corriere.it, 26 marzo 2026
Milano, polemica per la biblioteca Braidense trasformata in palestra
Srotolate i tappetini, respirate a fondo e poi forza, sintonizzatevi con il ritmo (della musica da party club sparata a palla), mettete energia sugli up and squeeze di gambe e braccia. Brave. Così. E prima di andare via provate i magici effetti liftanti di questa crema facial glow. Non siamo in una palestra di Dubai, ma alla Biblioteca Braidense dove ieri il celebrity trainer Isaac Boots (616 mila follower su Instagram), dopo aver postato la sua figura scolpita dal tramonto sulle terrazze del Duomo, ha tenuto una sessione di fitness sotto gli occhi imperturbabili dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, fra antichi codici e lampadari di cristallo. Per l’occasione tutte le vetrine di legno che occupano la sala Teresiana sono state rimosse e sostituite da una spianata di tappetini in gomma corredati da un kit di asciugamani di spugna e borracce con energy drink.
In una sola ora di training da star e con poco sforzo la Grande Brera ha incassato 10 mila euro dalla società di skin care (così si chiamano ora le creme di bellezza di lusso) che ha preso in affitto la sala settecentesca per la gioia di una ristretta manciata di affezionate clienti. Un regalo, o un’experience, com’è obbligatorio dire, da oltre 166 euro al minuto. Nulla di nuovo, per carità.
Non è la prima volta che la Grande Brera affitta i suoi spazi. Era già successo con Swarovski (però nella sala Sterling, una sala ipogea di cemento completamente vuota sotto il cortile di Palazzo Citterio e nessuno aveva battuto ciglio per le code di visitatori che si erano formate all’ingresso del Palazzo) o ancora con la cena placée organizzata dal brand di cosmetica Veralab dell’Estetista Cinica, che invece suscitò grandi polemiche perché minestre, tartine e vini vennero serviti nella sala Teresiana della Braidense. È proprio questa il fiore all’occhiello, il più ambito degli spazi affittabili negli istituti (comprensivi di Orto botanico, Osservatorio astronomico e Palazzo Citterio), che fanno capo al grande museo statale di Milano. A disposizione di eventi ci sono poi anche la sala Stirling e il cortile.
Le richieste non mancano mai e addirittura entrano in una lista d’attesa durante le settimane della moda e del Salone del Mobile. Per esempio quest’anno, nel cortile di Palazzo Citterio ci sarà una grande installazione col padiglione dell’Uzbekistan. I prezzi dell’affitto sono fissi, stabiliti da Roma mediante una tabella diffusa del ministero della Cultura, che chiede espressamente ai grandi musei autonomi statali di incrementare gli incassi anche attraverso gli eventi. Più guadagni, più al ministero sono contenti perché i costi degli stupendi dei custodi, delle pulizie, delle bollette della luce, del riscaldamento e dei curatori sono troppo alti per le sole casse dello Stato. Non che gli altri musei si sottraggano al business. Nelle città d’arte italiane, oltre alle camere dei b&b, si affittano praticamente anche tutti i musei, sempre per far fronte ai costi di gestione.
A Milano, però, si cerca di farlo con stile, in sale separate, senza opere d’arte. Il Poldi Pezzoli usa la magnifica Orangerie con vista sul giardino segreto; il Castello Sforzesco offre una immensa sala a volte attigua alla raccolta di antichità egizie: è piuttosto buia e totalmente spoglia, ma è sempre la casa dei duchi di Milano. Spettacolare è invece la sala Fontana del Museo del Novecento con vista a tutta altezza sulla piazza del Duomo e illuminata dalla grande opera al neon di Lucio Fontana. Charity dinner vengono organizzati anche nelle aule e nei corridoi dell’Accademia di Brera nonché al Museo Diocesano che può fare affidamento sul fascino dei chiostri di sant’Eustorgio. Pecunia non olet, il denaro non puzza, dicevano gli antichi. E i moderni sono d’accordo.