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 2026  marzo 24 Martedì calendario

The older, the better. Gli acquisti nostalgici della GenZ

È una questione di identità, di scelte, quasi una dichiarazione di intenti. La predilezione della GenZ per gli acquisti second hand è a tutti gli effetti uno strumento per esprimersi, fuori dai canoni imposti dalla moda e soprattutto dal fast fashion. Il mercato del resale è in aumento costante: secondo Business of Fashion crescerà tre volte più veloce di quello primario e nei soli Stati Uniti, nel 2027, il giro d’affari sarà pari a 34 miliardi di dollari (fonte: Mckinsey & Company). A indagare sulle motivazioni dei giovanissimi è stato uno studio delle università Bocconi e degli Studi del Sannio, pubblicato sul Journal of Consumer Behaviour, condotto dal ricercatore Generoso Branca su un campione di circa 400 ragazzi tra i 18 e i 25 anni.
La ricerca di unicità è ciò che muove principalmente l’acquisto, molto più delle ragioni ambientali o delle considerazioni economiche. “Si riconferma il trend di questi ultimi anni”, spiega Francesca Romana Rinaldi del Monitor for circular fashion di Sda Bocconi. “Il second hand non è guidato solo dalle scelte di sostenibilità, ma certamente estendere la vita di un capo contribuisce a ridurre l’impatto ambientale”. Il pre loved (“già amato”, ndr) diventa allora un atto politico, dice Rinaldi. Perché è “narrazione, unicità: un abito che ha già vissuto porta con sé una storia e indossarlo è una presa di distanza dall’omologazione”.
Adrianna Maria Szafranska (@lifeincocoa, 80mila follower tra Instagram e TikTok) ha fatto del second hand il suo manifesto di dissenso. Di origine polacca, cresciuta a Catanzaro e trapiantata a Milano, i suoi contenuti e la sua newsletter su Substack sono interamente dedicati all’usato. “Ho cominciato sei anni fa, i primi video di successo sono arrivati con il format Te lo trovo al mercato, nei quali ricreavo i look delle celebrity con capi usati”, racconta, “I miei follower sono giovanissimi, soprattutto su TikTok”. Cosa li spinge a spulciare i mercatini e le piattaforme che rivendono abiti e accessori? “Il vintage non è solo moda ma anche linguaggio, una presa di posizione, una reazione a quello che non va, come l’eccessiva produzione, i diritti calpestati dei lavoratori, lo spreco di risorse. La GenZ vuole sperimentare esteticamente, capire chi è, costruire qualcosa di non replicabile. E con l’avanzamento dell’intelligenza artificiale ricerca ancora di più genuinità e trasparenza”, sostiene Szafranska. Ma c’è un altro fattore. Secondo la creator, i ventenni che si ritrovano a vivere un periodo nero tra guerre e insicurezza economica, preferiscono rifugiarsi nel passato idealizzando gli anni 70, i 90 e i 2000, che a loro sembrano più umani e autentici. “E poi, il vintage non ha regole, non ha genere, è fluido e ci rappresenta”.
La ricerca Bocconi rivela un altro aspetto controintuitivo: i giovani prediligono i negozi fisici e i mercatini rispetto alle piattaforme. Lo conferma anche un sondaggio di Ipsos per Humana People to People: il 79% degli intervistati sceglie fiere e negozi. “Nel second hand la fiducia è messa a dura prova dall’unicità di ogni capo: vestibilità imprevedibile, tessuti usati, micro difetti che in foto non si colgono potrebbero spingere verso l’acquisto in negozio”, commenta Rinaldi. Ma non è solo una questione di praticità. “I mercatini sono diventati un “terzo” posto, quello che per i nostri genitori era la piazza”, sostiene Szafranska. “Si possono frequentare senza bisogno di requisiti socioeconomici, così diventa un naturale punto di aggregazione, per socializzare senza difficoltà, anche perché spesso in questi spazi ci sono musica e chioschi di cibo. Insomma, diventano veri ritrovi”.
A sfruttare l’aspetto social sono anche gli swap party, sempre più diffusi anche grazie a celebrità come Zendaya, Billie Eilish ed Emma Watson, che ne sono affezionate frequentatrici. Sono spesso organizzati in locali o in appartamenti, possono essere gratuiti o richiedere un biglietto d’ingresso che comprende anche un drink. Ci si scambia di tutto, anche capi di alta moda, ma il fast fashion è mal visto. Il più grande d’Italia è il Baratto Market di Milano, ogni domenica, a ingresso libero, al Tempio del futuro perduto. Globalmente, e negli Usa soprattutto, sono in forte aumento anche gli acquisti di seconda mano online. Secondo Business of Fashion, Vinted è cresciuta del 330% dal 2023 al 2024.
In Italia, Subito.it, leader nel settore della compravendita online, ha registrato 1,7 miliardi di visite nel 2024 per un aumento del 5,5%. E secondo il loro Osservatorio sull’usato, che ogni anno viene condotto da Bva Doxa, il 95% dei GenZ ha dichiarato di aver comprato o venduto almeno un oggetto usato nel 2024. Ma se l’approccio avviene online, emerge tra i giovanissimi, molto più che in altre fasce di età, il desiderio di concludere l’acquisto di persona.
“Soprattutto per incontrare il venditore, conoscere la storia dell’oggetto e avere consigli sul suo utilizzo”, spiega Silvia Campanella, responsabile per la comunicazione e la sostenibilità di Subito.it. “Sulla nostra piattaforma le nuove generazioni sono affascinate soprattutto da capi importanti o accessori originali come borse, scarpe e orologi di secondo polso. Non fast fashion rimesso in circolo, non acquisto compulsivo, ma prodotti di qualità pensati per durare nel tempo”. L’amore per il vintage ucciderà la moda usa e getta? “Sicuramente no”, dice Rinaldi. Ma il futuro dell’usato è assicurato e sarà legato al ruolo dell’intelligenza artificiale. Lo conferma il nuovo report del Monitor for Circular Fashion: l’Ai semplificherà l’uso delle piattaforme e aumenterà la personalizzazione e il coinvolgimento degli utenti.