repubblica.it, 24 marzo 2026
Squali positivi a cocaina e caffeina alle Bahamas
Uno squalo risultato positivo alla cocaina: potrebbe aver morso una bustina di polvere bianca in acqua. Altri invece hanno assunto caffeina. Non in tazzina, naturalmente: è finita in mare attraverso gli scarichi delle abitazioni. Altri ancora paracetamolo e diclofenac, ma non avevano febbre o mal di schiena. Una scoperta clamorosa (o stupefacente, che dir si voglia) alle Bahamas. E la colpa, ancora una volta, è tutta dell’uomo.
La ricerca – pubblicata sulla rivista Environmental Pollution – è stata condotta nella parte meridionale e centrale dell’isola di Eleuthera, nell’incantevole arcipelago che si trova nei Caraibi. E tra l’altro è fuori dai circuiti turistici, quindi potenzialmente meno a rischio inquinamento. Potenzialmente, per l’appunto, perché lo studio rivela tutt’altro. “Stiamo parlando di un’isola molto remota delle Bahamas”, conferma a Science News Natascha Wosnick, biologa dell’Università Federale del Paraná in Brasile, che ha condotto la ricerca con altri nove studiosi.
Il team ha analizzato gli inquinanti presenti nel sangue di decine di squali selvatici: degli 85 animali, in sette esemplari è stato rilevato diclofenac (l’antinfiammatorio che si usa per esempio per il mal di schiena o l’artrite). In due il paracetamolo e in uno la cocaina. Quest’ultimo era un piccolo squalo limone: Wosnick spiega che potrebbe aver ingerito una bustina contenente residui di cocaina: “Mordono oggetti per curiosità e finiscono per essere esposti alle sostanze”.
Non è la prima volta che uno squalo risulta positivo alla cocaina: è già accaduto in altri studi condotti sulle coste brasiliane. Ma era stato analizzato il tessuto muscolare e non il sangue: vuol dire che nel caso delle Bahamas, l’assunzione potrebbe essere avvenuta poco prima delle analisi. Sarebbe, secondo gli studiosi, però il primo rapporto sulla presenza di caffeina e paracetamolo rilevati in qualsiasi specie di squalo a livello mondiale.
"Il problema principale è che le persone urinano in acqua e scaricano i loro liquami”, fa notare la ricercatrice. E danneggiano non soltanto l’ambiente. Ma anche gli stessi animali. Perché molti dei composti analizzati nello studio influenzano i processi fisiologici. Per esempio al diclofenac sono associati danni renali che si manifestano con alterazioni dei livelli di urea e fosforo, mentre agli stimolanti come cocaina e caffeina sono collegati iperglicemia e livelli anomali di grassi nel sangue. “Il crescente afflusso di turisti e l’aumento di case vacanza e immobili in affitto aumenta significativamente il volume e la complessità chimica delle acque reflue locali”, si dice nello studio. E quindi è fondamentale studiarne gli effetti e proteggere gli squali. Che, di certo, non hanno bisogno di caffè o medicinali.