corriere.it, 26 marzo 2026
Santoianni parla della sua carriera
Descrive quello che vede fuori dalla finestra e la sua consapevolezza è che «Suonatuttomale». Questo il titolo del nuovo disco di Santoianni, distribuito da Trigger – Ada Music Italy e realizzato con il contributo di Nuovo Imaie, disponibile in formato vinile sul sito di Kobayashi Edizioni. L’artista milanese che vive a Vigevano (Pavia), 32 anni, all’anagrafe Donato Santoianni, ha iniziato il suo percorso nella musica giovanissimo. Oggi è autore, compositore e cantautore tra i più promettenti della nuova scena.
Santoianni, perché «Suonatuttomale»?
«È un album che ho scritto guardando fuori dal mio microcosmo, cercando di raccontare quello che vedevo senza il tentativo di renderlo altro. Ho voluto giocare con il concetto di suono. Quello che vedo sembra, infatti, frutto di strumenti male accordati. Ma è solo un preambolo. Oggi la situazione è peggiorata: viviamo in un mondo dove valori e riferimenti sono stati scardinati, la guerra che pensavamo fosse qualcosa che noi non avremmo mai vissuto è diventata la colonna sonora delle nostre giornate».
In «Reel», difatti, canta: «E mentre il mio televisore replica il suono delle bombe, la mia vita se ne sbatte e come sempre corre».
«Parlo di me, che sono il primo della lista, riferendomi a chi ha una grande capacità di esprimere delle opinioni, ma poi viene tirato per la maglietta dalle faccende quotidiane, dimenticandosi di questioni importanti, come Gaza, di cui non si parla quasi più».
Come si può capovolgere la situazione?
«Nel nostro piccolo parlare può aiutare a creare una coscienza collettiva. Nel mio caso, le canzoni sono lo strumento per fotografare la realtà, una sorta di lente d’ingrandimento su una visione del mondo. Brani come “Reel” e “Suonatuttomale” ci fanno riflettere su quegli imbecilli considerati eroi, mentre “U.S.A” è la mia visione sugli Stati Uniti e le sue relative distorsioni».
Sta portando la sua musica in tour, ma è stato anche nelle università con la serie di incontri «Suonatuttouguale».
«L’ultimo è stato al Polo di Cremona dell’Università di Pavia, mi piace l’idea di andare contro i metodi di promozione musicale canonici. E poi incontrare studenti e professionisti della cultura per raccontare la mia idea è stata un’esperienza ancora più bella per me che per loro».
Come è iniziato il suo percorso musicale?
«Da ragazzino, arrivando in finale a Castrocaro. Avevo 14 anni. Poi ho vinto Sanremo Lab e ho avuto gli occhi puntati su di me: a 15 anni ho firmato come interprete (o meglio, i miei genitori hanno firmato per me visto che ero minorenne) per Warner; finché sono approdato, come autore e compositore, alle Edizioni Musicali Nuova Gente di Gianni Bella a Montechiarugolo (Parma). Oggi gestito dalla figlia».
Bella cosa le ha insegnato?
«L’importanza di considerare le canzoni come un bene artigianale, seguendo tempi e ritmi, senza seguire obblighi, ma andando dove ti portano le canzoni. E l’aspetto umano: nel suo studio mi sono sentito a casa, in famiglia».
Non si è creato un piano B alternativo alla musica?
«Mi sono laureato in Economia europea alla Statale, in via Conseratorio. Non volevo buttare tutto sulla musica, me l’avrebbe appesantita, resa frustrante, volevo viverla senza l’ansia di doverci pagare l’affitto».
Ha svolto lavori diversi?
«E continuo a farlo, lavoro per la filiale di una banca, sono gestore per le aziende. Questo mi permette di coltivare la passione per la musica con tranquillità».
Il brano che avrebbe voluto scrivere?
«Come è profondo il mare di Lucio Dalla. Perché mi ha fatto capire cosa volevo fare da grande».