Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  marzo 25 Mercoledì calendario

Pensioni assistenziali, quasi 10 milioni sono sotto 750 euro

Record per le pensioni assistenziali: mai così tante in Italia, mai così alta la loro spesa. L’Inps certifica che dal 2012 al 2026 gli assegni di assistenza sono saliti da 3,6 a 4,4 milioni, mentre la spesa è cresciuta da 18 a 22 miliardi a prezzi costanti, depurata dall’inflazione. Così la loro quota sul totale delle pensioni è aumentata dal 17% al 21%, e quella sulla spesa dal 7,3% all’8,2%.
Nello stesso periodo le pensioni previdenziali si riducono leggermente, da 17,6 a 16,8 milioni, mentre la spesa complessiva del sistema cresce da 248 a 278 miliardi.
Quante pensioni e quanto valgono
Al primo gennaio 2026 le pensioni in pagamento sono 21,26 milioni, in lieve aumento (+0,6%). La grande maggioranza resta previdenziale (79,2%), ma una su cinque è ormai assistenziale. La spesa complessiva raggiunge i 353,5 miliardi: 325 miliardi per la previdenza e 28,5 per l’assistenza, che cresce più rapidamente.
Il baricentro resta nei lavoratori dipendenti, che concentrano il 53,8% delle prestazioni. La gestione pubblica pesa relativamente meno per numero (14,9%), ma molto di più sugli importi, con il 26,6% della spesa. Gli autonomi raccolgono quasi un quarto delle pensioni ma meno di un quinto della spesa, mentre l’assistenza vale il 20,8% dei trattamenti ma appena l’8,1% degli importi.
Per tipologia domina la vecchiaia (70,7%), seguita dai superstiti (24,5%) e dall’invalidità previdenziale (4,9%). È su queste prestazioni che si concentra anche la spesa: oltre quattro quinti degli importi previdenziali vanno alle pensioni di vecchiaia, con un peso rilevante delle uscite anticipate. L’età media dei pensionati è 74,3 anni, con uno scarto di oltre quattro anni tra uomini e donne.
Nuove pensioni in calo
Nel 2025 le nuove pensioni sono state 1,54 milioni, in flessione dell’1,8% sull’anno precedente. Il loro peso vale 18,6 miliardi, pari al 5,3% della spesa complessiva.
Poco più della metà è di natura previdenziale (54,2%), mentre il 45,8% è assistenziale. Tra le prime prevale la vecchiaia (62,3%), seguita dai superstiti (29,1%) e dall’invalidità (8,6%). Dentro la vecchiaia, circa 218 mila assegni sono pensioni anticipate, mentre oltre 300 mila sono pensioni di vecchiaia in senso stretto.
Sul lato assistenziale il quadro è ancora più concentrato: il 92,1% delle nuove prestazioni è legato all’invalidità civile, mentre gli assegni sociali restano residuali. Anche la distribuzione per gestione conferma il peso crescente dell’assistenza, che rappresenta quasi la metà dei nuovi trattamenti, contro il 34% dei dipendenti e il 16,9% degli autonomi.
Pensioni basse e divario tra uomini e donne
Quasi una pensione su due è sotto i 750 euro al mese: 9,7 milioni di trattamenti, il 47,5% del totale. La fascia tra 750 e 1.500 euro raccoglie poco più di un quinto degli assegni, mentre solo il 6,5% supera i 3.000 euro.
Il dato va letto con cautela: le statistiche contano le pensioni e non i pensionati, e una stessa persona può cumulare più trattamenti. Resta però un divario netto tra uomini e donne. Tra le donne oltre la metà degli assegni (54%) è sotto questa soglia, contro il 36% degli uomini. All’estremo opposto, le pensioni più alte sono concentrate tra i maschi: oltre 3.000 euro nell’11,8% dei casi, contro appena il 2,4% tra le donne.
Solo una parte delle pensioni basse è legata a condizioni di disagio economico: circa il 42,2% rientra tra integrazioni al minimo, maggiorazioni sociali o prestazioni assistenziali. Il resto riflette carriere discontinue o frammentate.
Dove si concentrano
Quasi la metà delle pensioni è pagata al Nord (47,8%), contro il 30,9% nel Mezzogiorno e il 19,3% nel Centro. Ma la geografia cambia guardando alla composizione: al Nord prevalgono le pensioni di vecchiaia e ai superstiti, mentre nel Sud pesa di più la componente assistenziale e di invalidità. È qui che si concentra la quota più elevata di prestazioni legate al disagio economico e sanitario.
Il peso del pubblico
Tra le novità dell’Osservatorio c’è l’inclusione delle pensioni dei dipendenti pubblici: 3,17 milioni di trattamenti per un valore complessivo di 94 miliardi. La quasi totalità è concentrata tra dipendenti dello Stato e degli enti locali, a conferma del peso della pubblica amministrazione nella spesa complessiva.