Corriere della Sera, 26 marzo 2026
I tre anni di resistenza di Daniela Santanchè
Ha tirato dritto per quasi tre anni, in bilico sui leggendari e inarrivabili tacchi francesi di vernice rossa firmati Louboutin. Dal giugno del 2023, quando un servizio di Report l’ha spinta per la prima volta sull’orlo del burrone, Daniela Santanchè è rimasta aggrappata alla poltrona e ha resistito alle inchieste giudiziarie sul falso in bilancio di Visibilia e sulla presunta truffa all’Inps per la cassa integrazione Covid, agli assalti delle opposizioni, a valanghe di odio social e a ben tre mozioni di sfiducia, tutte respinte: 26 luglio 2023, 4 aprile 2024, 25 febbraio 2025.
Spavalda, determinata, strabordante, innamorata del suo incarico di responsabile del Turismo in barba ai sospetti di conflitto di interessi, impermeabile alle accuse dei pm come a quelle degli oppositori e decisa a spostare sempre un po’ più in là la sottile linea rossa dell’addio. Farò una riflessione. Se mi indagano. Se mi rinviano a giudizio. Solo se me lo chiede Giorgia. Fino allo psicodramma degli ultimi giorni, con la senatrice arroccata al ministero a dispetto dei 14 milioni di No al referendum e al pubblico editto meloniano: «Santanchè faccia la stessa scelta di Delmastro e Bartolozzi». Alla fine l’ha fatta e non è stata propriamente una scelta, dal momento che lei non ha mai cambiato idea.
Ero innocente ieri, sono innocente oggi, sarò innocente domani. Non mi dimetto. Sono molto tranquilla. Male non fare, paura non avere. Non capisco questo accanimento contro di me. Non ho niente da nascondere. Non ho preso un euro dallo Stato. Non mi farò processare in piazza. I miei colleghi non mi voteranno contro. Se mi dimetto io dovranno lasciare in tanti. Giorgia non mi mollerà mai, Ignazio nemmeno: «Saremo amici sempre, come i carabinieri». A digitare il suo nome sulla stringa di Google vengono fuori chilometri di frasi così, che certificano una resistenza a dir poco ostinata e autorizzano i non amici a ricamare sul perché l’inquilina di Palazzo Chigi abbia subìto così a lungo un braccio di ferro che non ha precedenti.
Se Giorgia Meloni non l’avesse costretta alla resa, lunedì prossimo la senatrice-imprenditrice e ormai ex ministra ci avrebbe messo la faccia in Parlamento per la quarta volta, magari regalando ai cronisti e ai nemici, di sinistra e di destra, una delle sue memorabili sparate pop: «Io sono l’emblema, io sono il vostro male assoluto, sono una donna libera, porto i tacchi da 12 centimetri, ci tengo al mio fisico, amo vestirmi bene. Non riuscirete mai a farmi diventare come voi o a pensare come voi, mai! Avrò sempre il sorriso sulle mie labbra».
Così ruggì la leonessa di FdI, o pitonessa che dir si voglia, il 25 febbraio 2025, giorno della mozione di sfiducia individuale numero tre. Ventinove minuti di puro show, con Santanchè scatenata contro «l’ergastolo mediatico» in un crescendo di applausi, risate, boati, destinato a concludersi con un grido di giubilo sotto gli sguardi sgomenti dei colleghi: «Respinta? Sììì... È andata alla grande!». Sullo scranno dell’Aula della Camera i fotografi bersagliavano la Kelly di Hermès color borgogna, emblema in pelle di vitello della battaglia delle presunte «borse false» che Francesca Pascale aveva rivelato di aver ricevuto in regalo dall’amica di un tempo. «È tutto falso, ho le fatture», fu la replica della ex proprietaria del Twiga di Forte dei Marmi.
Tutto falso. Un leitmotiv che ha scandito gran parte dei suoi tre anni e mezzo alla guida del Turismo, in uno slalom a perdifiato tra fiere, convegni, conferenze stampa, Consigli dei ministri, aule parlamentari e aule giudiziarie. A sfogliare la rassegna stampa saltano fuori l’aeroporto (mancato) a Cortina, la strenua difesa del settore balneare (di cui è stata per anni esponente di rilievo), la feroce polemica con i colleghi di FdI che la tiravano per la giacca per cavarsi dall’imbarazzo («Chissenefrega del partito!»). Prima di mollare ha rivendicato dati strabilianti. Il 2025? «Un anno record». Le presenze? «Aumentate del 3%». La spesa turistica? «Cresciuta del 7%». Nei numeri ci sono luci e ombre, ma Santanchè ha sempre affermato di avere gli imprenditori del settore dalla sua parte. Polemiche e contestazioni non sono mancate, dal codice identificativo nazionale per gli affitti brevi (Cin) alla trovata Open to Meraviglia. Per quanto originale, la campagna da 9 milioni di euro con la Venere di Botticelli acconciata da influencer digitale è stata bersagliata di prese in giro per alcune traduzioni errate e l’uso di qualche immagine stock non italiana.
Siamo al The End, ma la «Dany» rifarebbe tutto «a testa alta». E fregandosene dei social, in cui da anni si specchia con cappelli di paglia grandi come ombrelloni, stivaloni texani, doposci in pelliccia stile yeti e dai quali è ricambiata con fiumi di meme velenosi. Gli ultimi? «Direttamente a San Vittore». «Vendicati! Scoperchia sto’ vaso di Pandora». «Fuori dalle balle, scio’».