repubblica.it, 25 marzo 2026
Pensioni assistenziali, quasi 10 milioni sono sotto 750 euro
Record per le pensioni assistenziali: mai così tante in Italia, mai così alta la loro spesa. L’Inps certifica che dal 2012 al 2026 gli assegni di assistenza sono saliti da 3,6 a 4,4 milioni, mentre la spesa è cresciuta da 18 a 22 miliardi a prezzi costanti, depurata dall’inflazione. Così la loro quota sul totale delle pensioni è aumentata dal 17% al 21%, e quella sulla spesa dal 7,3% all’8,2%.
Nello stesso periodo le pensioni previdenziali si riducono leggermente, da 17,6 a 16,8 milioni, mentre la spesa complessiva del sistema cresce da 248 a 278 miliardi.
Quante pensioni e quanto valgono
Al primo gennaio 2026 le pensioni in pagamento sono 21,26 milioni, in lieve aumento (+0,6%). La grande maggioranza resta previdenziale (79,2%), ma una su cinque è ormai assistenziale. La spesa complessiva raggiunge i 353,5 miliardi: 325 miliardi per la previdenza e 28,5 per l’assistenza, che cresce più rapidamente.
Il baricentro resta nei lavoratori dipendenti, che concentrano il 53,8% delle prestazioni. La gestione pubblica pesa relativamente meno per numero (14,9%), ma molto di più sugli importi, con il 26,6% della spesa. Gli autonomi raccolgono quasi un quarto delle pensioni ma meno di un quinto della spesa, mentre l’assistenza vale il 20,8% dei trattamenti ma appena l’8,1% degli importi.
Per tipologia domina la vecchiaia (70,7%), seguita dai superstiti (24,5%) e dall’invalidità previdenziale (4,9%). È su queste prestazioni che si concentra anche la spesa: oltre quattro quinti degli importi previdenziali vanno alle pensioni di vecchiaia, con un peso rilevante delle uscite anticipate. L’età media dei pensionati è 74,3 anni, con uno scarto di oltre quattro anni tra uomini e donne.
Nuove pensioni in calo
Nel 2025 le nuove pensioni sono state 1,54 milioni, in flessione dell’1,8% sull’anno precedente. Il loro peso vale 18,6 miliardi, pari al 5,3% della spesa complessiva.
Poco più della metà è di natura previdenziale (54,2%), mentre il 45,8% è assistenziale. Tra le prime prevale la vecchiaia (62,3%), seguita dai superstiti (29,1%) e dall’invalidità (8,6%). Dentro la vecchiaia, circa 218 mila assegni sono pensioni anticipate, mentre oltre 300 mila sono pensioni di vecchiaia in senso stretto.
Sul lato assistenziale il quadro è ancora più concentrato: il 92,1% delle nuove prestazioni è legato all’invalidità civile, mentre gli assegni sociali restano residuali. Anche la distribuzione per gestione conferma il peso crescente dell’assistenza, che rappresenta quasi la metà dei nuovi trattamenti, contro il 34% dei dipendenti e il 16,9% degli autonomi.
Pensioni basse e divario tra uomini e donne
Quasi una pensione su due è sotto i 750 euro al mese: 9,7 milioni di trattamenti, il 47,5% del totale. La fascia tra 750 e 1.500 euro raccoglie poco più di un quinto degli assegni, mentre solo il 6,5% supera i 3.000 euro.
Il dato va letto con cautela: le statistiche contano le pensioni e non i pensionati, e una stessa persona può cumulare più trattamenti. Resta però un divario netto tra uomini e donne. Tra le donne oltre la metà degli assegni (54%) è sotto questa soglia, contro il 36% degli uomini. All’estremo opposto, le pensioni più alte sono concentrate tra i maschi: oltre 3.000 euro nell’11,8% dei casi, contro appena il 2,4% tra le donne.
Solo una parte delle pensioni basse è legata a condizioni di disagio economico: circa il 42,2% rientra tra integrazioni al minimo, maggiorazioni sociali o prestazioni assistenziali. Il resto riflette carriere discontinue o frammentate.
Dove si concentrano
Quasi la metà delle pensioni è pagata al Nord (47,8%), contro il 30,9% nel Mezzogiorno e il 19,3% nel Centro. Ma la geografia cambia guardando alla composizione: al Nord prevalgono le pensioni di vecchiaia e ai superstiti, mentre nel Sud pesa di più la componente assistenziale e di invalidità. È qui che si concentra la quota più elevata di prestazioni legate al disagio economico e sanitario.
Il peso del pubblico
Tra le novità dell’Osservatorio c’è l’inclusione delle pensioni dei dipendenti pubblici: 3,17 milioni di trattamenti per un valore complessivo di 94 miliardi. La quasi totalità è concentrata tra dipendenti dello Stato e degli enti locali, a conferma del peso della pubblica amministrazione nella spesa complessiva.