Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  marzo 26 Giovedì calendario

Santanchè si è dimessa

Asserragliata nella sua stanza al ministero del Turismo, Daniela Santanchè ha resistito strenuamente. Senza rispondere all’ultimatum di Giorgia Meloni, alle chiamate dei colleghi e persino a chi bussava alla sua porta su mandato del partito per convincerla a uscire di scena. In silenzio. Anche quando veniva calendarizzata alla Camera la mozione di sfiducia nei suoi confronti. Alle 15, occhiali scuri e labbra serrate, si è infilata nella Bmw scura e ha lasciato il Mit. Ma non la poltrona. Altri silenzi. Altro imbarazzo in FdI. Altri attacchi dall’opposizione: «È Santanchè che sfiducia Meloni», ironizzava Riccardo Magi (+Eu).
Alle 18, infine, l’addio. A modo suo. Vergato su una lettera a Giorgia Meloni piena di «amarezza» e recriminazioni. «Il mio certificato penale è immacolato» annotava. «La mia vicenda è assai diversa da quella di Delmastro», evidenziava. «Non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta non certo determinata da me, atteso il risultato in Lombardia e nel mio municipio», rinfacciava. Infine l’«obbedisco». Molto poco garibaldino e molto più stile Billionaire: «Sono abituata a pagare i conti miei e quelli degli altri».
Sipario. Applausi, calorosi quelli che hanno accolto, dai banchi della minoranza, la notizia delle dimissioni della senatrice di FdI a processo per falso in bilancio sul caso Visibilia e in udienza preliminare per la truffa aggravata all’Inps sulla cassa integrazione Covid. Un centrosinistra galvanizzato dal cader di teste che ha seguito la sconfitta del referendum sulla riforma Nordio. Prima quella del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, per lo scandalo nato attorno alla società fatta con la figlia di un prestanome dei Senese («Una leggerezza, non ho controllato chi fosse», garantisce lui). Poi quella della vicepresidente del Piemonte di FdI, Elena Chiorino, che aveva quote di quella società, che resta però assessora. Quindi quella della capo di Gabinetto, Giusi Bartolozzi che aveva definito «plotone di esecuzione» i magistrati («Solo quelli politicizzati» assicura lei). Un Campo largo riaggregato che ora chiede di più. Tentando la spallata: «Dimissioni tardive. Ci sono voluti tre anni e 15 milioni di cittadini che hanno votato No, per far dimettere la responsabile di una truffa Covid ai danni dello Stato. Chi è la responsabile? Giorgia Meloni, premier debolissima con un governo che barcolla», attacca l’M5S Giuseppe Conte. «C’è una crisi profonda nel governo» rincara la leader del Pd, Schlein. E assicura: «Siamo pronti alle elezioni in qualsiasi momento». Sospiro di sollievo e onore delle armi a Santanchè da tutta la coalizione. A partire dall’amico, presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Gesto non dovuto». Ai capigruppo FdI Malan e Bignami: «Apprezziamo la responsabilità». Alla Lega che la «ringrazia per lo spirito di squadra». Per Maurizio Lupi (Nm) «decisione che le fa onore».
Infine Nordio. Con uno stile opposto alla titolare del Turismo, il ministro della Giustizia le dimissioni le ha messe a disposizione da subito. «Quasi auspicandole in questo momento di amarezza per aver perso la battaglia di una vita di cui si è assunto la responsabilità», assicurano da via Arenula. Ma sono state respinte. «La fiducia mi è stata confermata nel governo e in prima persona dalla presidente del Consiglio», ha detto lui stesso ieri al question time. Prima di liquidare il caso Delmastro: «Si è dichiarato disposto a dare chiarimenti nelle sedi opportune». E di ringraziare, invece, Giusi Bartolozzi per l’impegno «straordinario» profuso: «Ha svolto le sue funzioni con dignità e onore e il suo gesto dimostra grande senso di responsabilità. Confido che cessino le polemiche».