lastampa.it, 25 marzo 2026
Lagarde: “Siamo pronti a colpire se l’inflazione riparte”
L’instabilità è tornata. «Dobbiamo imparare a vivere senza certezze, ma senza essere paralizzati dall’esitazione», evidenzia Christine Lagarde a Francoforte, citando Bertrand Russell per fotografare l’allarme che scuote l’eurozona. La presidente della Banca centrale europea, alla conferenza “The ECB and Its Watchers”, rompe gli indugi sulla crisi in Medio Oriente.
«Nessuno di noi può risolvere l’incertezza su come si evolverà la guerra in Iran», ammette, sottolineando che ci troviamo «ancora una volta in un mondo diverso, i cui contorni non sono ancora chiari». È un cambio di passo netto rispetto a poche settimane fa, quando la crescita solida e l’inflazione al 1,9% facevano sperare nella stabilità. Ora, il rischio di nuovi shock energetici impone a Francoforte una vigilanza massima e una strategia pronta a reagire a ogni possibile deviazione dal target.
Un quadro fragile
Il quadro macro economico descritto da Lagarde rivela una fragilità strutturale che obbliga il Consiglio direttivo a una revisione profonda delle aspettative. Il tutto proprio mentre l’economia dell’area euro sembrava aver trovato un equilibrio solido dopo gli anni turbolenti della pandemia. Se l’evento si fosse tenuto pochi giorni prima, il discorso sarebbe stato radicalmente diverso, improntato a una revisione al rialzo della crescita e al ribasso dell’inflazione.
Tuttavia, la realtà odierna pone la Bce di fronte a «una profonda incertezza sul percorso dell’economia». La risposta dell’istituzione sarà radicata in tre principi cardine. Primo, la valutazione accurata della natura dello shock. Secondo, il focus costante sui rischi oltre lo scenario di base. Terzo, l’adozione di una gamma graduata di opzioni politiche. «La politica monetaria non può far scendere i prezzi dell’energia», riconosce Lagarde, ma il compito primario resta identificare quando questi rincari rischiano di travasarsi in un’inflazione generalizzata attraverso effetti indiretti o di secondo round sui salari.
La sfida è non farsi ingannare dalla linearità dei modelli passati, poiché gli effetti di shock sui prezzi possono essere repentini e sproporzionati. Francoforte osserva con attenzione ogni segnale precoce che indichi un radicamento dello shock nelle dinamiche inflattive più ampie, conscia che «piccoli shock dell’offerta, isolati e di breve durata, possono essere ignorati», ma che il caso per un’azione diventa più forte man mano che le deviazioni dal target diventano ampie e persistenti.
“Lo shock del 2022 più vasto”
Nonostante il clima di tensione, la presidente evidenzia fattori che suggeriscono un passaggio meno traumatico dei costi rispetto alla crisi energetica del 2022. In quell’occasione, lo shock fu «eccezionalmente vasto», con il prezzo del petrolio triplicato prima ancora dell’invasione russa e il gas naturale balzato a quote astronomiche. Oggi le fibrillazioni iniziali sono più contenute. Il gas scambia a circa 60 euro per megawattora, una frazione rispetto ai 340 euro raggiunti nell’agosto di quattro anni fa.
Anche lo scenario di fondo appare più benigno, privo di quegli squilibri tra domanda e offerta che caratterizzarono il post-pandemia. Nel 2022, ricorda la banchiera centrale francese, l’Europa viveva una domanda repressa, catene di approvvigionamento interrotte e una carenza acuta di manodopera, con l’inflazione già sopra il 5% all’inizio dello shock. A quel tempo, le politiche macroeconomiche erano – si rammenta – estremamente espansive, con tassi di interesse al -0,5% e un deficit fiscale aggregato superiore al 5%.
Oggi, al contrario, «i tassi di interesse sono ampiamente al loro livello neutrale e anche la posizione fiscale è neutrale», con un deficit intorno al 3%. Questo punto di partenza favorevole permette alla Bce di valutare la situazione con maggiore calma, sostenuta da aspettative di inflazione a lungo termine ben ancorate e un target del 2% raggiunto da circa un anno.
Tuttavia, le ragioni per restare in guardia non mancano e Lagarde ne elenca i dettagli con precisione. L’Agenzia Internazionale dell’Energia, evidenzia la numero uno di Francoforte, parla della «più grande interruzione dell’offerta nella storia del mercato petrolifero globale», aggravata dagli attacchi alle infrastrutture, in particolare alla struttura di Ras Laffan in Qatar.
L’avvicinarsi di un nuovo punto critico è evidente. Le riserve globali di greggio calano in modo costante e le ultime navi di gas caricate nel Golfo prima del conflitto stanno per raggiungere i porti, il che significa che il pieno impatto della fornitura perduta deve ancora manifestarsi. C’è poi il rischio di una reazione più rapida di imprese e lavoratori rispetto al passato.
«Un’intera generazione ha vissuto il suo primo episodio di alta inflazione e potrebbe non essere altrettanto lenta a reagire una seconda volta», avverte la presidente. Le aziende hanno imparato a modificare i listini con velocità. La quota di prezzi al consumo che cambia ogni mese è salita dall’8% al 12% durante l’ultima fiammata e, sebbene sia tornata ai livelli normali, l’esperienza operativa del riprezzamento rapido rimane.
Sul fronte del lavoro, la ricerca indica che le persone prestano molta più attenzione agli sviluppi dei prezzi quando l’inflazione è lontana dall’obiettivo, il che potrebbe accelerare le richieste di compensazione salariale. La gestione dell’incertezza richiede agilità e Francoforte ha scelto di non legarsi le mani con impegni preventivi.
Politica monetaria avanti “riunione per riunione”
La politica monetaria segue un approccio «riunione per riunione, dipendente dai dati», proprio per evitare di trovarsi intrappolati da comunicazioni passate, come accadde nel 2022 con la “forward guidance” (le indicazioni prospettiche, ndr) sugli acquisti di attività e sui tassi. L’enfasi è posta ora sugli scenari di rischio, integrati in modo formale nella funzione di reazione della Bce dal luglio 2025.
Lo staff dell’Eurotower ha elaborato diversi modelli per esplorare le variabili possibili. Lo scenario avverso prevede uno shock intenso ma breve, con l’inflazione che sale di un punto percentuale quest’anno per poi scendere in modo sensibile entro il 2028. Lo scenario severo, invece, ipotizza una propagazione più ampia e duratura.
In questo caso, l’inflazione resterebbe significativamente sopra il target per tutto l’orizzonte di previsione, superandolo di quasi tre punti nel 2027, con una crescita economica indebolita. Lagarde sottolinea la non linearità di questi rischi: «Mentre lo shock cresce in dimensione e persistenza, la risposta di prezzi e salari accelera». È essenziale, secondo lei, identificare subito se lo shock si stia allargando, monitorando le aspettative di vendita delle imprese, le prove microeconomiche sui cambiamenti dei prezzi e i tracker salariali.
Un elemento determinante sarà il modo in cui il peso dello shock verrà distribuito tra lavoratori, imprese e governi. Trattandosi di un’imposta sui termini di scambio per l’eurozona, se le aziende aumentassero i prezzi in modo sproporzionato potrebbero scatenare quella che Lagarde definisce «inflazione tit-for-tat», ovvero una spirale di ritorsioni tra profitti e salari. Al contempo, i rischi per la crescita sono orientati al ribasso.
Uno shock negativo dell’offerta pesa sulla domanda, riducendo la capacità delle imprese di trasferire i costi e dei lavoratori di negoziare aumenti. La fiducia dei consumatori in Europa è già caduta in modo più marcato rispetto al post-11 settembre, sebbene meno drasticamente che all’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Anche la risposta fiscale giocherà un ruolo cruciale. Vale a dire che misure governative mirate possono attutire il colpo riducendo la domanda di energia e proteggendo i redditi bassi, mentre interventi ampi e aperti potrebbero alimentare in modo eccessivo la domanda, rafforzando la trasmissione dell’inflazione.
La strategia della banca centrale
La strategia della Bce definisce infine la gradazione della risposta monetaria. Se l’impatto energetico risulterà limitato e temporaneo, si applicherà la classica prescrizione di “guardare oltre” per evitare interventi tardivi e controproducenti. Qualora invece si verifichi uno sforamento ampio ma non troppo persistente, potrebbe essere necessario un «aggiustamento misurato della politica».
Lagarde chiarisce che lasciare un simile eccesso del tutto privo di risposta rappresenterebbe un rischio comunicativo, poiché il pubblico difficilmente capirebbe una banca centrale che resta inerte di fronte a deviazioni evidenti. Infine, se l’inflazione dovesse deviare in modo significativo e duraturo, la reazione dovrà essere «appropriatamente forzosa», passando alla persistenza man mano che il ciclo di restrizione matura, per evitare che le deviazioni si radichino.
È ancora presto per stabilire quale di questi sentieri sarà imboccato, ma la determinazione della Bce appare granitica, nelle parole di Lagarde. «Il nostro impegno a fornire un’inflazione al 2% nel medio termine è incondizionato», sottolinea. Francoforte non agirà prima di avere informazioni sufficienti, ma non resterà paralizzata. In questo senso, la lezione del passato è servita per costruire una difesa più solida in un mondo dove le certezze sono ormai un ricordo.