in queste settimane si è chiamati a definire una posizione nelle Commissioni e in plenaria sulla proposta della Commissione europea per il “Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034” e sulle modifiche introdotte nella governance dei fondi europei. Fontana era lì per sensibilizzare gli eurodeputati italiani rispetto alle sue ragioni e della Lega: no alla centralizzazione della gestione dei soldi, il succo.
Nel suo intervento Fontana è stato durissimo, definendo la proposta della Commissione europea “inaccettabile, contraria agli interessi e allo sviluppo di tutti i territori europei e delle politiche territoriali”. La parola “inaccettabile” è risuonata più volte. “Si scatenerà una guerra per le risorse – ha detto – con le scelte lasciate al centro, a Roma e ai governi nazionali. Anche politicamente scelta difficile da comprendere: voler rafforzare il concetto di stato nazionale non è in linea con le linee dell’attuale maggioranza europea. Sarebbe un tornare indietro, ovviamente uno schiaffo ai territori”. E ancora: “Alcune regioni non spendono bene i soldi? Non è che abbassando la qualità di chi spende bene si riduce il divario. Giustificazione infondata e priva di logica, scelta contraria agli interessi di tutti”.
Insomma, una bocciatura senza appello. Il piccolo problema è che la riforma ha un autore preciso: Raffaele Fitto di FdI, ex ministro agli Affari europei poi diventato vicepresidente della Commissione europea. Bordate tra alleati, per ora relegate sulla scena europea, meno visibile mediaticamente, ma concretissime.
Nel pomeriggio, altra spaccatura in plenaria. Il forzista Massimiliano Salini interviene per primo come Ppe e chiede di non togliere gli Ets: Giorgia Meloni voleva lo stop temporaneo del sistema Ue di scambio delle quote di emissione Ets (Emissions trading system), considerato un fattore che incide in modo significativo sui costi a carico delle imprese; e infatti subito dopo Salini prende la parola Elena Donazzan (FdI), come prima del gruppo Ecr, dice di non essere d’accordo e chiede di cancellare gli ETS. Qual è la posizione quindi del centrodestra? Mistero.
In questa spaccatura palese il M5s mette il dito nella piaga. “Noi – dice Gaetano Pedullà – avevamo detto subito che il fondo unico è un escamotage per coprire i tagli ai fondi europei per cittadini e imprese nato per destinare risorse al riarmo e alla difesa. Finalmente anche esponenti della maggioranza come Fontana convergono sulle nostre posizioni di buon senso. Tuttavia, per parafrasare il suo leader di partito Matteo Salvini, gli consigliamo di citofonare a Fitto”.