Corriere della Sera, 26 marzo 2026
Usa, due sentenze contro Meta e YouTube: «Provocano dipendenza»
Due sentenze «storiche» finiranno per cambiare il mondo dei social? A Los Angeles un tribunale ha condannato Meta e Google (in quanto proprietaria di YouTube) a risarcire con 3 milioni di dollari una ventenne che aveva citato in giudizio i giganti della Silicon Valley per averle procurato ansia e depressione a causa di una «dipendenza da social paragonabile a quella del fumo e del gioco digitale». Mentre TikTok e Snap (che possiede Snapchat) l’hanno sfangata in tribunale avendo raggiunto un accordo di indennizzo extragiudiziario con la giovane querelante. Quasi nelle stesse ore, a qualche migliaio di chilometri di distanza, a Santa Fe ancora Meta sul banco degli imputati e un altro risarcimento danni ben più sostanzioso pari a 375 milioni di dollari, deciso anche lì da una giuria popolare.
In New Mexico era stata l’amministrazione dello Stato, controllato (come la California) dai democratici, a citare in giudizio l’azienda di Mark Zuckerberg proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp. Ed è stato l’attorney general (il ministro della Giustizia) dello Stato del Sud-Ovest, il quarantanovenne Raúl Torrez, a celebrare il verdetto come «una vittoria storica per ogni bambino e ogni famiglia che in questi anni hanno pagato il prezzo della scelta di Meta: anteporre il profitto alla sicurezza dei minori».
Quanto pesano 375 milioni di dollari nelle tasche di Zuckerberg? Pochissimo, visto che il suo patrimonio personale ammonta a più di 550 volte quella cifra. Per non parlare di Meta, che ha una capitalizzazione di 1.500 miliardi: il risarcimento è pari a qualcosa come lo 0,00025% del suo valore in Borsa. Ma questo uno-due inferto ai padroni dei social tra Los Angeles e Santa Fe vale più delle cifre in gioco. Di «sentenza storica» parla a Los Angeles Joseph VanZandt, uno degli avvocati della ventenne (che il New York Times cita con le iniziali K.G.M): «Per la prima volta una giuria ha ascoltato le testimonianze dei capi (lo stesso Zuckerberg ha risposto alle domande in aula il mese scorso, ndr) e visionato documenti interni che secondo noi provano che queste aziende hanno scelto il profitto a scapito dei minori». E se l’avvocato parlasse così per giustificare la sua parcella, anche chi è estraneo alla causa di K.G.M come Kimberly Pallen dello studio legale Withers dice al Times che «si tratta di una svolta epocale, perché finisce per validare la teoria secondo cui le piattaforme social possono strutturalmente costituire un prodotto che danneggia gli utenti».
Per le sette donne e i cinque uomini della giuria di Los Angeles, dopo una settimana di camera di consiglio, non sono bastate le difese dello stesso Zuckerberg secondo cui le sue aziende avrebbero fatto di tutto per proteggere i minori. Lo Stato del New Mexico indagava su Meta dal 2023: gli investigatori si sono finti utenti minorenni alle prese con i predatori. Nelle 5 settimane del processo la giuria di Santa Fe ha ascoltato tra l’altro la testimonianza di Arturo Béjar, che ha lasciato l’azienda nel 2021 diventando un testimone d’accusa. Béjar ha parlato dei suoi esperimenti con Instagram, che dimostravano come al pubblico dei minorenni gli algoritmi fornissero contenuti «sessualizzati». Anche sua figlia aveva ricevuto richieste sessuali da uno sconosciuto su Instagram.
La partita giudiziaria non è finita. Da un lato aziende come Meta hanno annunciato ricorso. Dall’altro i tribunali potranno quantificare altre pene pecuniarie. In New Mexico la cifra di 375 milioni è stata decisa considerando le migliaia di violazioni dell’Unfair Practises Act, ciascuna stimabile in 5 mila dollari.
Sullo sfondo (ma non troppo) ci sono le migliaia di soggetti (singoli, associazioni, distretti scolastici etc) che hanno fatto causa ai giganti dei social per gli stessi motivi per cui sono stati condannati ieri. Ci si chiede se un’onda di sentenze porterà a qualcosa di simile a quanto accadde alla fine del Novecento per il fumo: con le aziende costrette a un indennizzo complessivo di 206 miliardi di dollari e a divieti molto più stringenti, dopo che per decenni avevano nascosto al pubblico che il fumo uccide.