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 2026  marzo 26 Giovedì calendario

Schlein: «È finito il tempo dei federatori»

Prima le frasi di rito a cui nessun leader del centrosinistra, reduce dalla vittoria del No, si sottrae. Nemmeno Elly Schlein: «Primarie? La priorità è come tenere un filo e non disperdere la mobilitazione degli elettori del referendum». La frase successiva è da copione anche quella: «L’importante è lavorare sui programmi e sui problemi della gente».
Poi, però, la segretaria del Partito democratico, ospite della stampa estera in quel palazzo di via del Plebiscito dove Silvio Berlusconi aveva fatto «casa e bottega», di fronte alla domanda di una giornalista, lancia la sua sfida sulle primarie. «È finito il tempo dei Papi stranieri e dei federatori», è l’avvertimento della leader dem. «Oggi», sottolinea Schlein, «è naturale che i leader siano espressi dai partiti».
E se la «papessa» forestiera Silvia Salis si dice contraria alle primarie «perché sono divisive», la leader del Pd le replica senza indugi sul voto ai gazebo, rimarcando la sua esperienza. «Io», scandisce la segretaria dem, «sono stata eletta con le primarie quindi sono uno strumento che difendo. Sono fiduciosa che troveremo un accordo anche sulle modalità».
Insomma, per farla breve, Schlein risponde a Conte che lunedì pomeriggio invocava le primarie, dicendogli «io sono pronta». Di più, la leader del Partito democratico lascia intendere, perché non lo può dire ufficialmente, che alla fine sarà una sfida tra lei e il leader del Movimento 5 Stelle. Gli altri aspiranti candidati premier, quelli che speravano di emergere dopo un gioco di veti incrociati – Gaetano Manfredi, Stefano Bonaccini e Salis, solo per fare alcuni nomi – sono avvisati.
Schlein sa che le primarie possono rappresentare un’insidia per lei. Sa che quando Conte dice di volerle «aperte» lei può correre dei rischi perché ai gazebo si potrebbero presentare elettori che di centrosinistra non sono. Sa che quando il Movimento 5 Stelle fa filtrare la notizia che vorrebbe anche il voto online lo fa per renderle più complicato il percorso. Ma al Nazareno alle primarie online (per l’elezione del segretaria) già ci pensavano da tempo e si stavano attrezzando, quindi anche su questo fronte Schlein pensa di poter gestire il voto.
E comunque la verità è che Schlein sa che, per quante trappole sul cammino delle consultazioni per la leadership del centrosinistra possano averle preparato, è sempre meglio quello strumento che un «caminetto» o un tavolo dei partiti del centrosinistra. Già, perché dal caminetto o dal tavolo potrebbe uscire il federatore o il Papa straniero, sicuramente non potrebbe emergere dalle primarie. Non è dunque un caso se un fedelissimo della segretaria come Marco Furfaro ci tenga a sottolineare che «le primarie per la leadership del centrosinistra sono necessarie».
Certo, ci sono ancora alleati che frenano sul voto ai gazebo. C’è, per esempio, il sindaco di Milano Beppe Sala che si fa interprete delle stesse preoccupazioni di Salis: «Possono essere pericolose perché scatenano una guerra in famiglia». Ma poi anche lui ammette che «se non c’è altra strada per scegliere il leader vanno fatte». E anche Avs, che ancora l’altroieri sembrava molto diffidente rispetto a quello strumento, per bocca di Angelo Bonelli, intervistato dall’Huffington Post, si sbilancia e dice che anche i rossoverdi potrebbero presentare una loro candidatura.
Dunque saranno primarie? Con tutta probabilità sì, benché la partita non sia ancora definitivamente chiusa. Quando martedì scorso Matteo Renzi ha ipotizzato la possibilità di una candidatura di un «public servant», più d’uno nel Pd ha pensato a Franco Gabrielli.