corriere.it, 26 marzo 2026
Ritrovato a Firenze il patrimonio rubato di Ursula Andress
Dalla Svizzera alla Toscana. I proventi della truffa ai danni di Ursula Andress sarebbero stati destinati alla gestione di un importante complesso immobiliare e all’acquisto di opere d’arte.
Per questo, la guardia di finanza ha sequestrato, su disposizione della procura distrettuale antimafia, Palazzo al Bosco, sulle colline di San Casciano (Firenze), lo spazio dedicato alla cultura contemporanea.
I sigilli sono scattati anche per le opere d’arte raccolte nella struttura dai collezionisti Carolina ed Eric Freymond, ex gestore patrimoniale dell’attrice, morto suicida nel 2025. Il sequestro per equivalente ammonta a quasi 20 milioni di euro ed è ritenuto dagli inquirenti fiorentini il profitto dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio ai danni della ex bond girl.
Con queste accuse è indagata dalla dda di Firenze la vedova del promotore finanziario. Altri due professionisti sono indagati con l’accusa di truffa dalle autorità svizzere.
Andress, che ha compiuto 90 anni lo scorso anno, è celebre per essere stata la prima Bond-Girl del cinema, immortalata con il leggendario bikini bianco in «Agente 007 – Licenza di uccidere» (1962) su una spiaggia del Mar dei Caraibi, davanti ad un incantato Sean Connery nei panni dell’agente segreto.
«È stata sfruttata la mia fiducia». Ursula Andress nei mesi scorsi, aveva denunciato alle autorità giudiziarie svizzere una truffa da quasi 20 milioni di euro. Puntava il dito sul suo ex gestore finanziario Eric Freymond, accusandolo di aver adoperato i propri risparmi in investimenti poco chiari e acquisti illeciti di opere d’arte, depauperando progressivamente il patrimonio.
Le indagini della procura del Cantone di Vaud hanno consentito di delineare «un quadro caratterizzato da una sistematica attività di distrazione di risorse finanziarie, quantificate in circa 18.000.000 franchi svizzeri (pari a circa 20 milioni di euro), realizzata mediante una pluralità di operazioni connotate da elevata opacità».
Il denaro poi sarebbe finito in Toscana. Secondo quanto ricostruito dalle fiamme gialle, sarebbe stato impiegato non solo per la manutenzione del complesso immobiliare che comprende oltre alla villa anche una tenuta di 18 ettari con vigneti e oliveti ma anche per l’acquisto di alcune opere d’arte.
Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire un “percorso” di circa 18 milioni di franchi svizzeri, poi reimpiegati in società estere, acquisti immobiliari e opere d’arte di pregio.
L’Italia entra nella vicenda quando emergono collegamenti significativi con la provincia di Firenze: a San Casciano Val di Pesa sono stati individuati 11 immobili e 14 terreni tra vigneti e oliveti, oltre a opere d’arte e ulteriori disponibilità finanziarie, tutti considerati frutto del riciclaggio.
La Procura fiorentina ha coordinato la complessa attività investigativa, trasformando le informazioni raccolte in Svizzera in una linea di indagine autonoma sul territorio nazionale. La Guardia di Finanza ha svolto analisi documentali, controlli bancari e ricostruzioni societarie, seguendo passo passo il cosiddetto “paper trail” del denaro illecito fino ai suoi investimenti finali.