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 2026  marzo 26 Giovedì calendario

Il calcolo della spesa futura contro il riscaldamento globale

Gli studi su costi e cosa fare per arrivare all’auspicabile Net Zero non mancano. Ma se la temperatura della Terra continua ad aumentare, quanto costerebbe riuscire ad adattarsi? Per cercare risposte, McKinsey Global Institute, il centro studi interno di economia e business di McKinsey & Company, tra le principali società internazionali di consulenza manageriale, ha realizzato un report sull’adattamento climatico, con una valutazione completa dei costi da oggi al 2050, basato su un’analisi geospaziale dettagliata. Ecco i numeri di una indagine che ha per titolo “Advancing Adaptation”, partita da modelli climatici pubblici sviluppati nel sesto report di Ipcc (il Gruppo intergovernativo Onu sul cambiamento climatico): 4,1 miliardi di persone vivono in aree esposte a rischi climatici, e la spesa attuale protegge solo 1,2 miliardi di abitanti, secondo gli standard dei Paesi sviluppati.
«Colmare questo divario richiederebbe 540 miliardi di dollari l’anno, rispetto ai 190 miliardi attuali: occorrono altri 350 miliardi di dollari»
, osserva Marco Piccitto, managing partner per il Mediterraneo di McKinsey. Quando parliamo di rischi climatici, intendiamo soprattutto caldo estremo, incendi boschivi, siccità e inondazioni. In una visione da qui al 2050, con una temperatura di +2°C rispetto all’era preindustriale, il peso economico maggiore riguarderebbe caldo estremo e siccità. Come difenderci? «Delle 20 misure analizzate, aria condizionata e piantumazione di alberi ci preserverebbero dal caldo estremo, mentre irrigazione e coperture ombreggianti per le colture sarebbero un ottimo antidoto alla siccità», risponde Piccitto. Lo studio indica i Paesi più a rischio: dall’India, con un 90% di popolazione esposta a caldo estremo, incendi, siccità e alluvioni fluviali (e potrebbe raggiungere il 95% entro il 2030), al Messico, dove, ondate di calore e caldo estremo potrebbero mettere a rischio l’intera popolazione entro il 2050, passando per l’Africa Subsahariana, con un attuale 44% sotto scacco climatico.
E l’Italia? «Oggi il 44% del territorio, dove vive il 44% della popolazione, è esposto a rischi: con un aumento di 1,5°C nel 2030 sarebbe esposto il 91% della popolazione, e il 97 nel 2050, con più 2°C», risponde Piccitto, il quale aggiunge: «In Italia spendiamo 1,1 miliardi di dollari per difenderci dai rischi climatici, riuscendo a fronteggiarne solo il 59 per cento: ma con un aumento della temperatura di 2 gradi, nel 2050 servirebbero 5,9 miliardi di dollari all’anno».
In che modo è già possibile fare qualcosa? «I Paesi con un piano formale di adattamento sono passati da 84 a 141 negli ultimi cinque anni. Ma solo una parte di essi definisce priorità chiare e stime dei costi»,
afferma il managing partner per il Mediterraneo di McKinsey, il quale, sulla situazione italiana, puntualizza: «Bisognerebbe spingere su una cultura dell’investimento più che su una cultura del riparare i danni. E se è vero che con 1,1 miliardi all’anno riusciamo a coprire solo il 59% degli 1,9 miliardi di dollari necessari per i rischi attuali, è anche vero che, fino al 2050 e con un +2°, dei quasi 6 miliardi che occorrerebbero all’anno, un buon 78% sarebbe destinato ad affrontare siccità e ondate di calore». E quindi? «Non spetta al report dare risposte definitive, a noi interessa stimolare un dibattito: ma se facessimo un ragionamento tra costi e benefici, in uno scenario a +2°C nel 2050, le 20 misure analizzate nel rapporto garantirebbero benefici sette volte superiori ai costi di intervento», conclude l’esperto.